Disabili e disoccupazione. Petizione dall’Abruzzo: la Ue apre procedura infrazione contro Italia

Alessandro Biancardi

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BRUXELLES. Spetta agli Stati membri della Comunità Europea garantire l’occupazione dei disabili. E’ quanto ribadito dalla Commissione Europea in risposta ad una petizione (la n. 1273/2010)  lanciata dall’abruzzese Lorenzo Torto nel gennaio 2011.

BRUXELLES. Spetta agli Stati membri della Comunità Europea garantire l’occupazione dei disabili. E’ quanto ribadito dalla Commissione Europea in risposta ad una petizione (la n. 1273/2010)  lanciata dall’abruzzese Lorenzo Torto nel gennaio 2011.

Due le questioni sollevate da Torto; la prima, riguarderebbe il livello di disoccupazione dei disabili in Italia che sarebbe due volte maggiore rispetto a quello di altri Paesi e, la seconda, non meno importante, le difficoltà che l’Italia incontra nel vedere  rispettata la legge sull’occupazione dei disabili.

Preoccupazioni queste che, in linea con la strategia di Lisbona dell’Ue per aumentare il livello di occupazione dei disabili, sono alla base della decisione di interpellare la Commissione Europea.

E la risposta dell’istituzione comunitaria non ha tardato a  farsi sentire.

Secondo la Commissione, garantire l’occupazione dei soggetti diversamente abili e le condizioni favorevoli «spetta a ciascuno Stato membro» perché rientrerebbe nelle questioni di competenza statale (la cosiddetta «domestic jurisdiction»).

Compito della Commissione Europea sarebbe quello di vigilare affinchè vengano rispettate le norme statali sul diritto di impiego dei disabili. Impegno sancito dalla partecipazione della Comunità Europea alla Convenzione delle  Nazioni Unite sui diritti dei disabili e dalla EU disability strategy 2010-2020.

Il sistema di controllo giurisdizionale della UE prevede diversi gradi di giustizia: quello nazionale e quello comunitario (Corte di giustizia europea). Nel momento in cui un cittadino europeo vede violato un suo diritto deve rivolgersi ad un tribunale nazionale perché  esso venga ripristinato. Solo nei casi in cui la sentenza interna non lo soddisfi i giudici possono chiedere una pronuncia pregiudiziale della Corte Europea (secondo grado di giustizia).

Nel rispondere alla petizione, quindi, la Commissione ricorda proprio questo sistema e, avendo  l’Italia  una legge che tutela l’occupazione dei disabili  (legge 68/99) e norme che stabiliscono i  gradi ed i tipi di disabilità ed i rispettivi diritti di pensionamento e di impiego, la materia è di competenza del  giudice nazionale e, solo nei casi sopra citati, è rinviata alla Corte Europea di giustizia.

Per questo la Ue invita il cittadino abruzzese a rivolgersi prima ai tribunali nazionali.

Un caso di intervento comunitario a difesa dei disabili si registra nel 2006  quando la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro l'Italia perché non è riuscita a recepire completamente la direttiva 2000/78/CE. Oggetto della direttiva è l’obbligo dei datori di lavoro di garantire un ambiente di lavoro favorevole, comodo e consono alle esigenze dei diversamente abili. E, dal momento che la legge italiana non prevede nulla in merito, la Commissione ha deciso all'inizio di aprile 2011 di  sottoporre il caso alla Corte Europea di giustizia.

Si intravedono sanzioni all’orizzonte. Per il momento però per i disabili in cerca di lavoro giustizia non è fatta.

Marirosa Barbieri  23/05/2011 14.39