Il Tar dà ragione a Chiodi: respinto ricorso di Caporossi, ex manager Asl

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Ricorso inammissibile, spese compensate».*IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA*OSPEDALE DI ATRI. NIENTE SOSPENSIVA DEL TAR PER IMPEDIRE CHIUSURA DELL’UTIC

 Il Tar dell’Aquila ha respinto così il ricorso di Michele Caporossi, già manager della Asl Lanciano Vasto, contro la sua sostituzione decisa dalla Regione a fine settembre 2009.

La giunta regionale, infatti, ridusse a quattro le Asl regionali e accorpò Chieti con Lanciano-Vasto, facendo saltare i due direttori generali in carica. La decisione della Giunta coinvolse  anche il manager di Chieti, Mario Maresca, che però invece di rivolgersi al Tar per contestare il licenziamento, ha avviato una causa di lavoro di cui ancora non si conosce l’esito. Dunque vittoria di Chiodi e giudizio positivo per la Regione da parte del Tribunale amministrativo aquilano sul percorso individuato all’epoca per effettuare quello che secondo Caporossi fu «uno spoil system, anche se mascherato».

 Il Tar chiarisce che il provvedimento di Chiodi era già prevedibile e noto in premessa, visto che si rifaceva ad una precisa disposizione della legge 5 del 2008, quella del centrosinistra, dove si parlava già di quattro Asl provinciali e di due aziende autonome universitarie (L’Aquila e Chieti). Questo significa che trattandosi di un unicum tra Chieti e Lanciano-Vasto, di necessità i due manager dovevano saltare. Il fatto poi, invocato nel ricorso, che la legge 5 prevedesse anche le aziende universitarie che sono state annullate con i provvedimenti per il terremoto, non va a modificare il titolo che aveva la Regione di creare queste quattro Asl.

Nemmeno è ritenuta valida la contestazione che, in presenza del Commissario, il provvedimento dovesse essere preso non dalla giunta, ma da Chiodi in persona. Inoltre la nomina dei commissari in sostituzione del manager sostituito è un fatto transitorio legittimo. Dunque «la decadenza ex lege dei direttori generali, sanitari ed amministrativi – scrive il Tar - lungi dal dissimulare un provvedimento di spoil system - rappresenti invece una mera conseguenza giuridica della soppressione dei preesistenti uffici di appartenenza dei citati direttori e – per ciò che riguarda la fase transitoria trimestrale - una analoga conseguenza dovuta all’intervento dei commissari e sub commissari, con incarichi gestionali comunque ormai diversi rispetto alle prestazioni originariamente concordate con i vertici direzionali uscenti». Di parere opposto, naturalmente, il commento di Michele Caporossi: «Nonostante questa sentenza, i fatti hanno la testa dura e le vicende della sanità frentana di questi giorni chiariscono meglio di ogni altro commento che la Regione ha sostituito me e la mia squadra quando la sanità frentana stava prendendo una piega positiva sia per i conti che per la qualità dell’assistenza – commenta Michele Caporossi – la storia non finisce qui, perché sarà il Consiglio di Stato a decidere e a porre la parola fine a questa vicenda. La decisione di Chiodi fu uno spoil system che mandò a casa un team di professionisti autonomi che aveva fatto funzionare il servizio sanitario frentano e vastese, mentre oggi la fusione con Chieti ha portato nel capoluogo tutto il potere decisionale, rendendo marginale le esigenze del territorio provinciale. Sono sicuro che, come è avvenuto per i piccoli ospedali, otterremo giustizia dal Consiglio di Stato».

 

Sebastiano Calella   25/06/2011 11.37

 

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IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA

 

N. 00361/2011 REG.PROV.COLL.

N. 00510/2009 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 510 del 2009, integrato da motivi aggiunti, proposto da: 
Michele Caporossi, rappresentato e difeso dall'avv. Rosella Ferrara, con domicilio eletto presso Marco Avv. Racano in L'Aquila, via Persichetti N. 10; 

contro

Regione Abruzzo, rappresentata e difesa dagli avv. Sandro Pasquali, Pietro Referza, Alessia Frattale, domiciliata per legge in L'Aquila, via Leonardo Da Vinci; 

nei confronti di

Commissario Ad Acta, rappresentato e difeso dall'Avvocatura, domiciliata per legge in L'Aquila, Portici S. Bernardino; Tommaso Staniscia, Giancarlo Barrella; 

per l'annullamento

DELLA NOTA DEL 30.9.2009 PROT.N. RA/107275 SQ2-DELLA DELIBERA N.555DEL 29.9.2009 DI NOMINA DEI COMMISSARI E DEI SUB-COMMISSARI.

 

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Regione Abruzzo e di Commissario Ad Acta;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 25 maggio 2011 il dott. Paolo Passoni e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 FATTO

Con il ricorso in epigrafe, il dr. Michele Caporossi, già direttore generale dell’Asl Lanciano-Vasto, chiede la verifica di costituzionalità dell’art. 5 della L.R. n. 17 del 26 settembre 2009 n. 17, che ha disposto la decadenza di diritto dalla carica che egli stava espletando, con estensione dell’impugnativa –per illegittimità derivata- agli atti consequenziali a tale norma, adottati dalla Regione.

L’articolo 5 della richiamata legge regionale 17/2009 apporta una modifica al piano sanitario regionale approvato con L.R. 10.3.2008 n. 5, in relazione alle modalità di passaggio alle nuove Asl n. 1 (Avezzano Sulmona L’Aquila, che raggruppa le preesistenti Asl 1 e 2) ed Asl n. 2 (Lanciano-Vasto Chieti che raggruppa le preesistenti Asl 3 e 4); in particolare, è stata sostituita la disposizione prevista nell’originario PSR (punto 3 paragrafo 3.1): “la Giunta regionale, con proprio atto, individua i Direttori Generali cui affidare la gestione del passaggio al nuovo assetto aziendale”, ed al suo posto è sopravvenuta la seguente:“La Giunta regionale con proprio atto nomina, entro il trenta settembre 2009, due Commissari straordinari e quattro sub commissari, scelti questi ultimi tra Dirigenti della Regione o di una ASL regionale che pongono in essere gli atti necessari per l’attivazione dell’Azienda Sanitaria Locale 1 e dell’Azienda Sanitaria Locale 2, anche al fine di predisporre gli strumenti di programmazione nei termini e con le modalità previste dalla L.R. n. 146/96. A decorrere dal 1^ ottobre 2009 i contratti dei direttori generali, dei direttori amministrativi e dei direttori sanitari delle Aziende Sanitarie Locali di Avezzano-Sulmona, Chieti, L’Aquila e Lanciano-Vasto sono risolti ope legis con conseguente decadenza automatica dagli incarichi rivestiti. 2 (omissis); 3 (omissis).

Con nota del 30.9.2009, il Presidente della Regione Abruzzo, con riferimento alla citata novella legislativa sulla decadenza automatica degli incarichi rivestiti nelle ASL in via di fusione, rivolgeva al ricorrente un “personale ringraziamento e quello della Giunta Regionale per il lavoro svolto…”.

La Giunta regionale nella seduta del 29.9.2009 adottava poi la delibera n. 555 di nomina dei Commissari e sub commissari, ai sensi dell’art. 5 della legge regionale 17/2009, ed infine con delibera n. 796 del 28.12.2009 istituiva le nuove AA.SS.LL accorpate, con opeartività a decorrere dal 1.1.10.

Secondo il ricorrente, la L.R. 17/09 sarebbe incostituzionale (così da chiederne al collegio la rimessione alla Corte) per le ragioni qui riassunte:

-non sarebbero state rispettate le regole procedimentali stabilite dal decreto legislativo 502/92 in materia di piano sanitario regionale (parere del Ministero della sanità e della conferenza ex art. 2 comma 2 ter), regole ritenute dalla giurisprudenza comunque obbligatorie quand’anche la regione decida di approvare il piano –ovvero una sua modifica- tramite legge;

-la legge regionale 17/09 avrebbe modificato un atto amministrativo generale (PSR) con un provvedimento puntuale e concreto, mirato solamente a risolvere i contratti in essere con i Direttori ASL in carica, senza che questi fossero messi nelle condizioni di poter spiegare le proprie difese in un leale e corretto contraddittorio procedimentale, in violazione dei precetti ex art. 97, 24 e 113 cost.;

-intervenendo sul contratto di lavoro, la legge regionale avrebbe violato il riparto costituzionale delle competenze legislative che riserva allo Stato la materia dell’ordinamento civile (art. 117 comma 2 lett. L Cost.);

-l’intervento legislativo della regione sarebbe altresì in contrasto con l’art. 120 Cost., alla luce del noto commissariamento della sanità abruzzese mediante nomina di un organo straordinario del Governo, per la realizzazione del Piano di Rientro dai gravi disavanzi del settore sanitario (Organo al quasle competerebbero in via esclusiva i poteri di far decadere i vertici aziendali inefficienti);

-poiché la risoluzione di diritto dei contratti di lavoro dei ricorrenti assurgerebbe nella specie ad uno spoil system mascherato, la norma della legge regionale che dispone la decadenza dalle relative cariche contrasterebbe con i noti principi ostativi a quel sistema di scelta fiduciaria, da tempo illustrati dalla corte costituzionale proprio in relazione ai vertici delle aziende sanitarie;

-le disposizioni avversate avrebbero violato il D.L. 39/09 convertito con L. 77/09, che nel quadro degli interventi post sisma, aveva disposto (art. 6 comma 4 lett. r bis) “la sospensione dei procedimenti istitutivi dell’azienda ospedaliera universitaria San Salvatore di l’Aquila e dell’azienda ospedaliera universitaria SS. Annunziata di Chieti, che avrebbero dovuto concludersi entro il 31.12.2009”.

Viene poi ipotizzata nel gravame una auspicata “lettura” della legge-provvedimento che condurrebbe ad isolare il contenuto amministrativo (per l’appunto provvedimentale) dall’involucro legislativo di mera approvazione, così che l’illegittimità del primo potrebbe determinarne l’annullamento da parte del giudice di merito, con conseguente sopravvenuta inefficacia della fase complementare di legge, senza necessità di investire la Consulta della questione di costituzionalità.

Il ricorrente censura poi la nota con cui il Presidente della regione, dando attuazione al PSR modificato, ha comunicato la risoluzione dei contratti in essere con i Direttori Generali, Amministrativi e sanitari, ritenendosi tale nota munita di connotati provvedimentali, per esprimere (così si assume) “la volontà amministrativa del legale rappresentante della regione Abruzzo di volersi valere degli effetti dell’art. 5 L.R. 17/09”.

Viene poi impugnata con ricorso introduttivo la delibera n. 555 del 29.9.2009, con cui la Giunta Regionale ha nominato i commissari straordinari ed i sub-commissari. Le doglianze riguardano l’asserita violazione del decreto legislativo 502/92 (ritenuto applicabile anche nelle sue previsioni di dettaglio in virtù del principio di cedevolezza, fino a diversa normazione regionale ex art. 117 comma 3 Cost. che a tutt’oggi ancora mancherebbe). In particolare ai commissari straordinari nominati, con poteri equivalenti ai direttori generali, non sarebbe stato verificato il possesso dei requisiti richiesti dagli artt. 3 c. 11 e 3 bis c. 1 del predetto decreto leg.vo 502/92, sarebbe stato loro conferito un incarico privo di limiti temporali (in contrasto con gli artt.1 e 2 legge 241/90 e 3, 3 bis decreto leg.vo 502/92), mentre ad un commissario straordinario, dr. Tommaso Staniscia, sarebbe stata affidata la rappresentanza legale di due Aziende (Chieti e Lanciano-Vasto), nonostante l’art. 3 c. 6 del decreto leg.vo 502/92 preveda un organo per ciascuna persona giuridica pubblica.

Infine con motivi aggiunti dell’1.3.2010 il ricorrente si è gravato avverso la delibera n. 796 del 28.12.2009 che ha definito l’iter procedurale di riforma mediante l’istituzione dell’Azienda Sanitaria Locale n. 1 -Avezzano-Sulmona-L’Aquila e l’azienda Sanitaria locale n. 2 Lanciano Vasto Chieti, con decorrenza dal 1.1.2010.

E’ stata proposta altresì domanda risarcitoria per il “danno patrimoniale, non patrimoniale, biologico all’immagine subìto dal ricorrente a causa dei provvedimenti illegittimi contestati”.

Si sono costituiti in giudizio la Regione Abruzzo ed il commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro, che hanno preliminarmente eccepito il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo e/o il difetto di interesse all’impugnativa (in relazione al fatto che i profili lesivi lamentati sarebbero stati tutti già delineati nel PSR del 2007), deducendo comunque l’infondatezza nel merito delle censure avversarie.

Alla pubblica udienza del 25.5.11 la causa è stata riservata a sentenza.

DIRITTO

Va preliminarmente disattesa l’eccezione di giurisdizione formulata dalle parti resistenti, poiché la decadenza dall’incarico e la risoluzione del contratto di lavoro lamentate dal ricorrente non afferiscono né a valutazioni negative di rendimento, né a scelte alternative di personale fiduciario (riportabili alla revoca di incarichi dirigenziali ex art. 63 decreto legislativo 165/01). Tali misure –come meglio si vedrà in seguito- rappresentano invece una conseguenza ope legis di un programma macro-organizzativo di nuova istituzione di uffici (in sostituzione dei precedenti), che postula la sopravvenuta impossibilità della prestazione lavorativa in corso, per soppressione del posto ricoperto e, prima ancora (1.10.09), per subentro di appositi commissari nella fase di transizione terminata il 31.12.09.

Proprio in ordineordine alla prevista decadenza dagli incarichi in atto alla data del 30.10.09 (qualificata dal ricorrente come provvedimento “mascherato” di spoil system, in violazione delle regole procedimentali che avrebbero dovuto imporre una previa significativa interlocuzione da parte dei soggetti decaduti), ritiene inoltre il collegio di puntualizzare che il cd. “accorpamento” in una unica ASL di due preesistenti realtà aziendali, come avvenuto nel caso qui in rilievo per le Asl Lanciano-Vasto e Chieti, ora riunite in unica Azienda sanitaria, postula un nuovo unicum in cui gli uffici di provenienza perdono la loro individualità originaria, si che –anche a prescindere dal fatto che i posti di vertici risultano inesorabilmente dimezzati, con l’impossibilità materiale oltre che giuridica di mantenere in vigore tutti i contratti di incarico preesistenti- rileva più in radice l’autonomia e la diversità ontologica dei nuovi incarichi, da riferire per l’appunto solo alla nuova Struttura datoriale. Ne consegue che anche in caso di “conferma” di un incarico di vertice nell’ASL di neoistituzione, per il medesimo soggetto che tale incarico svolgeva in una delle ASL di fusione, si sarebbe trattato pur sempre di un nuovo contratto di lavoro, senza alcuna continuità giuridica con quello precedente, comunque ormai risolto ex lege a seguito della soppressione dell’originario ufficio di riferimento.

Le suesposte considerazioni –oltre ad escludere la natura giuslavoristica della causa- conducono peraltro a disattendere le tesi del dr. Caporossi circa la presunta applicabilità, in vista delle decadenze in questione, delle regole partecipative previste invece per la ben diversa ipotesi di decadenza dalla carica scaturita da giudizi di inefficienza dell’ente datoriale o del suo ente di vigilanza, ovvero da avvicendamenti scaturiti da nuove assonanze politico-fiduciarie. Al contrario, la risoluzione dei contratti di vertice, determinata dalla soppressione dell’Azienda sanitaria di appartenenza, trova la sua obbligata ratio nella sopravvenuta impossibilità della prestazione, per cui si palesano privi di pertinenza i riferimenti al contraddittorio procedimentale tipico delle diverse fattispecie di decadenza sanzionatoria, o comunque di scelte fiduciarie basate sullo spoil system.

Altra dirimente questione, che nell’ordine logico della presente pronuncia assume un connotato prioritario, riguarda l’erroneità del riferimento operato dal ricorrente alle disposizioni legislative post sisma, al fine di dimostrare che queste ultime –nel sospendere i procedimenti istitutivi di alcune Aziende sanitarie della Regione- avrebbero determinato il rinvio sine die della riforma delle ASL che in questa sede si avversa; in buona sostanza, si sostiene che la PA regionale –nel procedere ciò nonostante all’accorpamento delle ASL - avrebbe leso illegittimamente le posizioni lavorative dei direttori aziendali coinvolti in tale prematura riforma.

Detta argomentazione appare peraltro il frutto di un mero equivoco, poiché la norma invocata dai ricorrenti (DL 39/09) riguarda solo le due istituende Aziende Ospedaliere universitarie di L’Aquila e Chieti (estranee alle vicende in esame), senza comprendere il riassetto aziendale in esame.

Chiariti i punti fondamentali di cui sopra, il ricorso manifesta una carenza di qualificato interesse, in relazione al fatto che gli aspetti lesivi ivi lamentati afferiscono in realtà a previsioni di legge già in vigore nella prima (ed ormai incontroversa) versione della L.r. 5/2007, senza che le disposizioni di modifica introdotte dal legislatore regionale del 2009 abbiano intaccato gli originari connotati di sfavore per le posizioni giuridiche dei ricorrenti stessi.

In particolare, va detto che l’art. 5 della L.R. 17/09 ha lasciato inalterato il disegno di ristrutturazione delle ASL abruzzesi di cui al piano sanitario approvato dalla L.R. 5/2008, e ciò con specifico riguardo non solo alla riduzione delle Aziende nei sensi sopra illustrati (circostanza più volte riconosciuta nel gravame), ma anche alla previsione di un periodo transitorio per la conduzione del sistema verso i nuovi accorpamenti.

Infatti, anche la prima versione del PSR, che ha preceduto la gravata novella del 2009, prevedeva una “gestione del passaggio al nuovo assetto aziendale”, circostanza incompatibile con l’opzione di lasciare inalterate le vecchie ASL in mano ai vertici in carica, quantomeno fino a ristrutturazione avvenuta.

Più in particolare, il punto 3 paragrafo 3.1 della L.R. 5/2007 prevedeva un atto di giunta con cui si sarebbero individuati (evidentemente in numero minore rispetto all’organico ordinario) “i direttori generali cui affidare la gestione del passaggio al nuovo assetto aziendale”, così da determinare – fin dalla fase transitoria- la decadenza di almeno uno dei Direttori Generali in carica (e conseguentemente del Direttore sanitario ed amministrativo da egli nominato ex art. 3 Decreto legislativo 502/92). Non solo, ma anche per i direttori provvisoriamente “confermati” ai sensi dell’originario disegno della transizione, la prestazione loro richiesta per la fase transitoria sarebbe stata comunque diversa rispetto alla mission a suo tempo concordata negli originari incarichi conferiti, così da postulare in ogni caso la stipula di nuovi contratti di incarico ad hoc, ed il superamento dei contratti di lavoro in corso, per impossibilità sopravvenuta della prestazione.

Può dunque concludersi sul punto che fin dall’originaria ed ormai inoppugnabile previsione dell’art. 5 LR 5/2008, i dirigenti direzionali delle ASL coinvolte dalla riforma (ivi compreso l’odierno ricorrente) erano o dovevano essere a conoscenza non solo che il loro mandato si sarebbe risolto di diritto con l’entrata in funzione della nuova ASL di accorpamento (a prescindere dalle aspettative di re-incarico anche nella Struttura subentrante), ma anche che, prima ancora, vi sarebbe stato un periodo di transizione durante il quale le vecchie ASL avrebbero operato non più mediante gli ordinari organici di vertice, bensì attraverso nuovi incarichi per direttori individuati ad hoc dalla regione, con superamento in ogni caso dei contratti di lavoro preesistenti fin dall’inizio della predetta fase transitoria.

Come correttamente eccepito dalle PP.AA. resistenti, la presente impugnativa appare pertanto priva di interesse nella parte in cui si dirige ad avversare disposizioni legislative introdotte nel 2009 (decadenza di diritto dei contratti dirigenziali in corso nell’ASL di originaria appartenenza), che in realtà non modificano -rispetto al precedente ed ormai incontestabile assetto- i profili lesivi lamentati nel gravame, i quali risalgono invece a pregressa normativa estranea al presente thema decidendum.

In questo senso appare inoltre evidente come la nota del Presidente della Regione con cui sono stati (semplicemente) partecipati gli effetti decadenziali verificatisi ex lege non assuma alcun autonomo connotato provvedimentale e/o decisionale, così che anche la specifica impugnativa operata su tale comunicazione risulta inammissibile per carenza di lesività dell’atto gravato, mentre pacifici profili di mera e doverosa attuazione riveste la delibera di fine anno 09 con cui la Giunta regionale ha definito il processo di riforma delle aziende sanitarie.

Occorre peraltro tenere in debito conto che né la vecchia né la nuova versione del punto 3 paragrafo 3.1. della L.R. 5/07 ha mai escluso che l’individuazione dei funzionari chiamati a gestire la fase transitoria, e degli stessi direttori aziendali da preporre alle Strutture neo istituite, fosse da intendersi soggetta a procedure pubbliche comunque rispondenti a principi di imparzialità selettiva, nella debita considerazione delle proficue esperienze professionali svolte dai direttori uscenti. Da ciò ne consegue in primis che non possono essere riportati alla presunta incostituzionalità della L.R. 17/09 –ma semmai solo alla concreta azione amministrativa di attuazione- eventuali abusi di scelta nella nomina dei funzionari preposti. In secondo luogo, a proposito dell’impugnativa delle delibere di nomina dei commissari, non risulta che il ricorrente abbia avanzato una formale e documentata candidatura per le nuove cariche da ricoprire. Anche nel delineato contesto, vengono pertanto rinforzate le concludenze negative sulla presenza di un concreto interesse al ricorso.

Discorso non dissimile (anche se in tal caso non appare maturata alcuna preclusione) riguarda peraltro i possibili benefici compensativi che l’ordinamento effettivamente prevede in caso risoluzione anticipata di contratti di lavoro pubblico a causa di riorganizzazione di uffici e servizi, e ciò in vista, non solo di misure indennitarie argomentabili in via generale ex artt. 11 e 21 quinquies della legge 241/90, ma anche di incarichi alternativi da proporre al dirigente estromesso per il quale mancano valutazioni negative di rendimento (art. 40 del decreto legislativo 150/2009 che ha modificato l’art. 19 del decreto legislativo 165/01).

Anche in relazione a tali aspetti infatti la norma regionale in questione non ha operato alcuna deroga per cui, nel silenzio della legge stessa, deve presumersi la piena applicabilità dei suesposti istituti, in conformità alle note regole ermeneutiche di cd. interpretazione orientata.

Va piuttosto puntualizzato che i soli aspetti innovativi dell’art. 5 della L.R. 17/09 riguardano –oltre alla individuazione temporale della predetta fase transitoria (fissata al 1 ottobre 2009)- la previsione di appositi commissari in luogo dei direttori della transizione, con conseguenti decadenze ope legis di tutti gli incarichi direzionali (generali, sanitari e amministrativi) in atto nelle Aziende da accorpare.

Ebbene, a conferma di quanto sopra anticipato, nessuno di tali elementi reca un autonomo vulnus alla posizione giuridica dei ricorrenti.

In primo luogo, non si vede perché tale disposizione si atteggerebbe a provvedimento legislativo particolare e concreto, non ravvisandosi alcuna discontinuità rispetto al più complessivo contesto regolatorio (dalla pacifica valenza di atto generale) nel quale la novella del 2009 si inserisce. Come sopra visto, le novità risiedono nella più ampia individuazione categoriale dei funzionari di vertice chiamati ad attuare la transizione (ora qualificati commissari senza più l’esclusivo riferimento a direttori generali ASL e senza peraltro alcuna diretta selezione nominativa ex lege, neanche sotto forma di “rosa”), mentre la fissazione del dies a quo di tale fase transitoria (1.10.2009) rappresenta null’altro che un necessario complemento di quantificazione –peraltro molto contenuto- della relativa durata, visto che la fattispecie normativa pregressa si era limitata a stabilire il solo dies ad quem del 31.12.2009 (punto 3.1 del PSR allegato alla L.R. 5/2007, ove –nel prevedere l’accorpamento delle ASL abruzzesi entro il 31.12.2009 - implicitamente si stabiliva a quella data la durata ultima della gestione di transizione).

Quanto poi alla decadenza ex lege dei direttori generali, sanitari ed amministrativi, si è già ampiamente visto come tale disposizione –lungi dal dissimulare un provvedimento di spoil - rappresenti invece una mera conseguenza giuridica della soppressione dei preesistenti uffici di appartenenza dei citati direttori e – per ciò che riguarda la fase transitoria trimestrale- una analoga conseguenza dovuta all’intervento dei commissari e sub commissari, con incarichi gestionali comunque ormai diversi rispetto alle prestazioni originariamente concordate con i vertici direzionali uscenti.

Anche sotto gli evidenziati profili, emerge il deficit in capo al ricorrente di un qualificato ed attuale interesse a contestare, non solo la soppressione dell’Asl dove egli ricopriva la carica di direttore generale, ma anche la conseguente (fatale) risoluzione di diritto del suo contratto lavorativo a far data dall’entrata in funzione del regime transitorio; trattasi infatti di previsioni ormai consolidate nel PSR del 2007, sulle quali non è affatto intervenuta né in senso modificativo né in senso provvedimentale la novella introdotta dalla L.R. 17/09, tanto che la previsione espressa sulla decadenza di diritto delle cariche preesistenti rappresenta null’altro che una esplicitazione di effetti che si sarebbero comunque verificati, in conformità alle regole generali di sistema.

Anche poi a voler poi prescindere dal dirimente difetto di interesse del ricorrente a far valere profili di incostituzionalità della legge in esame (in quanto i pregiudizi lamentati scaturiscono a monte dal Piano Sanitario Regionale del 2007), trattasi comunque di previsioni evidentemente connotate da un corretto esercizio di discrezionalità legislativa, mirato –come sopra visto- a semplici e non irrazionali modifiche del regime transitorio già disposto dalla L.R. 5/07.

Infine, sempre per scrupolo di completezza, vanno disattese le ulteriori censure costituzionali in ordine:

- al procedimento di adozione della legge;

-alla presunta occupazione legislativa di competenze esclusive statali;

-alla reclamata usurpazione di poteri commissariali governativi in tema di sanità abruzzesi;

In particolare:

- quanto ai lamentati vizi di formazione della legge regionale 17/09 (mancata acquisizione del parere del Ministero della salute, mancato espletamento della conferenza dei servizi, in preteso contrasto con i dettami dell’art. 1 comma 14 e dell’art. 2 comma 2 ter della legge 502/92 ), si evidenzia il ruolo meramente integrativo ed attuativo del Piano Sanitario Regionale assolto dalla L.R. 17/09, così che tali precetti istruttori –per la marginale fase regolatoria in concreto deliberata- non potrebbero giammai assurgere nel caso di specie a norma interposta di valenza costituzionale;

-quanto alla asserita violazione della competenza legislativa statale in materia di ordinamento civile ex art. 117 comma 3 Cost (per aver la L.R. 17/09 unilateralmente inciso sui vigenti contratti di lavoro dei ricorrenti), si è più volte puntualizzato che la risoluzione contrattuale ope legis –lungi dal rappresentare la materia di intervento del legislatore regionale- è una mera conseguenza obbligata della soppressione degli uffici nel quale erano ricoperti gli incarichi di vertice, all’interno del contesto di macro (ri)organizzazione delle aziende sanitarie nel quale è intervenuta la legge medesima;

-nessuna interferenza provvedimentale e/o legislativa della novella in questione può inoltre ravvisarsi in relazione all’incarico assunto dal commissario ad acta governativo nella sanità regionale; il mandato di quest’ultimo non comprende infatti la definizione normativa ed organizzatoria del piano sanitario regionale, rimasto di competenza degli organi ordinari della regione, e che il commissario stesso è invece piuttosto chiamato (solo) ad attuare, come emerge anche dal riscontro dei poteri e delle competenze commissariali elencati nell’art. 4 del D.L. 1.10.2007 n. 159 (sui limiti di azione del commissario del governo nella soggetta materia, cfr. sentenze di questo tar nn. 263/11 e 292/11). In ordine poi alla facoltà dell’Organo straordinario del Governo di dichiarare eventuali decadenze dei vertici ASL, torna ancora una volta a ribadirsi che trattasi di una funzione valutativa di rendimento e di efficienza gestionale del tutto diversa dalla fattispecie decadenziale contemplata dalla L.R. 17/09, fattispecie quest’ultima connessa alla impossibilità sopravvenuta delle rispettive prestazioni, a seguito del passaggio alle nuove entità aziendali previste nel PSR.

In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile, sia in relazione alle dedotte censure di incostituzionalità dell’art. 5 della L.R. 17/09 (il quale è intervenuto in modo meramente ricognitivo sui profili lesivi lamentati dal ricorrente, che scaturiscono dallae L.R. 5/2007), sia in relazione agli atti impugnati (mera comunicazione del Presidente della regione circa gli effetti ex lege determinati sui contratti in corso, atti di nomina dei contro interessati, senza che il ricorrente medesimo abbia dimostrato di aver ritualmente proposto una sua candidatura alternativa, nonché atti organizzatori di attuazione della riforma).

Sussistono ragioni per compensare integralmente le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo (Sezione Prima) dichiara inammissibile il ricorso in epigrafe, nei sensi di cui in motivazione.

Spese compensate.

 

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in L'Aquila nella camera di consiglio del giorno 25 maggio 2011 con l'intervento dei magistrati:

Cesare Mastrocola, Presidente

Paolo Passoni, Consigliere, Estensore

Alberto Tramaglini, Consigliere

 



 



L'ESTENSORE


IL PRESIDENTE

 



 



 



 



 



DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 23/06/2011

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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OSPEDALE DI ATRI. NIENTE SOSPENSIVA DEL TAR PER IMPEDIRE CHIUSURA DELL’UTIC

ATRI. Il Tar dell’Aquila ha respinto ieri l’istanza di sospensiva avanzata dal Comune di Pineto per impedire la chiusura dell’Utic dell’ospedale di Atri, provvedimento assunto nel riassetto organizzativo della As di Teramo.

Tra i provvedimenti che la decisione del Tar mantiene in essere c’è anche quello della clinicizzazione di Cardiologia dell’ospedale San Liberatore di Atri.

Nelle scorse settimana il Comune di Piento aveva avanzato dubbi sui provvedimenti di ridimensionamento del  nosocomio.

«Siamo molto soddisfatti del risultato che intanto abbiamo ottenuto», ha dichiarato il direttore generale della Asl di Teramo, Giustino Varrassi. Si tratta tuttavia di una decisione incidentale che nulla ha nel merito della questioone che invece sarà affrontato tra qualche mese.

«E’ sempre più chiaro che le nostre decisioni non sono certo volte a penalizzare strutture e parte della popolazione teramana», ha aggiunto Varrassi, «al contrario, come evidentemente il Tribunale Amministrativo Regionale mostra di interpretare, i nostri programmi, peraltro trasparenti, vanno proprio nell’ottica del miglioramento dei servizi».

La difesa della Asl di Teramo è stata affidata all’avvocato teramano Massimo Speca.

MOBILITA’ PASSIVA: MIGLIORANO I DATI +5MLN DI EURO

Nel 2010 la mobilità passiva  è costata alla Asl di Teramo 79milioni 947mila 434 euro.

Il dato indica un aumento di più di 5 milioni di euro rispetto al 2009. Le cifre del bilancio degli ultimi tre anni di attività della Asl (2008, 2009 e 2010) devono tenere in considerazione anche che  il 2009 (la perdita è di ben 3milioni e 800mila euro) è stato l’anno del terremoto dell’Aquila.

La Asl di Teramo non ha ancora ottenuto il rimborso dalla Protezione civile per l’assistenza alla popolazione aquilana che, non disponendo più di strutture di riferimento, era stata dirottata sulla Asl di Teramo.

Il realtà le perdite degli altri due esercizi presi in esame, -sostiene la direzione generale- il 2008 e il 2010, sono da giudicare come «decisamente accettabili» (rispettivamente 10.762 euro e 595.986 euro).

«Ciò che invece è inaccettabile», dice Varrassi, «sono gli sconfortanti dati sulla mobilità. La mobilità passiva resta la spina nel fianco che va per forza tolta ma non è una cosa che possiamo fare da soli. Leggiamo i dati e vediamo che la mobilità passiva che ci affligge è riconducibile in massima parte alla Val Vibrata. Dobbiamo fare ciò che stiamo facendo: capire perché il fenomeno avviene. Stiamo lavorando bene, proprio nell’ospedale di Sant’Omero con ristrutturazioni e messe in sicurezza che ci garantiranno entro pochissimi mesi una proposta di servizi sanitari di grande qualità, con capacità chirurgiche di qualità e quantità».

 Ma non è sufficiente, secondo Varrassi, rinnovare e rilanciare se tutti quei milioni che se ne vanno in un’altra regione sono imputabili in massima parte a interventi considerati di routine, spesso addirittura banali.

«Non c’è motivo di ricorrere altrove per questi ricoveri, visto che gli interventi che la Asl di Teramo è in grado di garantire non sono soltanto dello stesso livello di quelli ottenuti fuori, ma rispettano parametri di risultati davvero superiori».

 Nel percorso per individuare quali sono i rivoli attraverso cui la sanità soprattutto vibratiana perde capacità di attrazione, si è intanto rilevato uno scollamento consistente tra i medici di medicina generale e la Asl di Teramo con tutti i suoi servizi e le sue strutture.

«Ho da poco incontrato i sindaci dell’Unione dei Comuni della Val Vibrata – ha commentato ancora Varrassi – e li ho trovati concordi nel valutare come corrette e giuste le scelte che la Asl sta facendo. Ma noi dobbiamo toglierci quella spina dal fianco e per farlo dobbiamo saper leggere con chiarezza e sincerità i fatti. Ripeto: è una cosa che non possiamo fare da soli, il territorio deve aiutarci a capire e deve farsi capire».

25/06/2011 12.30