Agricoltura sociale, la nuova legge regionale per le fasce deboli

Alessandro Biancardi

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PESCARA. E’ stato approvato ieri, dal Consiglio regionale, il progetto di legge sull’agricoltura sociale.

Un’iniziativa, questa, che mira a trasformare l’attività agricola in opportunità di lavoro e di educazione per le fasce più deboli.

Anziani, diversamente abili, minori a rischio, soggetti con problemi di dipendenze, malati psichici, giovani con disoccupazione di lungo periodo, inoccupati, immigrati,donne in difficoltà sono loro i destinatari della legge e che, attraverso la cura di animali, dell’orto, l’apicoltura potranno vivere momenti di educazione e socializzazione.

«La terra non è più vista come mera risorsa economico-produttiva ma come un valore di solidarietà e di contatto con la natura», si legge nel progetto di legge.

Ma quali sono i benefici di questo nuovo modello di agricoltura sociale? Non solo l’ integrazione delle fasce sociali più vulnerabili nella filiera produttiva ma anche vantaggi in termini di reddito per quelle imprese dove la mancanza di manodopera rallenta o paralizza la macchina produttiva. Il modello di agricoltura sociale, in Abruzzo, trova applicazione in istituti carcerari, centri di salute mentale grazie al contributo del terzo settore che promuove l’integrazione lavorativa delle fasce più svantaggiate.

Ma ciò che manca in Italia, (a differenza di altri Paesi dell’Unione europea dove esistono leggi ad hoc come quelle a favore delle green care farms) è un vero e proprio quadro normativo che disciplini il settore.

Anche se non mancano linee guida come piani e documenti strategici nazionali e piani di sviluppo rurale di diverse regioni.

Si tratta del Piano strategico nazionale per lo sviluppo rurale, adottato su iniziativa del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e approvato dalla Commissione europea il 12 gennaio 2007, che definisce espressamente l’agricoltura come strumento per migliorare l’attività dei territori e per la diversificazione dell’economia rurale.

Oppure il programma “Guadagnare salute”, approvato il 16 febbraio 2007 dal Consiglio dei Ministri che sottolinea la necessità di promuovere un’ agricoltura multifunzionale.

Sulla stessa direzione si collocano i piani regionali di sviluppo rurale come quello 2007-2013 che prevede il finanziamento di enti locali e aziende agricole per la realizzazione di progetti di agricoltura sociale.

Misure, queste, che sono linee programmatiche ma prive di cogenza normativa.

E’per sopperire al vuoto normativo che la Regione Abruzzo ha approvato la legge sull’agricoltura sociale, impegnandosi a sostenerla con misure che vanno dalla concessione di alcuni beni del patrimonio regionale, alla promozione dei prodotti delle fattorie sociali. Così come si adopererà per fare in modo che in mense pubbliche siano somministrati prodotti agroalimentari provenienti dalle fattorie sociali.

Sono stati approvati anche 2 emendamenti proposti da Rifondazione Comunista (Maurizio Acerbo) con i quali si introduce, nella stessa normativa, anche il ricorso allo strumento degli 'Orti sociali'. Si tratta di «piccoli appezzamenti di terreni affidati a persone singole o associazioni di carattere socio-sanitario- ha spiegato il consigliere. Obiettivo della sperimentazione è destinare alcune aree di proprietà pubblica alla coltivazione di ortaggi, erbe aromatiche, fiori, con scopo di auto-consumo, così da incentivare l'attività ortocolturale nelle aree urbane, al fine di valorizzare i connotati sociali, culturali e ambientali».

15/06/2011 14.18