Tre diffide per salvare i piccoli ospedali ed una manifestazione bipartisan Pd-Pdl

Alessandro Biancardi

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Tre diffide per salvare i piccoli ospedali ed una  manifestazione bipartisan Pd-Pdl
ABRUZZO. Tre nuove diffide del Gruppo consiliare “Guardiagrele il bene in comune”.*PD E PDL UNITI PER FAR RIAPRIRE L’OSPEDALE DI CASOLI: SCONFESSATO CHIODI?

Il fine è quello di ricordare a tutti (dal Presidente Berlusconi, ai ministri Tremonti e Fazio, al Commissario Chiodi, al presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano) che non si può far finta che le sentenze del Tar non esistono, soprattutto dove chiariscono che i piccoli ospedali non possono essere chiusi. Una manifestazione pubblica a sostegno dell’ospedale di Casoli, organizzata dal sindaco Pd appena riconfermato e che ha già diffidato il manager Asl Francesco Zavattaro a riaprire il Consalvi. E’ la risposta immediata del territorio della provincia di Chieti alle dichiarazioni del presidente-commissario Chiodi che in Consiglio regionale ha cercato di minimizzare la bocciatura del Tar al Programma operativo: non solo “le riconversioni” dei piccoli ospedali (il Pdl non riesce a chiamarle chiusure) sono positive, ma hanno giovato ai conti della sanità regionale (come ha detto anche l’ex assessore Lanfranco Venturoni). Il tutto è stato riassunto e difeso in due modi: alle critiche del Tar sulle violazioni di legge effettuate dal Commissario ci penserà il Governo con qualche iniziativa che consentirà di agire senza censure, i dati di bilancio della sanità abruzzese sarebbero positivi e senza deficit astronomici. Posizione che però non ha convinto nemmeno l’amministrazione di Centrodestra di Guardiagrele, che mette in bella mostra sul sito ufficiale del Comune la sentenza del Tar che boccia i provvedimenti della sua stessa maggioranza Pdl e che ieri ha partecipato alla manifestazione popolare del Pd a Casoli contro il Commissario Chiodi (non c’era il sindaco Sandro Salvi, invitato come tutti i primi cittadini del comprensorio, ha parlato l’assessore Franco Iezzi). E non ha convinto nemmeno il sindaco di Gissi, Nicola Marisi, Pdl in quota An, peraltro radiologo, che ha preso la parola nella manifestazione del centrosinistra contro la chiusura dei piccoli ospedali. C’è grande confusione sotto il cielo della politica sanitaria regionale: la posizione del Pdl è quella votata in Consiglio regionale a favore di Chiodi o quella delle amministrazioni locali di centrodestra che fanno la guerra alle decisioni dello stesso Chiodi? Forse sta prevalendo nel Pdl la linea “Avezzano”, dove il locale ospedale a rischio ridimensionamento è stato invece graziato e diventerà «più bello e più forte che pria»….

LE NUOVE DIFFIDE

Sicuramente il centrodestra ha qualche difficoltà lessicale: perché l’equivoco che il Tar ha censurato è quello della parola “riconversione” usata al posto di “chiusura”. Come dicono le sentenze, anche il Piano di rientro del Centrosinistra - che il Commissario era tenuto a rispettare perché legge vigente - prevedeva le riconversioni dei piccoli ospedali. Si trattava però non di chiusure, ma di trasformazione in  ospedali del territorio e non in scatole vuote, traslocate, disattivate come ospedali, lasciando il territorio senza servizi sanitari, senza nemmeno un piano decente per le “emergenze urgenze” e solo con la speranza di trasformare i piccoli ospedali chiusi in Pta, punti di prima assistenza territoriale (peraltro soggetti a chiusura in caso di scarsa produttività). Il Tar ha dato il giusto significato alle parole ed ha sentenziato che la riconversione=chiusura non si può fare, è una scorciatoia illegittima (una legge si può modificare solo con una legge e non con un atto amministrativo di un commissario) e manca soprattutto la “contestualità” dei provvedimenti di chiusura con quelli di attivazione dei servizi sanitari sul territorio. Di questo però non ha tenuto conto la maggioranza Pdl alla Regione che ha votato a favore della politica sanitaria bocciata dal Tar, in attesa che dal cilindro del Governo esca qualche provvedimento che metta in salvo il ruolo del Commissario e le sue scelte. Il che ha messo in allarme i cinque consiglieri della lista civica di Guardiagrele che hanno presentato tre diffide a firma di Gianna Di Crescenzo, Carla Altorio, Simone Dal Pozzo, Angelo Orlando e Gianluca Primavera. Una indirizzata a Chiodi, al sub commissario Baraldi e al manager Asl Zavattaro: in presenza delle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, vi diffidiamo «dal porre in essere ulteriori atti di depotenziamento dell’ospedale di Guardiagrele, visto che i provvedimenti di disattivazione, grazie ai pronunciamenti del Consiglio di Stato, non hanno mai avuto alcun giuridico effetto».

 E vi invitiamo «a ripristinare lo status giuridico antecedente all’approvazione delle delibere commissariali e degli atti aziendali (conosciuti e non conosciuti) annullati dal TAR o, comunque, rimasti privi di ogni effetto giuridico». Un’altra diffida è contro il Governo perché non adotti «provvedimenti (anche mediante decretazione d’urgenza) che consentano di derogare all’attuale assetto normativo sui poteri del Commissario (che è sottoposto alla legge) violando, per altro, i principi costituzionali della separazione delle competenze».

 La terza diffida è generale: poiché la legge sulla rete ospedaliera è ancora vigente e non applicata, «il Presidente del Consiglio Regionale è diffidato dal portare in discussione atti che modifichino l’assetto programmatorio del 2008 che ha superato positivamente il giudizio del Tar, il Commissario non modifichi l’assetto che, grazie a quelle sentenze, torna ad essere pienamente vigente».

PER LE DIFFIDE C’È PERICOLO CHE L’ATTO AZIENDALE NON TENGA CONTO DEL TAR

Tutto qui? La solita scaramuccia legale sull’ottemperanza alle sentenze, sui princìpi, sui diritti negati?

Il tentativo dei cinque consiglieri della lista civica di Guardiagrele, che di fatto riempie un vuoto o una disattenzione dell’opposizione di centrosinistra alla Regione, è quello di bloccare iniziative amministrative che sembrerebbero di routine e che invece rischiano di rendere irreversibili i danni provocati dalle chiusure. Il riferimento è agli atti aziendali, di prossima pubblicazione e all’esecutività della riduzione delle Uoc, le unità operative complesse, cioè il taglio dei primari già avvenuto sulla carta. Le linee guida degli atti aziendali infatti sono state suggerite nella convinzione – come da crono programma del Programma operativo - che questi piccoli ospedali non esistessero più. E quando il Tar ha bocciato le chiusure ha anche detto che il Piano sanitario regionale del centrosinistra è ancora vivo e vegeto, cioè sono ancora valide le previsioni in esso contenute rispetto alle Uoc di ciascuna Asl, cioè rispetto ai primari ed ai reparti. Se dunque Zavattaro adotterà un Atto aziendale senza tener conto che esistono due sentenze del Tar che salvano l’ospedale di Guardiagrele, la Lista civica minaccia di rivolgersi alla Magistratura perché «con l’Atto aziendale – spiega l’avvocato Dal Pozzo - si prendono decisioni importanti che possono stravolgere l’assetto della sanità provinciale senza concertazione, senza studi epidemiologici, senza considerare l’abbattimento delle liste di attesa e senza considerare che i presupposti sui quali questo atto dovrebbe essere emanato, sono venuti meno».

«In effetti già dal dicembre scorso i provvedimenti di Chiodi erano giuridicamente inesistenti perché sospesi – rincara la dose Angelo Orlando - solo che la Asl ha continuato a colpire l’ospedale di Guardiagrele con trasferimenti di personale e attrezzature. Ora è giunto il momento che tutto torni come prima, cioè come deve essere in base al Piano del 2008. Sentire Chiodi mi fa pensare al proverbio: “Frech’e e strille”: tutte le cortine fumogene alzate dal Pdl contro le sentenze del Tar potrebbero distrarre l’opposizione e coprire nuovi provvedimenti devastanti per la tasca e la salute degli abruzzesi».

ANCHE VASTO IMPUGNA

 Ormai è una valanga che cresce, uno tzunami che è destinato a travolgere tutto.

Così una delle prime cose fatte dal sindaco riconfermato di Vasto, Luciano Lapenna è stata quella di dire no al ridimensionamento del servizio di ematologia dell'ospedale "San Pio da Pietrelcina".

Subito dopo la proclamazione ufficiale ha annunciato l'impugnativa di due delibere. Nella prima, quella della Regione Abruzzo sul piano di riordino della sanita', l'amministrazione comunale chiede ai giudici amministrativi di annullare il provvedimento del commissario Chiodi che, di fatto, penalizzerebbe, secondo il sindaco, un servizio d'eccellenza del "San Pio", l'ematologia. Nella seconda opposizione, il comune di Vasto resistera' al decreto con cui il Ministero dell'Ambiente ha dato di recente via libera alle esplorazioni sottomarine alla ricerca di idrocarburi della societa' Petroceltic.

Sebastiano Calella  03/06/2011 9.27

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PD E PDL UNITI PER FAR RIAPRIRE L’OSPEDALE DI CASOLI: SCONFESSATO CHIODI? 

 CASOLI. Prima notizia: mai vista tanta gente davanti ad un ospedale chiuso, come ieri a Casoli. E tanti amministratori comunali e rappresentanti politici locali e regionali che hanno partecipato alla manifestazione per la riapertura dell’ospedale Consalvi.

Seconda notizia: centrosinistra e centrodestra hanno risposto uniti all’invito di Sergio De Luca (riconfermato primo cittadino Pd di Casoli) a difendere il Consalvi e Gissi, gli ospedali caduti sotto la scure del Programma operativo poi bocciato dal Tar, che ha invece salvato Guardiagrele.

C’erano infatti - senza distinzione di casacca politica - le amministrazioni di Gessopalena, Torricella Peligna, Palena, Archi, Taranta Peligna, Guardiagrele, Roccascalegna, Lama dei Peligni, Fossacesia, Altino, Sant’Eusanio del Sangro, Gissi, Fara San Martino, Colledimacine, Montenerodomo e Lanciano con il nuovo sindaco. Presenti anche la Comunità montana Aventino Medio Sangro, la Provincia di Chieti e le minoranze di Palombaro e Guardiagrele, quest’ultima guidata dall’ex senatore Angelo Orlando.

 La richiesta è stata semplice: riaprire Casoli e Gissi, far ripartire Guardiagrele. Ed è stata avanzata in tutte le salse ed in forma bipartisan, con una novità politica di un certo rilievo: il nuovo sindaco di Lanciano, per la prima volta insieme al territorio della Frentania, vuole diventare protagonista di una diversa relazione del territorio con la Asl, per dare e ricevere sostegno e collaborazione in materia sanitaria e non solo. Quasi un rimpianto per Michele Caporossi, il manager Asl precedente, che aveva risanato il bilancio e trovato un nuovo ruolo per i piccoli ospedali poi chiusi. Insomma un chiaro successo politico del sindaco Pd di Casoli.

«Gli amministratori comunali hanno sottolineato di nuovo che la sanità non ha colorazione politica, ma è un diritto costituzionale di tutti – ha spiegato De Luca – la manifestazione è  stata un chiaro segnale della volontà dei cittadini-pazienti di vedersi garantito un sistema sanitario efficiente anche nel proprio territorio. Ma anche un monito per Chiodi a cambiare registro».

 In concreto, oltre ad una richiesta di incontro con il manager Francesco Zavattaro per sondare le sue intenzioni circa il rispetto della sentenza del Tar, sul tavolo della Asl arriverà una diffida ad adempiere ai contenuti della sentenza stessa.

«Sarà anche chiesto – specifica il sindaco di Casoli – di riesumare il progetto di Zavattaro stesso che in qualche modo, con la Lungodegenza e la Riabilitazione forse voleva salvare Casoli prima che arrivassero le delibere 44 e 45 del Commissario che hanno definitivamente bloccato questo progetto».

 Il che la dice lunga su come il territorio fino a ieri poteva decidere (cioè nulla) sulla sanità in Abruzzo. Probabilmente proprio il mancato coinvolgimento dei sindaci è alla base degli errori del Commissario: anche la promessa dei tavoli provinciali per la sanità non è stata mantenuta. Di chi è ostaggio il presidente-commissario? Consiglio regionale: se ci sei batti un colpo.

 s.c.  03/06/2011 9.33