Il Consiglio di Stato boccia le Cliniche sui tetti di spesa 2008: Chiodi esulta su Facebook

Alessandro Biancardi

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LA SENTENZA. ABRUZZO. La Regione vince al Consiglio di Stato contro il ricorso delle Cliniche private che contestavano il tetto di spesa imposto dal Commissario alla sanità, Gino Redigolo, per il 2008.

Secondo la sentenza, che riforma orientamenti completamente opposti del Tar Abruzzo, le Cliniche «non potevano non sapere» che il tempo delle vacche grasse era finito e che quindi il budget sarebbe stato tagliato. Tra l’altro - scrive il Consiglio di Stato - era vigente il Piano di rientro dei debiti, firmato il 13 marzo 2007, e soprattutto era sempre in vigore, come oggi, la legge 6 del successivo 5 aprile 2007 sul riordino della rete ospedaliera abruzzese, voluta dall’assessore Bernardo Mazzocca. La notizia della sentenza favorevole ha messo di buon umore il presidente Chiodi che ha esultato su Facebook quasi a far presagire che adesso – sistemate le cliniche – toccherà agli ospedali di Guardiagrele e Casoli che hanno osato sfidare il programma operativo Chiodi-Baraldi.

«Il Consiglio di Stato ha dato ragione alla Regione e le casse pubbliche hanno risparmiato diversi milioni di euro», scrive il presidente sul social network. «Ha vinto la regione e la sentenza del Tar che dava ragione alle cliniche è stata annullata».

La sentenza smonta le precedenti pronunce del Tar: il Consiglio di Stato non dice solo che le Cliniche «non potevano non sapere»che esisteva il Piano di rientro per i debiti, ma anche che era vigente la legge 6 e che la minaccia di disaccreditamento per le Cliniche riottose a firmare i nuovi contratti era niente altro che la trascrizione letterale del D.lgs 502 del ’92.

Con ciò ricordando all’Ufficio del commissario l’importanza e la supremazia delle leggi esistenti (nella gerarchia delle fonti normative) sul Programma operativo taglia ospedali e servizi. La fretta cattiva consigliera? 

I PUNTI PRINCIPALI DELLA SENTENZA CHE HA ACCOLTO IL RICORSO DELLA REGIONE 

Il Consiglio di Stato, dopo aver respinto le eccezioni sulla legittimità della costituzione della Regione in questa causa, spiega che il settore pubblico è sempre legittimato, anche in ritardo, a fissare i tetti di spesa. Certamente, scrive la sentenza, la «parificazione e la concorrenzialità pubblico-privato deve conciliarsi con il principio di programmazione e di razionalizzazione del sistema sanitario regionale, per arrivare al contenimento della spesa pubblica». Ma «il carattere preventivo della programmazione non può essere cronologico» in senso stretto, perché ci sono i tempi tecnici dei provvedimenti amministrativi.

E’ vero che la delibera sui tetti di spesa è del 5 novembre e non dell’inizio anno, ma già il clima economico e amministrativo “preannunciava” questi tagli. Quindi, secondo il Consiglio di Stato, «non può ritenersi tardivo il taglio del budget 2008»: c’erano il Piano di rientro dai debiti (marzo 2007) dove si indicava la cifra di 101 milioni da non superare per i privati e c’era la delibera del 28 gennaio 2008 che attribuiva provvisoriamente un budget ridotto (anche se poi era stata annullata dal Tar perché il “provvisorio non può diventare definitivo ed essere così elusivo della norma” che fissa il budget ad inizio anno).

Inoltre c’era la delibera del commissario Gino Redigolo (tetto di 100 milioni e 694 mila euro), anche questa annullata dal Tar e c’era poi la delibera 5 di novembre, adottata rapidamente, pochi giorni dopo la bocciatura del Tar. Quindi non si può parlare di ritardo. Così come non si può parlare di legittimazione dell’Aiop, l’associazione delle Cliniche private, a ritenere valido il diritto di erogare prestazioni in regime di prorogatio, perché i tetti poi imposti successivamente erano ampiamente conosciuti.

Su tutto lo scenario – sempre secondo il Consiglio di Stato – incombe la legge 6 dell’aprile 2007, che ha avuto anche il conforto della Corte Costituzionale. Quasi un campanello d’allarme per il destino dei decreti del Commissario sulla sanità abruzzese. 

Sebastiano Calella 08/06/2011 12.43

 

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