Forest Oil: «a Bomba clima ostile, mai una accoglienza così in 95 anni»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3308

BOMBA. Per la società americana l'incontro di domenica scorsa con la cittadinanza di Bomba è stata «un'occasione mancata per confrontarsi pacificamente e democraticamente».

BOMBA. Per la società americana l'incontro di domenica scorsa con la cittadinanza di Bomba è stata «un'occasione mancata per confrontarsi pacificamente e democraticamente».

La società americana ha incontrato i cittadini di Bomba in un'assemblea pubblica sul progetto per la realizzazione di un impianto di estrazione di metano .

Si è trattato di un incontro per alcuni tardivo (come ha detto il delegato della Provincia alla difesa della costa, Franco Moroni) e tenutosi proprio a ridosso delle polemiche per il viaggio in Olanda pagato dalla multinazionale ai dipendenti pubblici per verificare ''sul campo'' pregi e difetti di un impianto simile a quello che dovrebbe sorgere a Bomba.

Il general manager di Forest Italia, Giorgio Mazzenga, sostiene invece che la società ha recepito le istanze tecniche dei cittadini e della Regione Abruzzo, per migliorare il progetto e garantire la totale sicurezza dell'impianto.

«Siamo rammaricati che non ci sia stato modo di spiegarlo, visto l'eccessivo clima di contestazione verbale cui siamo stati sottoposti», continua Mazzenga.

Il management di Forest Oil Corporation, venuto dal Colorado a Bomba per farsi conoscere e mettere a disposizione l'intero staff di progetto, «ha trovato un clima cui non era stato mai abituato in 95 anni di attività», contesta la società, «che non ha facilitato l'approfondimento delle complesse questioni relative al progetto di cui la Forest è titolare e che riguardano in particolare le emissioni, l'impatto paesaggistico e la subsidenza».

I rappresentanti della Forest e i 17 esperti presenti, italiani e americani della Proger, di Geocomp, di Paques e di Urs («persone altamente qualificate, con molti anni di esperienza alle spalle») sono stati «letteralmente travolti», continua Mazzenga, «da una popolazione che “non voleva sentire ragioni” e che, per tutta risposta, rivolgeva agli intervenuti un continuo coro aggressivo fatto di improperi, insulti e fischi».

«Noi siamo dei tecnici e non dei manipolatori, né degli abili trasformisti», continua il general manager. «L'altro giorno abbiamo assistito a una vera e propria strategia finalizzata a creare più tensione e ansia di quanto ci dovesse essere. Abbiamo cercato di dimostrare, dati alla mano, che la subsidenza indotta dalla produzione del gas sarà minima e incapace di procurare danni ai versanti e alle strutture – tant'è che il Ministero delle Infrastrutture e Acea, che gestisce la diga di Bomba, hanno condiviso il nostro progetto; ma gli abitanti hanno detto che era una menzogna e che dovevamo andare via. Abbiamo cercato di spiegare che l'acido solfidrico sarebbe stato abbattuto naturalmente grazie a una “tecnologia verde” all'avanguardia e loro hanno detto che stavamo giocando con le vite umane. In definitiva, è stato impedito un confronto sereno e una corretta informazione basata sui fatti»..

Il clima dell'incontro non era, ribadisce la multinazionale, congeniale «ad una comunicazione su importanti aspetti tecnici e tale da non consentire una comprensione oggettiva di quanto veniva detto dagli esperti (e tradotto in italiano dai traduttori)».

Dalla Forest Oil il dubbio che si sia trattato di un'occasione persa «per un confronto democratico rispettoso di tutti gli stakeholders e dei principi di trasparenza che regolano il procedimento di approvazione regionale tuttora in corso. Il dibattito in proposito tra gli stessi abruzzesi è molto acceso sui vari blog ambientalisti».

Forest sottolinea che è ancora disposta al dialogo, «purché sia civile».

«Non vi è alcuna intenzione di forzare la mano e costringere la popolazione ad accettare il progetto se ci fossero degli elementi inaccettabili tecnicamente o ambientalmente», assicurano dalla società. «Forest vorrebbe semplicemente avere la possibilità di illustrare il progetto, come anche richiesto dalla Regione (assente però alla riunione) e dallo stesso Comune di Bomba».

L'intento della società – come riportato dal management di Forest – è quello di portare a conoscenza dei cittadini che l'attività dell'impianto «non arrecherà alcun danno alla salute».

La Centrale di Monte Pallano utilizzerà un processo biologico e non chimico-fisico per lo smaltimento dell'acido solfidrico dal gas naturale estratto.

«Si tratta di una tecnologia verde all'avanguardia, il sistema Shell-Paques, già utilizzato in circa 100 impianti al mondo, in grado di abbattere totalmente l'acido solfidrico attraverso l'utilizzo di batteri naturali. Questi batteri “mangiano” l'acido solfidrico trasformandolo in una pasta di zolfo innocua da utilizzare in agricoltura».

La società ritiene che i temi fondamentali del progetto (emissioni limitate, trasparenza delle informazioni, controllo della subsidenza e minimizzazione dell'impatto visivo) siano stati «adeguatamente trattati» nello Studio di Impatto Ambientale e su questi temi ha cercato di informare la cittadinanza e continuerà a farlo.

09/06/2011 8.19