Petrolio, Emergenza Ambiente contro Chiodi: «non mantiene le promesse»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dopo la decisione di non fare ricorso al Tar da Emergenza Ambiente si alza la polemica: «grave ed incomprensibile ma ce lo aspettavamo».

Nei giorni scorsi il Consiglio regionale ha deciso, a maggioranza, di non seguire l'esempio dei Comuni di Vico del Gargano, Rodi Garganico, Manfredonia, Peschici, Vieste, Termoli e Vasto, della Regione Puglia e delle Associazioni Legambiente, WWF e Italia Nostra.

Quindi la Regione Abruzzo non ricorrerà entro i termini al Tar contro il decreto del 29 marzo scorso con il quale il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha espresso giudizio positivo circa la compatibilità ambientale di un programma di lavori per la ricerca di idrocarburi nel mare Adriatico, al largo delle coste della regione Abruzzo, da parte della società irlandese Petroceltic.

Ed è polemica. Per il comitato Emergenza Ambiente Abruzzo Chiodi e la sua maggioranza «hanno definitivamente buttato giù la maschera, rivelandosi per quello che sono: alle parole ed i proclami di maniera a favore della tutela dell'ambiente non hanno fatto seguire un bel niente sul piano amministrativo ed ora, grazie al loro attivismo al contrario, il rischio di avere nuove trivelle in Adriatico si fa più vicino e concreto».

La ditta in questione potrebbe procedere, spiegano dal Comitato, ad acquisizione di dati petroliferi tramite riflessione sismica (Air Gun), «ovvero con micro-esplosioni, col fine di accertare elementi sulla presenza di petrolio nel sottosuolo». L'attività di ricerca è collegata all’Istanza di Permesso di Ricerca per Idrocarburi denominato “d505 B.R. – E.L.", pari a circa 730 chilometri quadrati e localizzato a 40 chilometri dalla costa abruzzese ed a soli 26 chilometri dalle Isole Tremiti.

«Si tratta di una decisione grave», continua Emergenza Ambiente, «assurda ed incomprensibile ma non inaspettata visto che la Regione Abruzzo, sebbene invitata in ben due occasioni, il 27/4/2010 ed il 19/5/2010- ad esprimersi sui contenuti del discusso decreto del Ministero dell'Ambiente, non ha espresso pareri, men che meno ci stupisce il voto dell'assessore Febbo che proprio dovrebbe difendere agricoltura e pesca, poiché in più di una occasione ci ha dimostrato il contrario».

17/06/2011 13.10