Inps: no al lavoro da casa per lavoratrici madri. Cisl:«è una discriminazione»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. L’Inps Pescara eroga diritti sociali a tutti. Ma non fa lo stesso con i suoi dipendenti».

Così il segretario generale Cisl Vincenzo Traniello commenta la decisione dell’Inps (istituto nazionale di previdenza sociale) di non prorogare il contratto di telelavoro a due lavoratrici, costrette a lavorare da casa per motivi familiari.

«Una discriminazione in piena regola», la definisce la Cisl che denuncerà «a tutti i  livelli della amministrazione Inps e della pubblica opinione questo atteggiamento dirigenziale che va contro le norme di tutela della maternità e di conciliazione tra lavoro e carichi familiari».

Perché a spingere le due lavoratrici a richiedere il lavoro da casa, per due anni, è stata la necessità di assistere figli in tenera età e genitori infermi. Nessuna opposizione dall’istituto che all’inizio ha assecondato le richieste, riconoscendo alle dipendenti il progetto di telelavoro. I problemi sarebbero cominciati dopo un anno quando allo scadere del contratto le due avrebbero inoltrato le procedure per prorogarlo.

In quella occasione il direttore della sede di Pescara, il direttore regionale Abruzzo e la Direzione Centrale Inps Risorse Umane avrebbero preso tempo per decidere chi tra loro fosse il soggetto giusto ad attivare la proroga.

E a febbraio scorso, prima della scadenza della prima proroga, le due hanno inoltrato istanza di attivazione di un nuovo progetto di telelavoro. Dopo l’assenso della direzione centrale risorse umane, che ha ritenuto valide le motivazioni familiari addotte dalle dipendenti, è arrivato un no secco dai piani alti.

E’ stato il direttore di sede dell’Inps a negare la richiesta di proroga, e a disporre la chiusura delle postazioni di lavoro delle due lavoratrici.

«Una simile presa di posizione appare ancora più inspiegabile», conclude Traniello «se si considera il fatto che nella vicina Sede Inps di Chieti sono stati prorogati  ben  5 progetti di telelavoro, di cui alcuni in proroga da un decennio».

m.b.  17/06/2011 9.35