Pdl, vertice flop: la sconfitta elettorale e i problemi dell’Abruzzo rinviati a venerdì

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Calma piatta nel Pdl abruzzese. Il summit dei consiglieri regionali, convocato ieri a Pescara per fare il punto sulle elezioni (cioè sulla sconfitta elettorale) non ha registrato né sussulti né autocritiche.

E non perché tra i consiglieri - tutti presenti, solo qualcuno in ritardo - non ci siano idee precise sui colpevoli del risultato di 3 a 1 rimediato in Abruzzo (Francavilla, Lanciano, Vasto al centrosinistra, Roseto al socialista Enio Pavone).

Ma le critiche sono state sterilizzate in partenza, perché i due coordinatori Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano, da vecchie volpi della politica, hanno rinviato la discussione sul tracollo elettorale alla prossima direzione del partito. La resa dei conti ci sarà forse venerdì prossimo a Dragonara di Chieti, a mente più fredda, ma anche in forma più diluita visto che i componenti del

parlamentino Pdl sono 60. «Siamo qui per parlare delle cose da fare»: è stata invece la parola d'ordine di ieri. E siccome di arretrato ce n'è moltissimo, i consiglieri sono stati occupati da un lungo elenco dei provvedimenti in itinere che però non giungono mai a conclusione.

«Una riunione molto proficua e partecipata, a riprova di una maggioranza determinata e compatta sulle azioni riformatrici da percorrere nelle prossime settimane», così l'ha definita Ricardo Chiavaroli, portavoce del Pdl. «I temi trattati e approfonditi, fra i quali riforma Ater, Consorzi Industriali, Sanità, Edilizia, Piani di interventi sociali, Legge elettorale, Bilancio regionale – secondo Chiavaroli - hanno fatto emergere la determinazione dell'intero gruppo ad approvare

innovativi provvedimenti legislativi entro le prossime settimane proprio sui temi esaminati, proseguendo così sulla strada delle riforme strutturali come avvenuto nei giorni scorsi ad esempio sulle Ipab».

Sulla sanità in particolare, dopo le ripetute sconfitte al Tar sui tagli ai piccoli ospedali, il Pdl ha deciso un ricorso al Consiglio di Stato con la speranza di una sospensiva. Ma il problema sarebbe solo rinviato, mentre Chiodi chiede al Governo una protezione più ampia e articolata del suo incarico di commissario mandato alla sbaraglio.

Allora tutti così superficiali? Tutti contenti per un incontro che è stato solo interlocutorio? In realtà ad uscire soddisfatti sono stati solo gli esponenti sconfitti della provincia di Chieti che hanno evitato il processo, nonostante la sconfitta rimediata per le divisioni interne al Pdl e per una certa superficialità dei vertici del partito.

Infatti i candidati del centrodestra a Francavilla, a Lanciano e a Vasto sono stati mandati al massacro (con un seguito di polemiche interne e di recriminazioni che non cessa) perché i dirigenti “ghe pensi mi” ignoravano che la legge elettorale maggioritaria prevede sempre la sconfitta di chi si

presenta diviso e sempre la vittoria di chi si presenta unito. Invece a Francavilla c'erano due candidati sindaco (Carlo De Felice e Daniele D'Amario) entrambi Pdl, così a Lanciano, dove Donato Di Fonzo, ex assessore regionale di Forza Italia, è stato “costretto” a presentare un lista civica in concorrenza ad Ermando Bozza, candidato ufficiale Pdl, così a Vasto, dove i due candidati Massimo Desiati e Mario Della Porta si sono divisi l'elettorato di centrodestra. Quindi di carne al fuoco per la discussione ce n'era molta. Ma si è preferito glissare.

Tutta abilità del senatore Di Stefano? Non proprio, perché a dar manforte a questo tentativo di eludere il confronto sulla sconfitta elettorale è stato il clima interno al Pdl.

Mentre si continua a parlare con insistenza di un rimpasto che non arriva mai, da Roma e da Arcore giungono novità destabilizzanti per la gestione monarchica del Pdl: elezioni primarie interne, candidati scelti dal basso e non più imposti, congresso a fine anno.

Se fosse tutto vero, si dicono preoccupati gli attuali consiglieri, questo è il tempo non delle critiche, ma delle alleanze, dei voti da cercare e dei potenti da blandire. Altro che rischiare la promozione in Giunta per qualche parola sincera…. Sotto la morta gora c'è comunque una componente che scalpita: gli ex An, più legati al territorio, ed i peones che non arriveranno mai all'assessorato e che subiscono però l'erosione del loro elettorato a causa delle mancate scelte della Giunta regionale. Calma piatta dunque, spalmata sui vecchi e sui nuovi assessori, ma Pdl agitato alla base. Ed anche

un pò distratto. Dei problemi reali dell'Abruzzo (lavoro, disoccupazione giovanile, desertificazione industriale, infrastrutture, nuove povertà) non parla. Va tutto bene. 

Sebastiano Calella 07/06/2011 9.34