Impianto idrocarburi Bomba: «la storia del Centro Oli si ripete»

Alessandro Biancardi

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Impianto idrocarburi Bomba: «la storia del Centro Oli si ripete»
BOMBA. Domenica prossima la Forest Oil incontrerà la cittadinanza di Bomba nella sala Pluriuso del Comune per illustrare il controverso progetto   di estrazione e raffinazione di idrocarburi ai piedi dell'omonimo lago. (Nella foto l'impatto visivo dell'impianto futuro)


Secondo quanto illustrato dalla società «l'impianto di desolforazione previsto avrà impatti pressochè nulli sul territorio e porterà solo benefici alla città e alla regione».

Di parere diametralmente opposto, però, i cittadini che non credono alle dichiarazioni della Forest Oil e sostengono che il progetto sia semplicemente «una variante del Centro Oli di Ortona».

«Il direttore della Forest Oil International Ronald Brown nel 2008», ricorda Maria Rita D'Orsogna, di ''Emergenza Ambiente Abruzzo'', «aveva affermato ai suoi investitori americani che la zona presenta molte similitudini con il Vajont e che proprio per questo l'Eni aveva rinuciato a trivellare il lago, una zona idrogeologicamente fragilissima e già   sottoposta a fenomeni di frane e di smottamenti».
«Nel suo rapporto di Via», continua Massimo Colonna di ''Gestione Partecipata del Territorio, Bomba'', «la Forest Oil aveva   affermato candidamente che le emissioni sarebbero state superiori a   quanto previsto dalle gia' larga legislazione italiana».
  Fabrizia Arduini di ''Emergenza Ambiente Abruzzo'' ricorda, invece, che la provincia di Chieti, attraverso le dichiarazioni del suo presidente   di provincia, Enrico di Giuseppantonio, «ha già manifestato di essere
  contro ogni tipo di trivellazione selvaggia sul territorio d'Abruzzo   perche' incompatibili con le aspirazioni dei suoi residenti».
 «Centinaia di lettere di opposizione», fa eco Alessandro Lanci di ''Nuovo Senso Civico'', «sono state mandate agli uffici di Via della regione Abruzzo di Antonio Sorgi da parte di comitati,   scienziati liberi, tecnici, commercianti, esponenti della chiesa, secondo quanto previsto dal trattato di Aarhus che afferma che la volontà  popolare è vincolante. Le lettere hanno messo in evidenza le   ripercussioni negative dell'impianto della Forest Oil a Bomba per tutti i   portatori di interesse».
«E' la storia che si ripete - tal quale - del Centro Oli di Ortona», insistono dai comitati, «in cui   la ditta proponente cerca di far passare per utile alla collettività un progetto che serve solo alle loro speculazioni di industriali stranieri   che non conoscono nulla dell'Abruzzo».

Le associazioni chiedono all'assessore all'ambiente Eugenio Caporrella, al presidente   della provincia di Chieti Enrico di Giuseppantonio, al sindaco di Bomba   Donato Di Santo e al reposabile VIA Antonio Sorgi di farsi interpreti «seri e   onesti della volontà popolare perchè l'Italia è una democrazia e non un   campo di gas aperto a speculatori senza scrupoli venuti chissà da dove».

03/06/2011 14.58