Malati psichiatrici, lo strazio da burocrazia. Sull’Azienda agricola c’è un esposto

Alessandro Biancardi

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Malati psichiatrici, lo strazio da burocrazia. Sull’Azienda agricola c’è un esposto
RIPA TEATINA. Si è fatta particolarmente drammatica la condizione di vita dei pazienti psichiatrici dell’Azienda Agricola di Ripa Teatina, sottoposti a trasloco dopo l’Ordinanza di chiusura da parte del Comune.

Alla scadenza dei 7 giorni concessi dalla Regione per il trasferimento, solo alcuni malati sono stati trasferiti.

«Ciao, ti telefono, facciamo l’amore da lontano»: Anna saluta piangendo il fidanzato Antonio (sono nomi di fantasia), sorretta dal personale dell’Azienda agricola. Lui non la può sentire, dietro i vetri del pullmino che lo sta portando lontano.

E’ un Opg, un paziente degli ospedali psichiatrici giudiziari, che alla notizia del trasferimento ha solo chiesto cupo: «che ha detto il giudice?»

 Ed ha stretto la mano della sua fidanzata per tutto il tempo che ci è voluto per preparare il bagaglio. Un borsone e via. Poi un abbraccio stretto, mentre un amico gli ha passato una sigaretta per qualche boccata: «tranquilla, che tanto torno», ripeteva alla fidanzata in lacrime, un pò commosso anche lui prima dell’ultimo sguardo. E via sul pullmino, quasi da duro e senza esitazioni.

E’ andata così anche per gli altri trasferimenti programmati da giorni, tra i pianti disperati e lo sgomento di chi partiva o temeva di essere nella lista degli sfrattati di domani: l’Azienda agricola è stata chiusa per motivi burocratici che oggi appaiono superati o non applicati dalla Regione dappertutto allo stesso modo: «se certe norme che qui hanno determinato la chiusura dovessero essere applicare rigidamente, chiuderebbe il 60% degli ospedali», ha commentato il senatore Alfonso Mascitelli, Idv, presente tutta la mattina insieme al collega Giovanni Legnini, Pd. E insieme hanno visitato anche i locali che oggi appaiono ben tenuti e rimessi a nuovo, anche se non c’è stata un’altra visita ispettiva.

Uno dei “difetti” insanabili della struttura è però che si trova in campagna e non in ambiente urbano. Proprio quello che invece rende l’Azienda agricola una comunità aperta, senza lucchetti e con la possibilità per i malati di stare all’aria aperta, nel giardino o di uscire per una passeggiata tranquilla.

 

 LO STRAZIO DI CHI DEVE SEPARARSI DAGLI UNICI LEGAMI CHE HA

Ma oggi l’atmosfera è tesa, il panico si è impadronito dei pazienti che gli operatori fanno fatica a tranquillizzare. Qualcuno degli ospiti ostenta indifferenza, ma anche lui teme il trasloco: «Io sono un impiegato di concetto autodidatta, un pò nevrotico. Vado via anch’io? Qui sto bene, scrivo poesie. Te ne dico una: “Amare in tempo”, mi raccomando: “in”, non “il tempo”…:  “non ci vuole una vita per conoscere le tue dita, non ci vuole molto per conoscere il tuo corpo…” ma mi stai a sentire? Non mi mandano via, vero?»

 Strana la vita di questi malati che votano alle elezioni, ma non possono essere fotografati né possono opporre un rifiuto ad un trasferimento non voluto, lontano dagli affetti che si sono creati e dai medici che li hanno curati.

Si dispera anche Mara, tesa fino alle lacrime, che lancia un urlo strozzato, solitario. Dopo un pò si avvicina al primario: «va in fumo tutto il lavoro fatto in dieci anni. Mi aiuti lei dottore», chiede disperata al dottor Giovanni Pardi che cerca di consolarla. In certi momenti il brusìo di operatori, medici, sindacalisti, senatori e famiglie oggi presenti, cessa d’improvviso di fronte a questi scatti d’ira incontrollabili, pur in persone fino a quel momento tranquille.

 E’ l’amarezza per l’impotenza di fronte alla capitolazione del buon senso, è il limite della politica dove due più due non fa quattro: lo hanno toccato con mano i politici ed i sindacalisti Cgil, Cisl, Uil e Ugl presenti nella struttura tutta la mattina.

Si intrecciano telefonate tra il senatore Giovanni Legnini e Ignazio Marino, tra Legnini e i sindaci, le Asl, tutti pronti a fare un passo indietro per interrompere questa inutile deportazione. Ma pur sommando le singole “buone volontà” il risultato finale è che pian piano l’Azienda agricola si sta svuotando.

La Regione non ce la farà nei 7 giorni previsti, cioè entro questo venerdì, ma una decina di pazienti è stata portato via. Uno ha preferito il carcere ed ora è a Madonna del Freddo. «Non ci siamo – commenta dispiaciuto il senatore Mascitelli - nel corso dell’attività della Commissione Speciale di inchiesta che si  è occupata della vicenda Villa Pini, erano state date assicurazioni sulla tutela dell’assistenza e sulla continuità terapeutica dei pazienti con disabilità psichica, ma così non è stato. A distanza di quasi due anni si sta ancora assistendo al trasferimento di malati in condizioni drammatiche e senza uno specifico percorso di riabilitazione, sballottati come pacchi postali anche fuori Regione».

CGIL, CISL, UIL E UGL PRESENTANO UN ESPOSTO DENUNCIA

Parte un’ambulanza con a bordo una donna disperata, stavolta la destinazione è Pescara, ma lei chiede di tornare presto. C’è un ultimo sussulto dei sindacalisti: vogliono bloccare il viale d’accesso, per impedire il trasloco. Prevale il buon senso. Cgil, Cisl, Uil e Ugl preferiscono un esposto denuncia e spiegano: «Il Prefetto ha fatto di tutto per cercare una via d’uscita rispettosa della legalità e dei malati. Ma l’assenza della Regione ha vanificato tutto il percorso individuato per fare il minor 

danno possibile ai pazienti. Vediamo se qualcuno si muove. Ci chiediamo se siano stati predisposti e da chi i progetti individuali di riabilitazione, cosa faranno i pazienti dimessi e riconsegnati alle famiglie o addirittura ricoverati in reparti per acuti, cosa faranno i 23 operatori che li assistono».

 Ora attendono risposte da Ignazio Marino (Commissione del Senato), Pietro Mennini (Procuratore della repubblica di Chieti), Vincenzo Greco (Prefetto), Gianni Chiodi, Francesco Zavattaro (Asl), Mauro Petrucci (sindaco di Ripa Teatina).

 E’ l’una, il piazzale dell’Azienda agricola si è ormai svuotato. Si affaccia la malata che dice di venire da Cortina d’Ampezzo: «Tutta questa gente, m’hanno finito d’ammalà…»

Sebastiano Calella  03/06/2011 18.29