L’Abruzzo al centro dell’inchiesta sulla mega truffa sulle quote latte. Indagano 70 procure

Alessandro Biancardi

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L’Abruzzo al centro dell’inchiesta sulla mega truffa sulle quote latte. Indagano 70 procure
ABRUZZO. Un sistema di calcolo truccato ha fatto sballare i dati delle “quote latte” e costretto gli allevatori a pagare multe salatissime e in alcuni casi a chiudere bottega. Sospetti sui funzionari “controllori”.

Già tempo fa, Dino Rossi, del Cospa Abruzzo, aveva denunciato, beccandosi una diffida, l’importazione di latte dall’est Europa.

Di nuovo l’Abruzzo al centro di una vicenda giudiziaria che ha interessato 70 procure italiane per una presunta maxi truffa ai danni dello Stato e degli allevatori. La vicenda è scaturita dalle relazioni di una commissione d’indagine finalizzata a verificare le quote latte, nominata il 25 luglio 2009 dall’allora ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia.

Molto probabilmente nessuno avrebbe potuto ipotizzare quello che poi sarebbe finito nelle relazioni dei carabinieri che indagano. Nell’inchiesta è coinvolto anche l’Istituto Zooprofilattico di Teramo “Giuseppe Caporale”.

L’indagine, di cui non se ne conoscono indagati e sviluppi, partiva da un fatto: l’Italia sforava le quote latte, e di molto. Di conseguenza elevate erano le multe (circa 27 euro per ogni quintale in più prodotto) per gli allevatori che in alcuni casi sono stati costretti alla chiusura. Qualcosa che non andava però c’era.

Ad insospettire erano alcuni dati provenienti dal monitoraggio della produzione come per esempio la strana longevità delle mucche da latte. Nella realtà una mucca vive 8 anni, mentre i dati parlavano di mucche di 83 anni. Numeri spropositati di capi bovini che producevano altrettante cifre di litri di latte.

 LA TRUFFA?

In una relazione di approfondimento dei carabinieri “Politiche agricole e alimentari” è stato accertato che alcuni funzionari di Agea (agenzia per le erogazioni in agricoltura), responsabili del Sian (Sistema informativo agricolo Nazionale), avrebbero modificato l’algoritmo utilizzato per il calcolo del numero dei capi da latte e dei numeri di giorni di lattazione, in modo tale da far risultare un numero di capi compatibile con il livello produttivo dichiarato dalla stessa agenzia europea.

«Tutto questo per italianizzare il latte proveniente dalla Romania», ha sintetizzato il Cospa Abruzzo, «uno di quei paesi in cui i controlli sanitari sono scadenti, acquistato, importato dalle grandi catene di distribuzione, lavorato dai colossi del latte, per poi essere immesso sulle tavole degli italiani e venduto come il latte della Lola…».

Risultavano quindi in Italia 1.650.000 capi bovini da latte, numero tale da poter giustificare il livello produttivo nazionale di 110.000.000 quintali di latte.

 DANNI PER LO STATO E PER ALLEVATORI

I carabinieri hanno accertato ingenti quantitativi di quote latte non revocate da parte delle Regioni a causa della mancata segnalazione da parte dell’ente responsabile: l’Agea. Le quote revocate annualmente devono essere ridistribuite gratuitamente tra produttori in base a disposizioni regionali, ma questo non avveniva. Qualcuno, non autorizzato, si accaparrava quella quote latte e poteva quindi importare latte dall’estero, quindi di mucche non presenti sul territorio italiano. 

In conclusione le indagini (i cui indagati restano ignoti per ora) hanno consentito di individuare un sistema che attraverso l’Agea, peraltro forte di un potenziale economico e di una ramificazione societaria non trascurabili, nel tempo avrebbe proceduto ad alterare i dati produttivi nazionali del latte arrecando un danno per  singoli allevatori, ai quali sono state comminate pesantissime sanzioni (alcune costrette alla chiusura) sebbene le loro produzioni non avessero mai complessivamente superato la quota nazionale. Ma anche lo stato italiano è stato truffato e danneggiato in quanto in virtù delle sanzioni comminate e non versate alla stessa Unione Europea, si è visto decurtare i previsti finanziamenti comunitari per la Pac (politica agricola comunitaria).

 SENZA AUTORIZZAZIONE

Sono state scoperte inoltre migliaia di aziende presenti nella Banca Dati Nazionale, detenuta dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo, prive di autorizzazione alla produzione del latte, il cui prodotto quindi non sarebbe commerciabile. Secondo la normativa invece per ogni azienda dovrebbe essere indicata la presenza o meno dell’autorizzazione. Durante gli interrogatori sul punto, il commissario straordinario per le quote latte, Paolo Gulinelli, chiamato come persona informata dei fatti, ha detto ai carabinieri: «non lo so e non interessa ai fini della commercializzazione».

In Veneto gli agricoltori, sul piede di guerra, avevano denunciato allevamenti «di carta», cioè aziende che si accaparravano le quote senza neppure avere dei bovini, come ha scritto il Corriere Veneto a maggio scorso.

 INTRECCI SOCIETARI E CdA FOTOCOPIA

A gestire il sistema informativo agricolo nazionale è il Sin composto per il 51% da parte pubblica (Agea) e per il 49%  da un raggruppamento temporaneo di imprese scelte con un bando di gara. Le imprese sono Almaviva (capomandataria con il 20,2% di quote), Auselda, Sofiter, Tele3pazio, Cooprogetti, Agricolnsulting, Ibm Italia e Agrifuturo. L’antesignano del Sin era la società Agrisian formata dalla stessa compagine societaria ad esclusione di Agriconsulting.

La capomandataria Almaviva a sua volta è partecipata da Coldiretti, Confagricoltura e Cia per 1.093.172 euro ciascuna.

«Ecco perché tanto immobilismo da parte delle organizzazioni alle quali non importa nulla dei nostri disagi», ha spigato Dino Rossi, «Ci basta ordinare un tir al mese dai paesi dell’est e starcene beati sotto l’ombra, con un bel bicchiere di vino, in compagnia magari della Ruby.Quanto siamo fessi noi agricoltori, perché non lo facciamo anche noi?».

Il Cda del Sin è composto dal presidente Francesco Baldarelli e dai consiglieri Ranieri Mamalchi, Ernesto Carbone, Alberto Tripi e Marcello Maranesi nonché il direttore generale Paolo Gulinelli, ex responsabile dell’Ufficio monocratico di Agea, ora commissario straordinario per le quote latte.

Il caso poi vuole che Baldarelli, Gulinelli, Mamalchi, Maranesi, Carbone e Tripi compongano anche il Cda di Co.An.An, il consorzio anagrafe animale, un ente strumentale del Ministero della salute che ha acquistato nel 2010 partecipazioni da Agea e dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo (attuale gestore dell’anagrafe bovina).

 GLI ABRUZZESI

Fino ad aprile del 2010 il presidente del Cda del Co.An.An era Marco Verticelli, assessore all’Agricoltura della Regione Abruzzo. Abruzzese, di Teramo, anche il commissario straordinario dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, Lucio Verticelli. Mentre nel Cda dell’Istituto figurano Vincenzo Caporale (direttore) e Giulio Mondaldi Funzionario della società Sin.

 IL SUICIDIO SOSPETTO

L’inchiesta, arrivata sul tavolo di 70 procure italiane, ha visto già i primi indagati in Italia, ma anche alcuni avvenimenti insoliti.

Il primo successo ad aprile scorso quando una busta contenente delle pallottole arrivò all’attuale governatore del Veneto, Luca Zaia, nonché ex ministro all’Agricoltura. «Il Cospa», si legge in un articolo del Corriere Veneto, «inoltre collega un’indagine di Pordenone alla morte di un funzionario e alle intimidazioni subite dal presidente della Regione: “Abbiamo presentato denuncia penale contro il dirigente di Agea (l’agenzia per le erogazioni in Agricoltura, ndr) del Friuli, Silverio Scaringella. Il pm Riccardo Facchin - si legge nelle carte - ha detto che avrebbe chiesto ulteriori chiarimenti alla procura di Roma e ai dirigenti di Agea del Friuli, in particolar modo a Scaringella. Non ci è dato sapere cosa sia successo, ma il dirigente Scaringella si è suicidato e nel medesimo giorno è arrivata al governatore Zaia una busta chiusa contenente due pallottole”».

Indagato per truffa ai danni dello Stato per la vicenda delle quote latte, un consigliere provinciale  di Piacenza in quota Lega Nord, Davide Maloberti. Gli altri protagonisti della vicenda anche se citati si presumono non indagati, in mancanza di dati certi dovuti alla segretezza e alla complessità delle indagini in corso.

08/06/2011 8.59