Tagli ai fondi per disabili: venerdì protesta con stampelle, bende, tappi per orecchie

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Le persone con disabilità sono prigioniere in casa». Ne sono certe le associazioni a tutela dei disabili che si sono riunite in una protesta collettiva contro i tagli al sociale, a partire dall’abrogazione dei fondi per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

E’ il provvedimento regionale che ha annullato i fondi previsti dalla Legge 9 gennaio 1989 n. 13 a favore dei disabili, alla base dello stato di mobilitazione dichiarato dalle associazioni che hanno deciso di scendere in piazza il 27 maggio prossimo davanti al palazzo della Regione a Pescara.

«A causa del taglio dei fondi sono migliaia le persone affette da cecità, sordomutismo, paraplegia, distrofia muscolare, SLA, sclerosi multipla ecc. che si troveranno in difficoltà», affermano le associazioni, «questi soggetti non potranno più percepire i contributi già autorizzati dalla Regione Abruzzo a partire dall’anno 2007. Così come non avranno più la possibilità di rendere accessibile la propria abitazione attraverso l’installazione di rampe o ascensori, l’ampliamento di porte, l’adeguamento di bagni e cucine o il montaggio d’impianti di segnalazione».

«E' inaccettabile», spiegano ancora le associazioni «che i diritti dei disabili abbondantemente tutelati da norme internazionali e nazionali trovino nelle leggi regionali il loro peggior nemico. La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, parla chiaro: nessuna discriminazione, barriera, ostacolo dei disabili deve essere messa in discussione, alla luce della loro dignità umana».

Ed è proprio la mancata dignità cui le associazioni fanno riferimento quando elencano una serie di diritti violati dei disabili.

«L’annullamento da parte della Regione Abruzzo dei fondi non che è la goccia che ha fatto traboccare il vaso», affermano le associazioni

Ma quale sarebbe questo vaso ricolmo di iniquità cui fanno riferimento?

La lista è lunga. Si va dal fallimento della legge 68/99 sull’occupazione obbligatoria ( la stessa questione che ha spinto l’abruzzese Lorenzo Torto, nel gennaio 2011, a richiedere l’intervento della commissione europea per vedersi tutelato il diritto di occupazione per i disabili), al nomenclatore tariffario che stabilisce la tipologia di protesi e ausili a carico del Servizio Sanitario Nazionale, non revisionato da 12 anni.

«Per non parlare», dicono le associazioni, «delle pensioni d’invalidità che ammontano a 260 euro mensili (somma che non permette di vivere in maniera indipendente e dignitosa)».

«E che cosa ne è stato si chiedono alla mancata applicazione del cosiddetto “modello bio-psicosociale” secondo cui i medici dovrebbero occuparsi degli aspetti psicologici, sociali, familiari del malato?».

Last but not least, le associazioni accusano le istituzioni di non aver mai applicato la legge che dovrebbe regolare la Consulta Regionale sui problemi dell’handicap (legge regionale n. 53/1995).

E’ per questo che operatori, famiglie e disabili faranno sentire la loro voce attraverso la manifestazione provocatoria del 27 maggio prossimo. In quella occasione i partecipanti porteranno stampelle, bende, tappi per orecchie, passeggini e carrozzine vuote, simboli delle difficoltà che mamme con bimbi piccoli, anziani, disabili visivi, sordomuti e tutti coloro che hanno problemi motori temporanei o permanenti incontrano per via delle barriere architettoniche.

«Anche nel caso in cui le nostre voci restassero inascoltate, siamo pronti a veri e propri sit in di protesta in occasione della manifestazione regionale nel mese di luglio davanti alla sede della Regione Abruzzo».

Marirosa Barbieri  25/05/2011 8.41