Pagano:«il Consiglio regionale non è competente in materia di sanità»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3025

Pagano:«il Consiglio regionale non è competente in materia di sanità»
ABRUZZO. Una risposta quanto meno molto particolare perché arriva dal presidente del consiglio regionale, Nazario Pagano, che è politico navigato e avvocato.

Una risposta alla diffida inviata dai cinque consiglieri della lista civica “Guardiagrele il bene in comune”. In sintesi si diffidava la Regione - dopo le note sentenze del Tar che hanno bocciato la chiusura dei piccoli ospedali – a non accettare iniziative in materia sanitaria che non fossero vagliate dal Consiglio, unico competente a legiferare in materia. Basta, dunque, con il Programma operativo e basta con i poteri del Commissario.

Pagano risponde con poche righe: «il Commissario è nominato dal Consiglio dei Ministri e il Consiglio Regionale non ha competenze in materia», probabilmente riferendosi alle sentenze amministrative che bocciano l’operato del Commissario alla sanità. Tutto qui. Un formidabile assist del Tar al Consiglio regionale per riappropriarsi della sua funzione legislativa in materia sanitaria è stato dunque sprecato così dal politico Nazario Pagano. Invece di difendere le prerogative del Consiglio che presiede.

Nella risposta di Pagano si comunicano infatti cose ovvie,  note e arcinote anche ai semplici cittadini e cioè che il «Commissario è nominato dal Governo», anche se si sostiene a sorpresa «che il Consiglio regionale non ha competenza in materia».  

Non è competente in assoluto o in sanità, per le sentenze del Tar o per la diffida? Tocca allora alla Giunta far rispettare le decisioni del Tribunale amministrativo? Pagano non lo dice, fedele al principio che meno si parla e si scrive e meglio è, anche se così apre la strada alle interpretazioni politiche più varie.

Sia per Guardiagrele che per Pescina e Tagliacozzo, i giudici amministrativi hanno sostenuto in fotocopia almeno due tesi: esistendo una legge regionale sul riordino degli ospedali ed un Piano di rientro dai debiti, per il primo aspetto serve un altro atto legislativo per modificarla e non basta un atto amministrativo del Commissario. Per il Piano dei debiti il Commissario non deve fare altro che applicarlo, senza ricorrere a stravolgimenti, come il Programma operativo, e senza creare gravi carenze nell’assistenza sanitaria, un diritto costituzionale che non può essere piegato alle esigenze del duo Chiodi-Baraldi. La critica di fondo del Tar, dunque, non è alla razionalizzazione della spesa, ritenuta assolutamente necessaria, ma ai metodi dittatoriali che non hanno tenuto conto della necessaria contestualità tra chiusura dei piccoli ospedali e apertura di nuovi servizi sul territorio. Il che ha provocato lo spostamento di posti letto verso la costa e la desertificazione sanitaria delle zone interne. Il che è inammissibile, visto che l’assistenza sanitaria è uguale per tutti.

«La risposta desta preoccupazione, perché è davvero singolare che il presidente dell’Assemblea legislativa regionale, deputata per legge a disciplinare l’organizzazione sanitaria, dica di non avere competenze in materia – commenta Simone Dal Pozzo, l’avvocato che ha seguito tutta la vicenda di Guardiagrele – oppure si deve interpretare che il Consiglio non intende portare in discussione un nuovo Piano sanitario o, peggio, come qualcuno ha detto, lo stesso Piano operativo per conferirgli il crisma della legge regionale?»

Corre voce, infatti, che il Governo si appresti a varare un decreto legge sui provvedimenti del Commissario che farà bypassare il Consiglio regionale. In fondo quello che chiedono tutti i consiglieri di maggioranza, che finora non hanno dimostrato tanta voglia di discutere di sanità.

Sebastiano Calella  18/06/2011 9.19