Regione, dipendenti co.co.co. a rischio stabilizzazione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Allarme rosso per i co.co.co della Regione: nessun provvedimento in vista per la loro stabilizzazione, addirittura rischio concreto di essere mandati a casa dopo 8-10 anni di lavoro svolto come dipendenti a tutti gli effetti (anche se a volte il diritto alla maternità è stato compresso…). * ALLA PROVINCIA DI PESCARA PRECARI NON STABILIZZATI ALL’ATTACCO

Tutto dipende dal fatto che dopo le promesse (forse solo elettorali) di soluzione del problema, peraltro annoso, e dopo gli accordi con i sindacati, l’assessore Federica Carpineta ha deciso di procedere alle assunzioni solo con i concorsi aperti a tutti, assegnando un punteggio insignificante al lavoro svolto per anni e a chi ha già sostenuto in passato una selezione concorsuale.

«La Regione si è rimangiata tutti gli accordi», commenta Carmine Ranieri, Cgil «e quello che è più stupefacente è la generalizzazione di un comportamento molto criticabile e che produce solo danni ai lavoratori, in questo caso ai cococo. Si assumono provvedimenti e decisioni senza concertazione e così si provocano disastri».

 Anche la Cisl è molto critica:«Siamo molto vicini a questi lavoratori», dichiara Vincenzo Traniello, Cisl Fp, «per i quali con il precedente assessore D’Amico avevamo raggiunto un accordo che è stato rispettato solo per le verticalizzazioni e la stabilizzazione dei tempi determinati. Per i cococo invece non c’è stato nessun seguito e quindi dopo i 66 precari della Provincia rischiano di andare a casa anche quelli della Regione. Noi però non ci fermeremo a guardare: già sono pronti i nostri legali per tutelare anche in sede giudiziaria questi lavoratori. Chiederemo al giudice di riconoscere il loro status di lavoratori dipendenti e così, in caso di accoglimento della richiesta, poi la Regione dovrà pagare anche le spese».

Insomma si apre un fronte di guerra in più all’interno dell’assessorato e le proteste aumentano, anche perché a questi concorsi aperti, banditi senza riserve per i cococo, saranno chiamati anche molti che le selezioni le hanno già passate. Eppure già il 6 ottobre scorso i sindacati confederali avevano chiesto un confronto all’assessore, a Claudio Di Giampietro, direttore delle risorse umane, e ai due dirigenti Giulia Marchetti e Alfredo Moroni. Sullo sfondo la delibera di Giunta regionale 38 del 21 gennaio 2008 che prevedeva la stabilizzazione che non c’è stata.

Sebastiano Calella 30/07/2010 12.52

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ALLA PROVINCIA DI PESCARA PRECARI NON STABILIZZATI ALL’ATTACCO 

PESCARA. Si è svolta ieri, 29 luglio, presso al sala Figlia di Iorio l'assemblea del personale della Provincia di Pescara avente ad oggetto la stabilizzazione dei precari della Provincia. All'assemblea sono intervenuti l’avvocato Valerio Speziale ed il collega Gabriele Silvetti, rappresentanti dei precari nel percorso giudiziario che si accingono a intraprendere per tutelare l'accordo di stabilizzazione, il Segretario Generale della CGIL Paolo Castellucci e Stefano Di Domizio della FP CGIL quali rappresentanti sindacali.

Nell'introduzione, Paolo Castellucci, ha ricordato che i precari di cui si tratta sono 66 lavoratori che, con diverse formule contrattuali prestano il loro servizio in favore della Provincia, «in vari casi anche da dieci anni». «Si tratta di persone che», ha aggiunto, «proprio in virtù dell'anzianità e del fatto di aver già svolto prove selettive per l'accesso ai relativi impieghi, hanno maturato i requisiti richiesti dalla legge per accedere alla stabilizzazione del posto di lavoro. Quest'ultima è stata disciplinata all'interno della Provincia di Pescara con accordo del giugno 2008 e dovrebbe giungere a conclusione con trasformazione a tempo indeterminato il 28 settembre 2010. Invece, a tre mesi dal completamento di un percorso durato diversi anni, la Provincia di Pescara annuncia di voler sconfessare l'accordo e mandare a casa i precari, accampando ragioni di ordine politico ed economico».

Le conseguenze di questa scelta presentano diversi profili discutibili secondo la Cgil.

 Da un lato la perdita dei 66 posti di lavoro dei precari direttamente interessati. Dall'altro le gravi inefficienze conseguenti nella gestione dei servizi pubblici istituzionali che oggi questi garantiscono. E si tratta di servizi importantissimi, quali le politiche sociali, la gestione Centro per l'Impiego, la biblioteca ecc. Inoltre non procedere a stabilizzare significherebbe perdere finanziamenti molto consistenti già destinati dalla Regione (che oggi coprono l'intera retribuzione di circa 45 precari).

Per le suddette ragioni la Cgil «ritiene necessario salvaguardare la stabilizzazione e propone di adottare un programma graduale di assunzioni che in un periodo di tempo ragionevole (circa tre anni) assorba tutti i 66 interessati».  

Su un piano tecnico e propriamente giuridico, il Professor Speziale ha fatto notare come dall'accordo stipulato nel 2008 sia sorta in capo ai precari una posizione giuridica tutelabile ai sensi dell'ordinamento. «La violazione di questa posizione», spiega, «esporrebbe la Provincia a dover risarcire i precari con una cifra stimata in maniera prudenziale intorno ai 2 milioni di euro (almeno 18 mensilità di retribuzione per ciascun lavoratore, secondo consolidata giurisprudenza). A ciò si dovrebbe aggiungere il risarcimento, in caso di riconoscimento della parasubordinazione per i periodi in cui i precari hanno prestato servizio come co.co.co., e quello per il danno personale oltre al già citato danno professionale».

Silvetti, d'accordo col Professore, ha inoltre posto l'accento sul fatto che «i ricorsi si effettueranno anche per chiedere l'accertamento del diritto alla stabilizzazione oltre al ristoro del danno subito (ipotesi assolutamente verosimile sulla base dell'accordo vigente in Provincia, dell'attuale panorama normativo e dei precedenti giurisprudenziali): in caso di esito positivo l'entità del risarcimento dovuto ai lavoratori sarebbe elevatissima, ben oltre la cifra indicata».

«E' utile sottolineare che», sostiene ancora il sindacato, «sebbene la stabilizzazione dei precari comporti comunque un costo notevole (circa 1 milione e 200 euro) a fronte di questa spesa la Provincia continuerebbe a far funzionare i servizi proprio grazie all'opera dei precari mantenuti negli organici. Invece, nel caso di mancata stabilizzazione e conseguenti risarcimenti, l'esborso sarebbe estremamente elevato senza alcuna prestazione lavorativa come contropartita. Quindi con un doppio profilo negativo: erogazione di soldi pubblici accompagnata dalla disfunzione dei servizi».

Stefano Di Domizio, infine, ha puntualizzato alcune incongruenze tra le dichiarazioni dell'amministrazione di non poter procedere alla stabilizzazione per ragioni politico economiche ed alcuni atti posti in essere negli ultimi mesi.

«In particolare», ha detto, «si segnala l'avvio di nuove collaborazioni per lo svolgimento di funzioni per cui sono richieste professionalità già presenti tra i precari. Inoltre, mentre i precari svolgono le loro mansioni verso un corrispettivo di circa 900 euro mensili netti, i nuovi collaboratori sono retribuiti con 3.125 euro al mese ciascuno. Questa segnalazione non ha lo scopo di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, ma vuole sottolineare che se ci sono gli spazi per compiere tali operazioni, vengono meno le ragioni che impediscono di stabilizzare.  Così pure il rinnovo di alcuni collaboratori in scadenza che comporta una spesa di 90.000 euro per due unità prorogate per un anno e mezzo».

Nessuna di queste scelte è stata discussa con i sindacati.

 30/07/2010 13.00