Enti regionali: dubbi e polemiche in vista della sfoltita generale

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Polemiche su tagli, accorpamenti e soppressioni degli enti regionali. La giunta Chiodi annuncia la rivoluzione ma non tutti gradiscono.

La Fp Cgil, ad esempio, si scaglia contro l'accorpamento dell'Arta, l'agenzia regionale di tutela ambientale. «I problemi ambientali siano una priorità assoluta, con pesanti ripercussioni sulla salute delle persone», commenta Massimo Petrini, «non si deve accorpare l'unico ente pubblico che opera tecnicamente sul territorio ed effettua analisi di laboratorio, con il fine di  risparmiare i compensi per gli organi di vertice».

Anche perchè per il sindacato l’operazione preannunciata non garantirebbe risparmi, in quanto i costi dell’Arta  «sono già “all’osso”».

Non ci sarebbe, nemmeno un miglioramento dell’efficienza dell’Agenzia, continua Petrini, «le cui attività, squisitamente tecnico/analitiche e di polizia giudiziaria, non avrebbero giusta collocazione in quelle regionali».

Sull'Aptr, invece, l'azienda di promozione del turismo, per la quale è prevista la soppressione, Assoturismo chiede un «incontro urgente in giunta».

L’associazione degli operatori turistici di Confesercenti si dice d'accordo a tagliare i costi di gestione ma chiede di «rafforzare e riformare  la mission dell’Azienda».

«Non si può pensare all’improvviso di abolirla, per di più senza un giusto coinvolgimento delle imprese che l’Aptr è chiamata istituzionalmente ad affiancare», spiega Daniele Zunica, presidente della federazione che associa oltre 1.500 piccole e medie imprese del settore.

«La nostra proposta è chiara da tempo: un cda di tre componenti a costo zero, una presenza forte delle imprese private in modo da indirizzare investimenti ed energie, una struttura snella e funzionale» ricorda Zunica, «questo deve essere il modello da applicare e che ci era sembrato che il presidente Chiodi condividesse almeno nelle linee guida. D’altronde è il modello scelto dalle regioni vincenti sul fronte del turismo. Scegliere invece di rinunciare ad una moderna azienda di promozione turistica ci lascia molto perplessi e ci sembra in contrasto con i progetti annunciati solo poche settimane fa al Tourism Day di Roccaraso. Del resto investiamo in azioni di comarketing con la parte pubblica da diversi anni».

Destinata a morire anche l'Arssa: l'assessore all'agricoltura, Mauro Febbo, spiega che si tratta di «una scelta obbligata, motivata dal serio rischio di chiusura delle agenzie regionali e dalla necessità ormai improrogabile di tagliare i costi della politica, malgrado le resistenze della lobby della spesa pubblica, già effettuata da altre Regioni, tra cui Marche e Toscana»

«Se la direzione regionale agricoltura è stata progressivamente depauperata di cervelli – continua Febbo – l’Arssa è invece ricca di professionalità e competenze specifiche. Integrare le due strutture non potrà che renderle ancora più efficaci, mettendo la Regione Abruzzo nell’ottimale condizione di dare risposte concrete rispetto alle esigenze della nuova agricoltura».

Una importante puntualizzazione arriva dal consigliere regionale Emilio Iampieri, segretario della commissione regionale agricoltura: «Il personale dell’Arssa non subirà alcun disagio – sottolinea – ma, al contrario, non soltanto verrà immesso nei ruoli regionali ma ogni competenza sarà riconosciuta e valorizzata e soprattutto, aspetto non secondario, ogni dipendente continuerà a lavorare nelle sedi di lavoro in cui è ora».

Il consigliere di Sel, Franco Caramanico, chiede invece delucidazioni sul ruolo e sul futuro del Mario Negri Sud: «avevamo chiesto all’esecutivo regionale – spiega Caramanico – quali programmi intendesse avviare nei prossimi mesi per impegnare l’istituto e aiutarlo ad uscire dalla crisi che pesa su decine e decine di ricercatori della struttura. Ma Chiodi ha scelto di non rispondere alla nostra interrogazione, demandando all’assessore Gatti il compito di ripetere quello che già sapevamo e cioè dell’attuale cassa integrazione in deroga che interessa molti dipendenti del centro di ricerca frentano. Ma nessuna risposta è venuta alla domanda che avevamo posto: perché a fronte di una spesa sanitaria che continua a crescere vertiginosamente, soprattutto in campo oncologico, la Giunta non sceglie di utilizzare i programmi studiati dall’istituto di Santa Maria Imbaro per contrastare questo incremento di spese? Lo hanno fatto altre regioni, che hanno affidato al Mario Negri specifiche commesse in tal senso, risparmiando milioni di euro per la spesa sanitaria».

Sempre Caramanico contesta l'idea di chiudere l'Arta: «quel che contestiamo al governatore è l’idea di poter cancellare con un colpo di spugna importanti realtà, senza aver prima attuato una verifica e un’analisi dei compiti e delle risorse. Il vero spreco è nella cattiva utilizzazione degli enti, che troppo spesso funzionano come camera di decompressione per politici non più in auge».

28/06/2011 17.23