Referendum, provincia di Chieti affluenza maggiore (59,8%). Record per Torrebruna (73.7%)

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Alla fine il quorum è stato raggiunto e anche l'Abruzzo ha fatto la sua parte.

Il 57,4% degli abruzzesi domenica e lunedì è andato a votare per i 4 quesiti referendari. E in massa hanno detto sì al quesito sulla privatizzazione dell'acqua (96,4%), a quello sui profitti dell'acqua (96,9%), a quello sul nucleare (95,6%) e a quello sul legittimo impedimento (95,5%).

Nella provincia di Chieti c'è stata l'affluenza maggiore (59,8%). A seguire Teramo con il 57,8%, Pescara con il 57,2% e L'Aquila a chiudere con il 54,2%.

Tra i Comuni Torrebruna, 1.173 abitanti, ha fatto registrare il dato più alto di affluenza alle urne su scala regionale in Abruzzo, con il 73,79%. Seguono, sempre su scala regionale, due piccolissimi comuni dell'Alto Sangro in provincia dell'Aquila, Civitella Alfedena (315 abitanti) e Scontrone (596 abitanti), rispettivamente con il 70,99% e 70,45%.

«E' una grande vittoria della democrazia», ha commentato Legambiente Abruzzo che, attraverso Antonio Sangiuliano aggiunge: «Fondamentale è rimuovere definitivamente l'opzione atomica in Italia. Ora occorre lavorare partendo dal basso, per far emergere una nuova e coraggiosa volontà politica in grado di governare la rivoluzione energetica che è ormai in atto». «L'obiettivo - conclude - è di soddisfare il 100% del fabbisogno elettrico con le rinnovabili entro il 2050: lo impongono la sfida climatica, la sicurezza degli approvvigionamenti e i benefici economici sul medio e lungo periodo».

I numeri parlano chiaro: la regione si è mobilitata portando a casa un dato di affluenza perfettamente in linea con il dato nazionale anche se al di sotto di alcune regioni che hanno fatto segnare percentuali molto elevate come la Valle D'Aosta (60,9%), Trentino Alto Adige (64,6%), Emilia Romagna (64,1%), Toscana (63,6%).

La scrutinio conclusosi in serata ha poi confermato la prevedibile vittoria schiacciante del sì, con percentuali bulgare.

Oltre 20 milioni di elettori (95,7%) hanno detto sì alla cancellazione della norma sull'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali (poco meno di 900 mila, pari al 4,3%, i no).

Il sì ha sfondato quota 23 milioni (oltre il 96%) al referendum sulle tariffe dell'acqua, mentre i no sono stati 900 mila (poco meno del 4%). All'abrogazione delle norme che consentono la produzione nel territorio di energia elettrica nucleare hanno detto sì quasi 22 milioni di italiani (94,6% dei votanti), mentre i no sono stati circa un milione 200 mila (5,4%).

Infine, il legittimo impedimento del premier e dei ministri a comparire nei processi penali.

Gli italiani hanno spazzato via anche quella parte dello scudo che era stata salvata dalla sentenza della Corte Costituzionale. Si torna così alla norma prevista dal codice di procedura penale uguale per tutti i cittadini: lo hanno deciso, con il sì all'abrogazione dello scudo, oltre 16 milioni di italiani (95% dei votanti), contro gli 800 mila (5%) che hanno votato no.

NUCLEARE, AFFLUENZA RECORD NEI COMUNI ''A RISCHIO''

E hanno registrato percentuali più alte di affluenza al referendum sul nucleare (n. 3), ma comunque nella media, i comuni dove già si trovano le centrali nucleari, in molti casi dismesse dopo il referendum del 1987, in altri casi trasformate, come quella di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo.

A Caorso, in provincia di Piacenza, dove vi è una centrale elettronucleare che è stata costruita tra il 1970 e il 1978 e il cui funzionamento è durato fino al 1986, la percentuale di affluenza al voto è stata pari al 55,22%. Caorso, con Trino Vercellese (Vercelli) era tra i siti che ricorrevano spesso tra i possibili adatti a ospitare una centrale nucleare, proprio perché entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con un basso rischio sismico e alta disponibilità di acqua di fiume. A Trino Vercellese i votanti al quesito al nucleare sono stati il 58,77%. A Montalto di Castro, dove doveva sorgere una centrale nucleare che è stata bloccata dal referendum del 1987 e si trova invece la centrale termoelettrica 'Alessandro Volta', una centrale a policombustibile da 3600 MW di potenza elettrica, sono andati a votare il 66,35% degli aventi diritto. Montalto unisce, alla scarsa sismicità, anche la presenza di acqua di mare e questo la rendeva un sito particolarmente appetibile. Anche a Scanzano Jonico, la città lucana, individuata nel 2003 come possibile sede del sito unico nazionale per lo smaltimento di scorie radioattive, e al centro, per questo, di accese proteste da parte della popolazione, è stata spesso citata come uno dei luoghi adatti ad ospitare una centrale e dunque come possibile candidato a riportare l'Italia, nei piani del governo, sulla strada dell'atomo entro il 2020. Qui la percentuale di coloro che sono andati a votare per il referendum n. 3 è stata pari al 53,31%. Secondo Verdi e Legambiente, tra i candidati ideali, per il governo, a accogliere una centrale, c'era Termoli, in provincia di Campobasso: qui l'affluenza al voto per il referendum sul nucleare è stata alta, pari al 63,40%. Affluenza alta anche a Rovigo (anche questa città spesso citata come possibile sede di una centrale nucleare) con il 58,52% degli aventi diritto e a Monfalcone (Gorizia), col 59,92% dei votanti: anche qui si parlava di costruire una centrale.

14/06/2011 8.50