La bozza del Governo blocca i pagamenti delle Asl in contenzioso. Allarme di Confindustria

Alessandro Biancardi

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La bozza del Governo blocca i pagamenti delle Asl in contenzioso. Allarme di Confindustria
LA BOZZA TREMONTI. ABRUZZO. Altra sorpresa amara, anzi amarissima, dalla bozza della manovra economica del Governo.

A cadere sotto la mannaia dei tagli sono tutti i creditori della sanità che hanno un contenzioso con le Asl per i pagamenti in ritardo: l’ordine è di bloccarli fino a dicembre prossimo. Dal piccolo imprenditore che lavora con gli ospedali, ai fornitori, agli artigiani, ai grossi gruppi che hanno vinto appalti e sono in lite per i ritardi, alle cliniche private che hanno pagamenti arretrati, insomma per tutti quelli che sollecitano il saldo con azioni esecutive (decreti ingiuntivi, pignoramenti ecc.) i pagamenti si fermano fino al 31 dicembre.

Si tratta di una norma che rinnova una precedente disposizione di una legge finanziaria passata, che tutti i creditori avevano chiesto di abolire e che invece è stata riconfermata. Basta leggere la pagina seguente della bozza, subito dopo la decisione di annullare le sentenze del Tar che bocciano la chiusura dei piccoli ospedali (pag. 24) e la sorpresa è servita. «Nelle regioni commissariate non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle Asl – si legge a pagina 25 – e quelle eventualmente già avviate sono improcedibili e non determinano vincoli sulle somme o limitazioni dell’attività del tesoriere… i vincoli sulle somme già pignorate vengono meno per l’estinzione del procedimento da parte del giudice» in forza di questo decreto governativo.

Le somme così liberate, prosegue la bozza, saranno libere per il pagamento dei debiti. Come già scritto, tutto questo si legge nel documento che oggi dovrà essere approvato dal Consiglio dei ministri e solo dopo si avrà il testo definitivo. Ma le modifiche possibili di cui si parla non sono queste, visto che la strategia della manovra economica sembra essere quella delle restrizioni a tutti i costi. Dunque si annuncia una tragedia per i conti delle imprese piccole o grandi: il peso del blocco dei pagamenti arretrati forse sarà impossibile da sopportare e rischia di portare al fallimento decine e decine, forse centinaia di operatori. E dove fallimento non ci sarà, questo blocco farà lievitare gli interessi sulle fatture scontate in banca: in questo caso alla sofferenza di chi deve pagare si aggiunge la sofferenza delle banche che debbono riscuotere. Cioè in un momento di scarsa liquidità, questi mancati introiti saranno difficili da digerire anche per gli istituti bancari. Insomma un effetto domino che rischia di mettere in ginocchio l’economia, soprattutto delle regioni più deboli come l’Abruzzo, un provvedimento che invece di movimentare l’economia, la immobilizza con conseguenze imprevedibili che a cascata produrranno la paralisi delle attività e non certo la “scossa” che serviva al mondo del lavoro.

«Sono fortemente allarmato se veramente ci saranno queste decisioni – spiega Paolo Primavera, presidente di Confindustria Chieti – già viviamo un momento di fortissima difficoltà per le commesse pubbliche che ritardano o non ci sono proprio e spesso il patto di stabilità invocato per non attivare i lavori sembra un pretesto all’immobilismo. Ora se ci sarà questo blocco, si aggraverà il problema della mancanza di liquidità delle imprese che sono già in sofferenza. E’ urgentissimo, e lo chiediamo con forza da tempo, convocare un vertice con la Regione e gli enti pubblici per monitorare e sbloccare i trasferimenti di fondi dai ministeri, agli enti e poi alle imprese. Sono mesi che lo diciamo inutilmente, purtroppo si muovono solo gli interessi che gli imprenditori pagano alle banche. Non si può andare avanti così». Il messaggio di Confindustria è forte e chiaro. Chissà se il presidente Chiodi lo riceverà, molto impegnato com’è a rilasciare interviste senza contraddittorio in cui cerca di spiegare che il Governo ha annullato le sentenze del Tar perché rischiavano di far saltare i conti: ma non ha mai spiegato però quanto costano i piccoli ospedali e quanto si risparmia chiudendoli, senza parlare dei costi sociali a carico dei cittadini. Infine il presidente si meraviglia di tutto il can can sollevato dalle decisioni del Governo che forse avrebbe fatto meglio ad abolire il Tar, invece di mettere sulla vicenda una toppa che è peggiore del buco: lui in fondo chiede solo di sapere quali sono i veri poteri del Commissario.

Se avesse letto la bozza, la risposta l’avrebbe trovata già. Punto d, pagina 24; «Il Consiglio dei ministri provvede a modificare l’incarico commissariale nei sensi di cui alla lettera c precedente». Cioè il punto dove si approva d’ufficio il Programma operativo 2010 e si impone il Piano sanitario 2011-2012.

O Chiodi chiede qualcosa di piu?

Sebastiano Calella  30/06/2011 10.24

SANITA' - Bozza Manovra Economica