Chiodi: «vado avanti, nel mio partito elevato valore morale»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3890

GIANNI CHIODI

GIANNI CHIODI

ABRUZZO. Dopo la pioggia di richieste di dimissioni a seguito dell'inchiesta che ha portato all'arresto del suo assessore Lanfranco Venturoni, il governatore assicura: «vado avanti».
 

Ieri è stata una giornata difficile per Chiodi. Se era appena passata la bufera mediatica, come l'ha lui stessa definita, sulle voci di presunti imminenti arresti, ieri è piovuta una nuova tegola sulla sua amministrazione regionale: arresti veri. In meno di due mesi un suo secondo assessore è rimasto coinvolto in una inchiesta giudiziaria. Non solo però a questo giro sono scattate le manette (per Daniela Stati, invece, non c'era stato alcun provvedimento cautelativo) ma Venturoni sarebbe anche finito in una vicenda che gli inquirenti hanno definito ancor più dirompente di Sanitopoli, quella che spazzò via il predecessore Del Turco.

Poche ore dopo l'arresto Chiodi ha espresso «solidarietà fortissima a Lanfranco», poi ieri mattina ha disertato il Consiglio regionale, come tutta la sua maggioranza, e nel pomeriggio anche il Consiglio straordinario. Ha letto avidamente tutte le notizie che riguardano il suo assessore e nel primo pomeriggio di oggi ha diffuso una nota in cui assicura che il suo lavoro va avanti. Perchè lui non è indagato nella inchiesta dei rifiuti, quella che ha travolto gran parte del Pdl teramano che conta, compreso senatore Paolo Tancredi e sindaco Brucchi, già suo vice quando era primo cittadino.

«L'Abruzzo non può permettersi il lusso, proprio ora, di abbandonare la via del cambiamento», dice oggi il governatore. «Sia chiaro a tutti che non consentirò che si arresti il processo di risanamento e di riforma in atto per il quale esistono ormai riconoscimenti nazionali ed internazionali. Gli abruzzesi si aspettano che io concluda con i processi già avviati di costruzione di una sanità di qualità, che si continui lungo il percorso difficile di riduzione del debito della Regione e che si proceda in modo rapido ed efficace con la ricostruzione dei territori martoriati dal sisma del 6 aprile 2009».

«Ho il dovere», ha detto ancora, «di continuare ad onorare il patto con gli abruzzesi, continuando in azioni virtuose già portate a termine». Ha elencato la riduzione dei compensi dei consiglieri regionali, la chiusura di sedi inutili all'estero, lo scioglimento di inutili società regionali, l'azzeramento dei consigli di amministrazione «di ben 23 enti», le nuove regole e «condizioni certe per la sanità privata».

Tutte cose fatte, vero, ma che oggi sono completamente offuscate dalle notizie dirompenti che coinvolgono una larga fetta del suo partito di riferimento. Il presidente rivendica inoltre il no all' insediamento del "Centro Oli", la riduzione delle ASL da sei a quattro, la riduzione dei dirigenti regionali da 128 a 105, la riduzione e la razionalizzazione delle comunità montane, i 12000 cantieri aperti all'Aquila.

«Per andare avanti lungo il sentiero oramai tracciato», ha detto ancora, «posso garantire che moltiplicherò i miei sforzi e il mio impegno e che chiamerò con me tutta la classe dirigente, i militanti e i simpatizzanti del mio partito che, nonostante tutto quanto sta accadendo da qualche settimana a questa parte, è costituito da uomini e donne di elevatissimo valore e di notevole spessore morale, pronti a sacrificarsi per il bene dell'Abruzzo e della sua gente».

«Troverò il modo», continua, «affinché, chi è rimasto sino ad oggi in disparte scenda in campo, dedicandosi direttamente e fattivamente alla causa, e chi già si sta impegnando venga coinvolto ancora più direttamente nelle scelte e nelle azioni intraprese e da intraprendere». E Chiodi lancia una frecciata anche all'opposizione «in un passato davvero recente coinvolte in vicende di cronaca simili a quelle che viviamo oggi». A loro il governatore chiede di comprendere «la necessità di continuare, ognuno con il proprio ruolo e con maggiore impegno, ad esercitare il mandato chiaro ricevuto dagli abruzzesi nel dicembre del 2008».

D'ALESSANDRO: «CHIODI VIVE SULLA LUNA» 

Ma per il capogruppo del Pd, Camillo D'Alessandro, «Chiodi vive sulla luna, qualcuno lo riporti sulla terra». Ma D'Alessandro attacca duramente tutta la maggioranza politica dalla «doppia faccia tosta»: «forcaioli contro gli avversari politici fino all’odio pericoloso, proprio degli inutili, e contestatori dell’azione della magistratura quando è rivolta nei confronti dei propri amici, pronti a presentare interrogazioni ed a delegittimare l’operato degli organi inquirenti».

Chiede maggiore rispetto della magistratura anche il senatore dell'Idv Alfonso Mascitelli: «dietro le dichiarazioni ipocrite e di facciata di alcuni esponenti del centrodestra c'è il solito tentativo subdolo di delegittimazione del lavoro degli inquirenti». «In altri paesi – prosegue l'esponente dipietrista - dove vi è una diversa civiltà giuridica e un maggiore rispetto per le istituzioni, per molto meno esponenti di governo primo piano hanno rassegnato le dimissioni. Questo non accade nel nostro Paese, né tantomeno in Abruzzo, dove purtroppo agli interessi di tutti si antepone una spregiudicata gara a chi è più furbo e più capace nel fare gli affari propri». 

«Gli abruzzesi con Chiodi non hanno avvertito alcun cambiamento ma un evidente peggioramento, costretti a convivere anche in quest'occasione con l'immancabile scandalo giudiziario che ha portato l'Abruzzo alla ribalta delle cronache nazionali», commenta il consigliere regionale dell'Idv, Carlo Costantini. «Se per Chiodi questa è la via del cambiamento, ha proprio ragione quando si definisce un cinghiale, perchè evidentemente non ha visione di ciò che accade attorno a lui, vive nel suo bosco lontano dai problemi dei cittadini, e non vede oltre pochi metro dal suo naso».

23/09/2010 16.19