Cantine aperte, stalle chiuse, allevatori: «istituzioni non ci aiutano»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La denuncia di Marcelli: «le istituzioni sono indifferenti se non apertamente ostili a questo mondo»

Successo per la nuova edizione di “Cantine Aperte”, vetrina di promozione della vitivinicoltura regionale; ma i pastori e gli allevatori sottolineano l’incapacità delle istituzioni di capire che il territorio abruzzese «ha una ricchezza complessa e variegata da offrire», e  che questo va a vantaggio di tutti e dello sviluppo dell’intera Regione. 

«Cantine Aperte e stalle chiuse», sintetizza con una battuta Nunzio Marcelli, presidente dell’associazione Ovicaprini, «le piccole aziende tradizionali sul territorio stanno sempre più chiudendo i battenti, prefetti, assessori e le altre istituzioni non sembrano interessati, e la nostra Regione disperde un patrimonio e la possibilità di mantenere la sua identità e indipendenza».

«Mentre la pagina Facebook del progetto “Adotta una pecora” ha raggiunto in questi giorni la ragguardevole cifra di cinquemila fan, con una ricchezza di contatti e di costante informazione sulle attività nella Valle, a tutto vantaggio del turismo e dello sviluppo della nostra Regione», continua Marcelli,  «non abbiamo nemmeno l’onore di essere ricevuti dal prefetto e dall’assessore regionale, ai quali abbiamo presentato delle proposte ma che evidentemente non sono interessati al nostro settore, ma solo ad attingere a nuovi fondi europei».

L’Arpo ha inviato una serie di proposte sia per la tutela dei grandi selvatici, ed in particolare lupo ed orso, che per garantire la continuità delle aziende tradizionali sul territorio e per riconoscere il loro ruolo di presidi sul territorio, un territorio che proprio grazie a queste attività si è conservato per secoli, ben prima dell’esistenza di riserve e parchi.

E mentre sul web 2.0 è alto l’interesse per le loro iniziative, transumanza, tosatura, nascita dei maialini o i menu’ che presentano i loro formaggi nei migliori ristoranti di New York, i pastori con una mano seguono il gregge e con l’altra si destreggiano tra Blackberry e Twitter, per aggiornare in tempo reale la loro platea di fan, ma non riescono ad ottenere ascolto dalle istituzioni.

«Sembra che l’obiettivo dei nostri amministratori nei vari Enti sia di far scomparire questo mondo», continua Marcelli. «In questo modo si sacrifica anche la capacità autonoma del territorio di produrre ricchezza, che l’inventiva dei pastori ha messo a frutto associandola, grazie agli strumenti di comunicazione sul web, ad un turismo sempre più attento all’eticità, all’identità, alla genuinità delle proposte e dei prodotti».

«Evidentemente si preferisce investire altrove, e lasciare che sempre più aziende chiudano, che sparisca un intero mondo; forse a qualcuno torna utile far credere che l’unico modo per tutelare l’orso e il lupo sia fare dell’Abruzzo uno zoo a cielo aperto, attingendo così a fondi europei e nazionali, e impedendo a chi da sempre convive con questi selvatici di continuare a svolgere la sua funzione».

03/06/2011 9.17