Risoluzione bipartisan in Consiglio regionale: «abbiamo l’Arit, facciamola lavorare»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Tra le tante risoluzioni approvate dal Consiglio regionale di ieri ce n’è anche una che riguarda l’Arit (con sede a Tortoreto) ed il suo rilancio.

ABRUZZO. Tra le tante risoluzioni approvate dal Consiglio regionale di ieri ce n’è anche una che riguarda l’Arit (con sede a Tortoreto) ed il suo rilancio.

L’Arit è l’ente strumentale della Regione per l’informatica e la tecnologia.

La risoluzione approvata all’unanimità (firmata da Argirò, Ricciuti, Ruffini ed altri) «impegna la Regione Abruzzo ad assumere tutti i provvedimenti necessari affinchè l’agenzia regionale per l’informatica venga utilizzata per offrire servizi informatici alla stessa Regione Abruzzo, alle Asl, agli Enti strumentali regionali nonché a tutti gli Enti Locali (Province, Comuni, Comunità Montane, Enti vari)».

Una risoluzione che potrebbe sembrare uguale a tante altre ma che nella sua essenza burocratica cela aspetti non chiari.

Dunque: se una risoluzione impegnerà la Regione affinchè l’Arit «lavori per altri enti pubblici» viene da domandarsi che cosa abbia fatto finora l’ente strumentale a totale partecipazione pubblica.

Perché dunque si è sentito il bisogno bipartisan di una tale risoluzione?

Non che l’Arit sia l’ente più trasparente della Regione che ha in passato ha anche accumulato debiti e annidato su di sé polemiche legate a concorsi, lottizzazioni dei collaboratori esterni e interinali o alla gestione degli appalti.

Per non parlare di centinaia di milioni di euro girati dalla stessa Regione per attuare progetti rimasti incompiuti per tutti gli anni 2000 e che avrebbero dovuto portare l’Abruzzo all’avanguardia nel campo della tecnologia.

Come detto l’Arit si occupa di informatica e servizi tecnologici ed è il “gemello primogenito” di Abruzzo Engineering, società partecipata a maggioranza dalla Regione e dalla Selex (Finmeccanica) e che si occupa delle stesse cose.

Forse che due enti che fanno la stessa cosa in una regione sono troppi?

Eppure non è che l’Abruzzo non spicca per tecnologia. Sta di fatto che anche Abruzzo Engineering ha conosciuto momenti bui per misteri mai chiariti ed una serie di indagini che stanno scandagliando alcune pratiche giudicate illecite dallo stesso presidente della Regione Chiodi che aveva promesso una ripulita generale che però non c’è stata.

Storie parallele che si intrecciano anche perché alcuni mesi fa fu lo stesso Consiglio regionale all’unanimità ad approvare una risoluzione che impegnasse la Regione a salvare i dipendenti (200) di Abruzzo Engineering, anche se assunti in parte con chiamata diretta.

 A parte i problemi della gestione del personale, rimane il mistero per cui l’Arit è stata messa da parte per avvantaggiare Abruzzo Engineering. Una volontà precisa che di fatto ha permesso di girare commesse direttamente al socio privato (Finmeccanica) e dare vita ad una serie di presunti comportamenti anomali che faticosamente stanno venendo a galla da diverse inchieste giudiziarie.

Così per anni, nonostante ci fossero due doppioni ad occuparsi di informatica, si è preferito anche appaltare all’esterno progetti milionari, alcuni dei quali non hanno avuto proprio una sorte decorosa.

Ma ora la nuova risoluzione dovrebbe quantomeno ristabilire equilibrio tra le due entità.

Secondo Ruffini rilanciare l’Arit «era un dovere della Regione Abruzzo in quanto nella struttura sono stati investiti diversi milioni di euro pubblici, ma soprattutto l’Arit andava rilanciata perché la Regione può ottenerne solo dei vantaggi».

A cosa sono serviti questi milioni investiti?

«Parliamo di un consistente risparmio nel bilancio regionale», ha precisato il consigliere regionale del Pd, «della valorizzazione dei nostri cervelli e delle nostre migliori professionalità, di una maggiore occupazione e stabilità professionale per i dipendenti. Sono convinto che l'Arit costerà meno dei servizi dei privati che spesso le Direzioni regionali utilizzano in campo informatico», spiega Ruffini, «inoltre era per noi doveroso dimostrare ai cittadini abruzzesi che l'Arit non stava per diventare uno dei tanti carrozzoni che consuma soldi sulle spalle dei contribuenti».

Eppure l’Arit ha una storia molto lunga e proprio le fondamenta di questa risoluzione non fanno che confermare la sua essenza dei ente poco utilizzato.

Dimenticato il passato e riposta la polvere sotto il tappeto si attende una svolta, promessa da sempre e attuata mai.

15/06/2011 7.52

 *... E SU FACEBOOK SI DOMANDANO COSA SIA L'ARIT...