Trivella alle Tremiti, il ricorso degli ambientalisti approda al Tar Lazio

Alessandro Biancardi

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FOGGIA. Ricorso delle associazioni ambientaliste al Tar Lazio contro programma indagini Petroceltic.

FOGGIA. Ricorso delle associazioni ambientaliste al Tar Lazio contro programma indagini Petroceltic.

Legambiente, insieme ad altre associazioni ambientaliste, ha impugnato dinanzi al Tar del Lazio il decreto del ministero dell’Ambiente (126/2011) che valuta positivamente, sotto il profilo della compatibilità ambientale, un programma d’indagini sismiche proposto da Petroceltic Italia srl per l’individuazione e lo sfruttamento di giacimenti petroliferi sottomarini al largo delle coste abruzzesi, molisane e pugliesi.

Le associazioni hanno, infatti, ravvisato nel procedimento del ministero numerosi vizi formali e sostanziali che inducono a dubitare della corretta individuazione e valutazione degli impatti ambientali che verrebbero arrecati all’ambiente marino.

Hanno rilevato, anche, il mancato coinvolgimento della Regione Puglia nella procedura, nonostante le isole Tremiti siano più vicine all’area di ricerca della Petroceltic dei comuni costieri di Abruzzo e Molise.

Probabilmente per evitare un ennesimo parere sfavorevole da parte della Regione, che già l’anno scorso si era opposta a un altro progetto di ricerca alle Tremiti proposto dalla medesima società.

Il permesso di ricerca è solo una frazione di un più ampio programma industriale che include 11 aree di indagine petrolifera, tutte confinanti tra loro, per un totale di 4000 chilometri quadrati di mare territoriale.

«Ciononostante», spiega Legambiente, «questa autorizzazione ha formato oggetto di una VIA singola, senza alcuna valutazione delle interferenze e degli impatti cumulativi riferiti alla iniziativa nella sua globalità».

Così facendo, secondo gli ambientalisti il ministero dell’Ambiente «ha evidentemente violato i principi affermati solo un anno fa dal giudice amministrativo in relazione a un analogo progetto di ricerca frazionato in lotti della società Northern Petroleum».

Le associazioni hanno chiesto, inoltre, al TAR del Lazio di voler disporre, anche in via cautelare, la rinnovazione del procedimento nel rispetto dei principi di pubblicità e partecipazione, evidenziando «il grave pregiudizio che l’utilizzo della tecnica air-gun può provocare in particolare sui mammiferi marini, come attestato dalle perizie necroscopiche eseguite nel dicembre 2009 sui capodogli che si spiaggiarono sulle coste garganiche in seguito a fenomeni di embolia gassosa».

«E’ partita una ‘lottizzazione’ senza scrupoli del mare italiano che non risparmia nemmeno le Aree Marine Protette - commenta il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani -. Una ricerca forsennata per individuare ed estrarre i 129 milioni di tonnellate che, secondo le stime del ministero dello Sviluppo economico, sono recuperabili dal mare e dalla terra italiani. Ma il gioco non vale la candela. Agli attuali ritmi di consumo, queste riserve consentirebbero all’Italia di  tagliare le importazioni per soli 20 mesi, col serio rischio di ipotecare, invece, per sempre il futuro di intere aree di importante valenza naturalistica e turistica».

Nelle scorse settimane anche la Regione Puglia, con il suo governatore Nichi Vendola, e la Regione Molise hanno fatto sapere che ricorreranno al Tribunale amministrativo. La Regione Abruzzo, invece, resterà a guardare cosa accade, con sommo dispiacere degli ambientalisti abruzzesi.

29/06/2011 12.00