Rifiuti, «anche io avvertii Chiodi nel 2008, non poteva non sapere»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Tutti scatenati sull'argomento rifiuti. Dallo scoppio dell’inchiesta rimbalzano accuse, proteste, richieste che provengono dai tre quarti della regione, ovvero dal pescarese, dal teramano e dal chietino.

Gruppi politici, ambientalisti, singoli esponenti del settore oggi, leggendo sui giornali quanto emerge dall'inchiesta del pool Trifuoggi, Mantini e Varone, esprimono perplessità e c'è anche chi ritira fuori documenti e lettere già note ma che oggi acquistano una nuova valenza.

Camillo Di Giuseppe, già componente del Cda del Consorzio rifiuti Cerratina dal 2005 al 2009 e oggi segretario provinciale del Pd di Chieti legge tutto sull'argomento. «Hanno fatto di tutto – commenta perplesso Di Giuseppe – per commissariare il CdA del quale facevo parte, come si evince dalle intercettazioni. Un CdA che aveva raggiunto risultati estremamente positivi, ripianando i debiti e distribuendo utili ai Comuni facenti parte del Consorzio».

La conclusione di questo percorso virtuoso sarebbe stata la realizzazione dell’impianto di compostaggio, non gestito da privati, ma dal consorzio stesso, ed il conseguente abbassamento delle tariffe a favore dei Comuni e dei cittadini, così come era stato più volte annunciato.

«Io c’ero», continua Di Giuseppe, «e ho collaborato con il presidente La Morgia (inviso a Dio Zio, come emerge dalle intercettazioni, ndr), a prescindere dagli interessi dei partiti, per il perseguimento dell’interesse comune. Del resto, io sono un sindaco, e so benissimo che quotidianamente bisogna rendere conto ai cittadini del proprio operato. Le strategie di palazzo non mi sono mai interessate».

«La politica è stata miope e non ha affatto vigilato sul sistema rifiuti, visto che sono stati avvertiti tutti i partiti, sia di maggioranza sia di opposizione», commenta invece Nico Frattura, responsabile di Alleanza per l'Italia. Frattura è stato per 18 anni, fino 2008, direttore tecnico dell'Ecologica Sangro, gestore della discarica di Cerratina, appartenente al gruppo Deco. Anche lui compare nell'ordinanza di arresto dell'assessore Venturoni, ma come parte offesa perchè è arrivato secondo al concorso per direttore del consorzio di Lanciano. Primo in graduatoria, invece, un dirigente del Comune di Chieti sponsorizzato da Di Zio.

«Al Governatore Chiodi», ricorda Frattura oggi, «scrissi il 28 novembre 2008 per renderlo edotto su quanto stava accadendo in Abruzzo nel sistema rifiuti dove c'era un gruppo dominante che deteneva il 60% del mercato regionale grazie ad affidamenti a trattativa privata ben oltre il 70 %». «A Chiodi - ha aggiunto Frattura -, aggiunsi di non fidarsi troppo di come stavano le cose in Abruzzo (nella mail che alleghiamo qui sotto si legge: «rifletta, perchè secondo me le stanno tendendo una trappola che potrebbe sì arricchire qualcuno, ma a scapito del bell'ambiente»). Il mercato dei rifiuti qui ha una valenza di oltre 80 milioni di euro l'anno, per 720 mila tonnellate, fra trattamento e smaltimento dei rifiuti, facendolo anche riflettere sulle considerazioni errate in merito agli inceneritori e la decisione di abbassare la quota dei rifiuti».

«CHIODI: SAPEVO SOLO DELLE PRESSIONI POLITICHE»

Ma oggi il presidente della Regione Gianni Chiodi è tornato nuovamente a ripetere che non è indagato nell'ambito della richiesta sui rifiuti e che «negli atti della magistratura non si è mai parlato di un mio coinvolgimento diretto in relazione a fatti illeciti» anche se ha ammesso di essere a conoscenza «solo delle pressioni che l'assessore Stati aveva da esponenti politici del territorio».

In merito alla posizione del presidente del Consorzio rifiuti di Lanciano, «io ho sempre detto alla Stati che ero favorevole al commissariamento solo se esistevano le condizioni di legge e, quindi, di andare avanti nell'assoluta legalità visto che lo stesso presidente del Consorzio, il cui mandato era scaduto da molto tempo, non convocava da tempo l'assemblea dei soci perché, probabilmente, temeva di non essere confermato nella carica. Nulla di più».

Chiodi dice anche che la sua amministrazione regionale «non ha mai compiuto un atto formale in favore della realizzazione dell'impianto oggetto delle indagini».

Per Dante Caserta, consigliere nazionale del Wwf Italia, «il quadro che sta emergendo dall’inchiesta “Re Mida” condotta dalla Procura di Pescara fa vergognare di essere abruzzesi».

In attesa di giudizio l'esponente ambientalista rileva «l'evidente volontà di realizzare inceneritori solo ed esclusivamente per favorire questo o quel gruppo di potere chiarisce, se mai ce ne fosse bisogno, che coloro che inseguono l’incenerimento come unico destino finale dei rifiuti lo hanno fatto e lo fanno per propri tornaconti personali, incuranti di quelle che sono le pesanti ricadute sull’ambiente e sulla salute dei cittadini».

«Per il Wwf», continua il consigliere, «ora sarebbe fin troppo facile ricordare le tante denunce presentate negli anni per la gestione scriteriata di discariche ed impianti di trattamento, gli appelli a lavorare per incrementare la raccolta differenziata, i dubbi sollevati per il fatto che un soggetto privato fosse praticamente onnipresente in tutti gli impianti di trattamento rifiuti, la battaglia in difesa di quella soglia del 40% di raccolta differenziata minima da ottenere prima di parlare di “recupero energetico”»

ESPOSTI E PROTESTE

E se da Teramo il Pd annuncia un dossier su tutto l'affare rifiuti Rifondazione comunista, i Verdi e Sinistra Ecologia Libertà chiedono di sapere i motivi per i quali si sposta, di fatto, la titolarita' del progetto dell'impianto della discarica di Grasciano (Teramo) dalla mano pubblica a quella privata (Sogesa).

Per questo all'inizio di agosto era stata presentata una interpellanza, illustrata oggi da Walter Caporale, del Gruppo dei Verdi in Consiglio regionale, Maurizio Acerbo, del Gruppo di Rifondazione, e Tommaso Di Febbo, coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia Libertà di Teramo.

«Come Verdi», ha annunciato Caporale, «faremo barricate per evitare che il centrodestra al governo della nostra Regione modifichi il Piano regionale dei rifiuti abbassando del 40 per cento la quota della raccolta differenziata. Siamo certi che l'Abruzzo non diventerà una nuova Campania».

Per Maurizio Acerbo «la vicenda della discarica di Notaresco presenta inquietanti analogie con la vicenda dell'inceneritore di Teramo: nell'uno e nell'altro caso il pubblico ha abdicato al suo ruolo a favore di un monopolista privato». Di Febbo ha ricordato che «i rifiuti, come la sanità, l'acqua, la scuola devono restare sotto la direzione ed il controllo pubblico, per impedire possibili speculazioni da parte dei privati».

E proprio oggi, in tutto questo marasma che coinvolge il comparto della immondizia, arriva la notizia che l’impianto di Casoni non vuole più i rifiuti dei Comuni del Cirsu perché non viene pagato e il presidente della Provincia di Teramo Valter Catarra chiede l’intervento del prefetti.

Ma i sindacati hanno chiamato in causa l’ente per i ritardi sugli stipendi dei dipendenti della partecipata del Cirsu.

La situazione più critica si sta registrando a Roseto (il maggior debitore) dove la raccolta dei rifiuti solidi urbani non viene effettuata da quattro giorni. «Ci sono cassonetti maleodoranti e rifiuti ammucchiati ovunque», raccontando Paolo Antonelli, presidente di Popolo di Roseto che parla di «una situazione di assoluta emergenza che deve essere risolta in tempi brevissimi» e di chiarimenti necessari «sulla situazione economica e debitoria».

 «Sono anni che le tasche dei cittadini devono far fronte ad aumenti della Tarsu senza che il servizio migliori di una briciola», contesta Marco Borgatti, portavoce federazione della sinistra. «Già quest'estate siamo passati attraverso figure pessime di fronte all'opinione pubblica nazionale, con

le foto dei topi che scorrazzavano tra l'immondizia. Se Sogesa non è in grado di pagare i propri fornitori, e dunque non può più smaltire i rifiuti, quale altro sarà l'esito se non enormi cumuli di spazzatura lasciati ai quattro venti? Roseto deve pagare immediatamente i propri debiti al Cirsu, per la salute dei nostri cittadini, per non mettere in pericolo le 140 famiglie dei dipendenti della Sogesa, e per evitare che l'informazione nazionale arrivi dando una mazzata mortale alla nostra immagine turistica per gli anni a venire». 

24/09/2010 18.10