Quote latte, i misteri e le paure mentre l’inchiesta si allarga nel silenzio

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Una cosa talmente grossa da sembrare inverosimile. Ma a lavorarci sono almeno 70 procure e qualcosa di vero deve pur esserci.

ABRUZZO. Una cosa talmente grossa da sembrare inverosimile. Ma a lavorarci sono almeno 70 procure e qualcosa di vero deve pur esserci.

Anche perché una commissione parlamentare ha dato il la a questa vicenda con un effetto a cascata che ora coinvolge folti nuclei di investigatori, come avevamo anticipato qualche giorno fa. Al centro anche l’istituto zooprofilattico di Teramo “G. Caporale” che è custode degli archivi e degli elenchi che si riferiscono alle quote latte.

Secondo i primi riscontri filtrati dal segreto delle indagini sarebbe già stato accertato che alcuni funzionari di Agea (agenzia per le erogazioni in agricoltura), responsabili del Sian (Sistema informativo agricolo Nazionale), avrebbero modificato l’algoritmo utilizzato per il calcolo del numero dei capi da latte e dei numeri di giorni di lattazione, in modo tale da far risultare un numero di capi compatibile con il livello produttivo dichiarato dalla stessa agenzia europea.

Lo scopo sarebbe stato quello di “italianizzare” il latte invece proveniente da altre zone a buon mercato e non sempre soggetto ai controlli rigorosi come quelli italiani. Piccoli risparmi che si trasformano in giganteschi guadagni se il meccanismo viene applicato ai colossi della distribuzione del latte.

Una presunta mega truffa ai danni fra l’altro degli allevatori che invece sono stati costretti a pagare salate multe per lo sforamento delle quote.

Si tratta di una indagine che si è mossa sottotraccia e che avrebbe già raccolto una mole incredibile di prove, comprese intercettazioni che parlerebbero chiaro su presunti accordi per mettere in atto la truffa. Sarebbero molte decine le persone ascoltate dagli inquirenti (anche in Abruzzo) ma il riserbo al momento è totale.

E come accaduto per i grandi scandali del passato (anche recenti) è calato un «silenzio assordante» ed una stranissima sordina sulla vicenda. Nessuno parla, nessuna reazione, nessuna conseguenza, non c’è stato un solo politico che si sia fatto avanti per chiedere conto e chiarezza alla Regione magari con una interrogazione consiliare per sapere cosa succeda all’Istituto zooprofilattico di Teramo.

Eppure, come detto, il caso è destinato ad esplodere e a creare l’ennesimo cataclisma giudiziario. La cortina fumogena finora ha funzionato riuscendo a celare anche diverse incursioni degli investigatori che avrebbero fatto visita in Abruzzo in alcuni uffici pubblici sequestrando molta documentazione… eppure non se ne è saputo nulla.

Sarebbero stati consegnati anche alcuni avvisi di garanzia ad una decina di indagati per reati gravi come la truffa… ma anche di questo non si è saputo nulla.

Intanto gli allevatori iniziano a scalpitare e promettono battaglie anche dure in nome della verità: l’obiettivo principale è quello di capire cosa sia successo, poi si penserà a richiedere azioni di responsabilità nei confronti dei presunti truffatori.

A soffiare sul fuoco e a chiedere spiegazioni sul caso è rimasto il Cospa nazionale e la sua propagine abruzzese che parla di «silenzio rimbombante» che ha investito tutti i politici locali.

Ma inizia a serpeggiare paura per le inchieste in corso che forse nessuno aveva saputo prevedere.

Intanto, dopo pressioni, il Ministro ha deciso che ci sarà una nuova commissione guidata dal vice capo della Forestale dello Stato, Fausto Martinelli.

«Qualcuno ci dovrà spiegare adesso, ed in particolare il neo Ministro», ha detto Dino Rossi (Cospa Abruzzo), «a cosa serve un’altra commissione, quando c’è stata già una, dove sono emersi intrecci sconcertanti, falsificazioni di documenti, riciclaggio di prodotti di dubbia provenienza, appropriazione indebita di fondi comunitari, truffa ai danni della Comunità europea e danneggiamento del patrimonio zootecnico, tutto coperto da sorte di velo calato sulla vicenda che puzza lontano un miglio».

«Abbiamo motivo di credere che la non pubblicazione di questa vicenda, di vitale importanza», ha aggiunto Rossi, «indichi che ci siano i poteri forti che tengono in pugno i canali di informazione, pardon di disinformazione, visto il nostro caso. Mentre per creare allarmismo come la mucca pazza, l’aviaria e oggi il batterio killer del cetriolo, i media ci sguazzano inconsapevoli dei risvolti economici negativi sulle imprese agricole. In più occasione lo scrivente ha cercato di spronare i quotidiani locali, quelli che scrivono sui gatti morti di infarto, del cinghiale dalmata, dei lupi travolti dalle macchine».

13/06/2011 9.12

* LA MAXI INCHIESTA SULLE QUOTE LATTE 

* LA GUERRA DELLA ''MALAVITA DEL LATTE'' (Da “La Nuova di Venezia e Mestre”)