? Referendum acqua, i Tea party dicono no, Forza Nuova dice sì

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Tea Party Abruzzo invita a non adare a votare al referendum del 12 e 13 giugno 2011.

Il Tea Party Abruzzo, coordinamento regionale del Tea Party Italia, un movimento «apartitico di ispirazione liberale, libertaria che si batte contro lo statalismo in tutte le sue forme» ha preso una netta posizione circa il referendum del prossimo fine settimana.

«La gestione dei servizi di distribuzione idrica, attualmente sotto l'esclusiva responsabilità statale, è una delle peggiori attività portate avanti dalla Pubblica Amministrazione», dicono dal movimento. «Inefficiente, poiché oltre il 50% dell'acqua immessa nella rete di distribuzione risulta dispersa a causa della mancata manutenzione; non trasparente, poiché i vertici delle società pubbliche e delle municipalizzate responsabili della gestione sono di nomina politica; antieconomica ed antiecologica, poiché i prezzi dell'acqua in Italia sono eccessivamente bassi, i più bassi d'Europa, e non a causa di una maggiore abbondanza della risorsa idrica sul territorio nazionale ma poiché il prezzo viene deciso dagli amministratori locali, che ovviamente evitano in tutti i modi di far aumentare la bolletta dell'acqua ai propri elettori. Una politica che porta le società pubbliche a essere, ovviamente, in costante perdita, ripianata attraverso altre entrate fiscali. E con un prezzo artificiosamente basso vengono incentivati sprechi e utilizzi poco accorti della risorsa acqua, al giorno d'oggi sempre più preziosa».

«Il “Decreto Ronchi” recepisce i principi comunitari di "economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento" per l'affidamento ai privati dei servizi pubblici locali», continuano i Tea Party Abruzzo, «o la scelta del partner privato nelle aziende miste. Il Decreto non sancisce la privatizzazione dell'acqua, che rimane un bene pubblico inalienabile, ma permette soltanto l'ingresso dei privati nei servizi di gestione della distribuzione idrica». 

Alla luce di ciò il movimento invita tutti i cittadini abruzzesi «ad informarsi attentamente sulle questioni e sui quesiti riguardanti il referendum sulla questione inerente alla gestione dei servizi di distribuzione idrica, e invita inoltre ad astenersi dal voto - non recandosi alle urne o in alternativa a non ritirando le schede di colore rosso e giallo – per non contribuire a stroncare sul nascere questo timido esempio di liberalizzazione dell'economia italiana».

FORZA NUOVA DICE SÌ


E nella notte fra mercoledì 8 e giovedì 9 giugno, i nuclei forzanovisti di Pescara, Teramo, Lanciano ed Atessa hanno sbarrato con nastro bianco e rosso le più importanti fontane cittadine. «Un’azione civile e pacifica» per richiamare l’attenzione degli italiani sulla prossima consultazione referendaria circa due dei quattro quesiti in merito alla eventuale privatizzazione dell’acqua.

«Un’acquisizione da parte delle multinazionali di un bene necessario alla sopravvivenza umana, porrebbe il bene stesso all’interno di un mercato sregolato, facendone velocemente lievitare i prezzi e impedendo comunque a qualsiasi cittadino di avere un’alternativa al diktat finanziario “o paghi o ti chiudiamo i rubinetti”», dicono da Fn

«Il Centro Studi di Intesa San Paolo ipotizza che il regolamento attuativo della legge Ronchi, voluta dalla Banca mondiale e varata dal governo Berlusconi con la firma della Lega Nord, sulla “privatizzazione” dell’acqua verrà emanato nel 2012. I pacchetti azionari delle prime cinque multi utilities, che già al mondo gestiscono privatamente le acque di alcuni paesi, valgono almeno 2 miliardi di euro. In Italia è già nato il polo industriale dell’acqua dall’alleanza tra Iren (aggregazione fra le ex municipalizzate di Genova, Torino, Parma, Piacenza, Reggio Emilia) e il fondo d’investimento F2 (Cassa Depositi e Prestiti, Fondazioni Bancarie e Grandi Banche)».

«Le prime esperienze italiane di privatizzazione sono nefaste», continua Forza Nuova, «a Latina la francese Veolia, multinazionale che gestisce l’acqua privata ha aumentato i prezzi del 300%, senza possibilità di opposizione da parte dei cittadini, che sono costretti a pagare per non vedersi chiusi i contatori. E’ chiaro quindi che chi comanderà l’acqua comanderà il mondo, e le banche non si stanno certo facendo sfuggire questa bellissima opportunità di stringere fino in fondo il cappio al collo del popolo».

09/06/2011 10.08