I problemi del carcere. Di Carlo: «Istituire subito il garante dei detenuti»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «69.000 carcerati e una capienza delle carceri di 48.000 unità. Possono vivere in queste condizioni i nostri detenuti?».

ABRUZZO. «69.000 carcerati e una capienza delle carceri di 48.000 unità. Possono vivere in queste condizioni i nostri detenuti?».

 

Si apre con questa domanda l’intervento che l’avvocato Alessio Di Carlo, ha chiesto ed ottenuto dalla quinta commissione del Consiglio regionale  per affrontare un tema che a lui «sta molto a cuore: le condizioni di disagio e malessere psicologico, in cui versano migliaia di detenuti italiani».

Ed ha le idee chiare il giurista,direttore dell’associazione Giustizia giusta creata dal deputato radicale Mauro Mellini e trasformata in giornale online, tanto che quando il presidente  della commissione gli dà la parola fa una richiesta ben precisa «propongo che la figura del difensore civico sia obbligata a fare visita periodicamente alle carceri e a fare rapporto alla commissione sulle criticità riscontrate in questi ambienti».

 E si dice pronto a fare lo sciopero della fame se le sue richieste dovessero restare inascoltate. 

«Una figura, quella del Garante che dovrebbe tutelare anche i soggetti presenti negli istituti penitenziari, negli istituti penali per minori o comunque sottoposti a misure restrittive della liberà personale e di cui l’Abruzzo avrebbe bisogno».

Una proposta di legge è già stata presentata (numero 0151/10 del 4 maggio 2010), su iniziativa dei consiglieri Nicoletta Verì e Nazario Pagano alla quale si aggiunge quella di Acerbo-Saia, poi unificate il 26 maggio 2010 in un testo unico.

«Ma in attesa che le proposte di legge sul garante diventino legge», dice Di Carlo, «e prendendo atto dell’interesse che questa commissione ha dimostrato nei confronti della situazione carceraria abruzzese tanto che ha fatto una visita ispettiva al carcere di Sulmona, propongo di regolarizzare la figura del difensore civico dandole delle regole: obbligo di visite periodiche nelle carceri e rapporti da inviare periodicamente alla commissione».

E, a supporto della sua tesi tira in causa due carceri: Sulmona e Teramo, al centro di episodi di presunti pestaggi e suicidi.

«Il sovraffollamento delle carceri abruzzesi non è l’unica piaga del sistema carcerario italiano. Ad esso si sommano una serie di problemi che vanno dall’elevato tasso di suicidi, all’autolesionismo, alle risse tra i detenuti e la polizia penitenziaria››.

Ma cosa ancora più grave,secondo il  Di Carlo, è la promiscuità carceraria che fa sì che soggetti che hanno commesso crimini gravi convivano con detenuti sulle cui spalle pesano reati minori. «Anche se»,commenta,«so dell’esistenza di un assessorato regionale alla legalità che dovrebbe occuparsi di questi problemi». Non tralascia Di Carlo «uno degli aspetti più delicati», riferendosi  alla dignità umana dei carcerati e parla «di detenuti costretti ad oltre 20 ore di permanenza in cella nelle carceri abruzzesi senza fare attività lavorative o ricreative». Condizione che, secondo lui, li getta in uno stato di sconforto psicologico portandoli a gesti inconsulti.

Poi, è il momento di dati e cifre:«20 ore mensili di assistenza psicologica l’anno scorso a Pescara per 250 detenuti». Un rapporto, sottolinea Di Carlo, che esprime una percentuale pari allo zero.

E, nel concludere il suo intervento l’avvocato esprime le sue preoccupazioni circa i tempi burocratici  perché questo progetto si possa realizzare.

«La mia associazione farà attività di vigilanza, proposta e stimolo», dice con voce dimessa al presidente.

Sperando che questa volta la burocrazia sia celere.

Marirosa Barbieri  10/06/2011 13.40