Batterio killer: per gli esperti potrebbe essere il piu' letale della storia

Alessandro Biancardi

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ROMA. Il nuovo ceppo di batterio killer che sta creando una vera emergenza nel nord Europa potrebbe essere il piu' letale nella storia umana.

 

«Credo di sì», ha risposto a una domanda in questo senso Robert Tauxe, dei Centri Usa per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), che dalla settimana scorsa collabora con le autorita' tedesche nello studio del batterio. Tauxe ha sottolineato come si tratti di un ceppo particolarmente difficile da debellare: «E' curioso che sia cosi' resistente», ha osservato.
   Mentre la Germania tenta di frenare l'epidemia, nuovi casi sono gia' stati accertati nel nord Europa e contagi sospetti sono stati registrati anche negli Usa. Non e' chiaro quale sia la fonte del contagio, che probabilmente e' da qualche parte in Germania perche' tutti coloro che si sono ammalati finora avevano recentemente visitato il Paese. Nei casi piu' gravi il contagio impone il ricovero e talvolta la situazione si aggrava con complicazioni che interessano il sangue e i reni: in centinaia di casi, nei pazienti e' infatti stata diagnosticata la sindrome uremico-emolitica, che conduce a insufficienza renale e richiede la terapia intensiva, compresa la dialisi.

Un fenomeno preoccupante sotto moltissimi punti di vista.

 La contaminazione da batteri e' motivo di preoccupazione per il 62 per cento dei cittadini europei ma la percentuale sale al 79 per cento in Italia, anche per il rincorrersi di notizie contraddittorie che spesso si rivelano infondate. E' quanto emerge, per esempio, da una analisi della Coldiretti sui dati Eurobarometro, in occasione dell'allarme lanciato dall'Oms sulla virulenza del ceppo di Escherichia Coli diffuso in Europa dove ha provocato una psicosi nei consumi che ha causato danni ingiustificati per oltre 20 milioni di euro all'ortofrutta Made in Italy in una settimana.

Dopo le rassicurazioni del Ministero della Salute e dell'Istituto superiore della Sanita', l'unico pericolo certo che corre l'Italia e' - sottolinea la Coldiretti - il danno economico per i produttori agricoli per la grande reattivita' dei consumatori alle emergenze evidenziata dall'indagine Eurobarometro.

L'80 per cento dei cittadini europei ritiene che le Autorita' pubbliche dell'Unione Europea debbano fare di piu' per informare adeguatamente la popolazione anche per - sostiene la Coldiretti - evitare allarmismi come e' accaduto nei confronti dei cetrioli che sono stati poi completamente scagionati dopo le accuse tedesche. Per non parlare della Russia che - continua la Coldiretti - ha chiuso indiscriminatamente le proprie frontiere a tutte le verdure fresche europee con danni anche all'export italiano che vale 4,4 milioni di euro all'anno. Oltre un cittadino su tre (35 per cento) evita infatti - precisa la Coldiretti - di acquistare per un certo periodo i prodotti di cui ha sentito parlare nell'ambito di una emergenza relativa alla sicurezza alimentare, secondo Eurobarometro. Il crollo dei consumi in Europa a seguito della disinformazione sul "batterio killer" cade in una stagione decisiva per la produzione nazionale di frutta e verdura che - sottolinea la Coldiretti - rappresenta la voce piu' importante delle esportazioni agroalimentari con un valore per un valore complessivo di 4,1 miliardi di euro, superiore a quello del vino. Occorre fare immediata chiarezza sull'evoluzione dell' epidemia per superare una psicosi che rischia di essere devastante per la salute e per l'economia.

 DIECI ANNI DOPO LA MUCCA PAZZA

Il "batterio killer" e' arrivato in Europa a dieci anni esatti dal primo caso di "mucca pazza" e - stima la Coldiretti - fa salire a ben 5 miliardi i danni provocati dalle psicosi nei consumi generati da emergenze alimentari, vere e presunte, che si sono verificate nell'ultimo decennio. Dalla mucca pazza all'aviaria, dal latte cinese alla melamina a quello tedesco alla diossina ma anche grano canadese dall'ocratossina e olio di semi ucraino contaminato da idrocarburi, gli allarmi provenienti dalle diverse parti del mondo si sono moltiplicati negli ultimi dieci anni con pesanti effetti sull'economia, anche se non sempre - sottolinea la Coldiretti - hanno fatto seguito problemi concreti come sembra accadere nel caso dei cetrioli che le autorita' sanitarie hanno scagionato. Sono state stimate pari a 2 miliardi le perdite subite dal sistema della produzione, trasformazione e commercio della carne subite solo a seguito dell'emergenza mucca pazza principalmente per il crollo dei consumi che - sottolinea la Coldiretti - si sono quasi dimezzati nel momento piu' acuto della crisi per poi riprendersi molto lentamente nonostante le misure di prevenzione adottate. In questa direzione particolarmente efficace - sostiene la Coldiretti - si e' dimostrata l'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne bovina in vendita. Una misura che e' stata introdotta in Italia con successo anche per la carne di pollo (2005) in occasione dell'emergenza influenza aviaria dopo un calo dei consumi che ha superato il 60 per cento nella fase piu' critica e danni valutabili complessivamente in quasi un miliardo di euro. La mancata estensione di tale provvedimento a tutti i prodotti agroalimentari ha certamente concorso ad aggravare i costi delle altre emergenze alimentari che si sono verificate nell'ultimo decennio, dal latte cinese alla melamina al grano canadese contaminato dall'ocratossina fino alla carne di maiale irlandese alla diossina che e' stata trovata recentemente nei mangimi in Germania che - conclude la Coldiretti - e' stato anche il Paese in cui e' stata prodotta la prima mozzarella blu trovata in Italia.

 03/06/2011 11.28