Ato, Caputi risponde a Codici: «con il commissario ritorno a procedure regolari»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. A qualche giorno dalla denuncia dell'associazione Codici su quello che accade in Ato il Commissario Pierluigi Caputi replica: «con la gestione commissariale c'è stato il ritorno a procedure e regole certe».

Codici nei giorni scorsi ne aveva chiesto le dimissioni. Ma Caputi, invece, tramite una lunga relazione di quattro pagine mette nero su bianco tutto quello che è successo sotto la sua gestione.

E assicura: «con la nomina di un soggetto commissariale unico, non di natura politica, si è innescato un processo che ha ricercato e determinato un percorso di ritorno al normale rispetto delle regole di funzionamento di un sistema, le cui disfunzioni sono apparse via via crescenti».

La situazione, prima del suo arrivo, era disastrosa, ammette lo stesso Caputi: «in Abruzzo, prima della riforma, questo sistema non rispettava le regole, gli atti non venivano nella quasi totalità dei casi sottoposti a verifica e il rapporto contrattuale fra Ato e Soggetti Gestori , ovvero il Piano d’Ambito, non veniva rispettato».

«L’analisi dei dati ha mostrato, riferisce sempre Caputi, «che spesso i Gestori hanno messo in campo politiche del personale non adeguate e conseguenti costi gestionali elevati, mentre gli investimenti di capitale proprio sono risultati bassissimi, e i bilanci delle società hanno mostrato rilevanti problematiche e dubbio rispetto delle regole vigenti».

Oggi, però, dopo l’azione commissariale, la situazione sarebbe migliorata e non peggiorata, come sostiene l'associazione Codici: «tutti i soggetti gestori sono nominalmente in house», spiega Caputi, «funzionano rispettando le regole di questo particolare tipo di assetto societario (tutto pubblico), e gradualmente stanno tornando in uno stato adeguato di capacità di gestione/investimento».

COSA HA PRODOTTO L'ATTIVITÀ DEL COMMISSARIO

Caputi passa poi ad elencare tutto quello che è stato prodotto dal suo arrivo: «c'è stato l'aggiornamento di 6 Piani d’Ambito secondo le regole fissate dalla norma, sono stati aggiornati i programmi degli interventi inerenti il Servizio Idrico Integrato per i prossimi 16­20 anni».

Complessivamente, spiega, «sono previsti investimenti coperti da tariffa per circa 1 miliardo di euro».

Anche perchè la mancanza di tali investimenti comporterebbe la sicura condanna dell’Italia da parte della UE per infrazione della Direttiva comunitaria sulle acque.

Nel quinquennio (2003­ 2008) il commissario ha spiegato che non sono stati effettuati investimenti per circa 175 milioni di euro «a fronte di un costo del personale che ha registrato aumenti medi tra il 25 e il 30%». Poi ancora ci sono stati «l'adeguamento di 5 statuti delle Società di Gestione per renderli conformi alle regole, il controllo di tutti i bilanci delle sei società, il controllo sistematico sugli atti fondamentali».

A titolo esemplificativo, Caputi spiega che per uno solo dei 6 Ato (Avezzano), sono stati sottoposti a controllo 142 atti nel 2009, 143 nel 2010, e nel 2011 ad oggi 87. «Sono state bloccate, per quanto noto, tutte le procedure di assunzione di personale non conformi alle procedure di un soggetto pubblico», prosegue il commissario, «si sono avviati investimenti consistenti per dar contezza alle previsioni del Piano di Tutela delle acque».

LA RIDUZIONE DEI COSTI DI GESTIONE E DEL PERSONALE

Passi avanti ci sarebbero stati, secondo quanto riferisce sempre il commissario, in merito alla riduzione dei costi di gestione e del personale: «c'è stata una riduzione per gli Ato nel 2010 dei Costi Gestionali (ivi compresi tutti i compensi e spese) del 63% rispetto al 2006 e del 61% rispetto al 2007, ultimo anno di gestione ordinaria non commissariale».

Ogni polemica sul personale dell’Ato viene definita «pretestuosa e fuorviante», mentre «nulla si dice sulla cancellazione di un contratto di lavoro (oneroso) relativo alle società di capitale pubbliche e applicato ai dipendenti di un consorzio di Comuni, né dei poteri ammissibili per un ommissario».

Caputi sottolinea che «non vi era alcuna possibilità di procedere ad assunzioni da parte del commissario, nè di modificare o integrare le piante organiche; la scadenza dei contratti per i dipendenti non di ruolo in essere è stata determinata dalle leggi in materia; i licenziamenti effettuati dall' ATO Pescara sono avvenuti per obblighi di legge a seguito di specifico parere legale richiesto».

In ragione di ciò dal 2006 alla fine del 2010 si è avuta una riduzione del costo del personale per gli Ato abruzzesi «del 14% rispetto al 2006 e del'11% rispetto al 2007, ultimo anno di gestione ordinaria non commissariale ed in relazione si è assistito ad un importante ridimensionamento degli organici: dal 2006 al 2010 del 24% pari 13 unità; dal 2007 al 2010 la riduzione è stata del 25%, pari a 14 unità».

Da sottolineare, secondo Caputi, che dopo essere tornati alla «normalità di funzionamento» il lavoro degli Ato «è cresciuto enormemente e si è comunque riusciti a far fronte a un’azione di indirizzo e controllo che non ha precedenti nella storia della gestione del sistema idrico. Cosa si sarebbe dovuto fare di diverso? Licenziare tutti? Evitare di incidere sulle storture del sistema? A volte le politiche gattopardesche (dire che tutto deve cambiare perché tutto resti uguale) vestono i panni di Savonarola».

«Falso», continua Caputi, sarebbe inoltre «confondere le acque» con il commissario equiparato ai dirigenti degli Ato e con l’Avvocatura regionale che «secondo quanto qualcuno, sarebbe legittimata ad assistere un soggetto diverso dalla Regione. Simili ipotesi irreali possono essere sostenute da un comune cittadino non da professionisti».

 

02/07/2011 9.51