SanStefar e la guerra del Durc. Timori per la Santa Maria di Avezzano

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Nella lunga guerra per ottenere dalla Asl di Pescara il pagamento delle fatture SanStefar, il fronte si è bloccato sulla linea del Durc.

Si tratta del documento unico di regolarità contributiva che la pubblica amministrazione chiede prima di pagare. Chi ce l’ha vede i soldi, gli altri aspettano.

Magari è solo un braccio di ferro burocratico, ma viene vissuto come una vera battaglia: infatti si scrive pagamento, ma si legge stipendi per le 500 persone stremate da più di un anno di astinenza dalla busta paga.

A ben vedere però è una disputa che assomiglia tanto a quel cane che si morde la coda: tu Asl di Pescara mi chiedi il Durc? Eppure sai bene che io non ce l’ho, perché tu non mi hai dato i soldi per pagare i contributi Inps: “no soldi? no Durc”. Allora è una trappola? Qualcuno lo pensa, ma forse non è così: pubblicamente sia l’assessore Lanfranco Venturoni che il manager Asl Claudio D’Amario hanno dato ordine di pagare le fatture del SanStefar. La pratica invece si è bloccata tra l’ufficio del direttore amministrativo (favorevole al pagamento) e quello dove si firmano le determine di pagamento (contrario). E a nulla sono servite le sollecitazioni (di persona e telefoniche, in primis quelle dei sindacati con Carmine Ranieri, Cgil e Davide Farina, Cisl) per smuovere l’irremovibile funzionario che non ne vuole sapere, perché ha timore di finire nel mirino della Corte dei Conti. In effetti che il Durc potesse essere un ostacolo per incassare le fatture del SanStefar, il curatore lo aveva previsto fin dalla firma del contratto e se ne era parlato a luglio nella fase preparatoria dei documenti come rischio da evitare, tanto che ci furono diverse formulazioni del comma riferito proprio al Durc e non si conosce l’ultima versione, quella definitiva. Infatti il contratto in originale dei primi di agosto non è stato ancora fornito né al funzionario né ai sindacati perché, come già scritto, mancava la firma di un direttore generale, in ferie al momento dell’accordo. L’ultima versione conosciuta parlerebbe però di una proroga di 90 giorni per la presentazione di questo documento. Il che, se fosse vero, faciliterebbe lo sblocco della situazione che risente forse di un irrigidimento delle Asl in generale (non solo Pescara) che al tempo della gestione Angelini chiudevano un occhio o forse tutti e due ed oggi no.

LE PROPOSTE DEI SINDACATI PER SBLOCCARE IL DURC

Insomma si è passati dal pagamento a piè di lista di tutto quello che veniva fatturato (e senza molti controlli) alle cautele forse esagerate di questi giorni: la curatela infatti è pur sempre un ufficiale pubblico e non un imprenditore privato e tutto quello che fa è garantito dal giudice e dalla legge fallimentare. Per cui il pagamento delle fatture non è al “privato” SanStefar, ma al “pubblico” SanStefar, come un pagamento di una Asl ad un’altra, che di solito non avviene in modo così complicato. Che il SanStefar sia “pubblico” lo dimostrano anche due proposte di soluzione che vengono dai sindacati: la Uil chiede che la Regione si faccia garante del pagamento con una fidejussione, come avviene in molti altri settori (dai prestiti di conduzione in agricoltura alle garanzie della Fira per le attività artigianali ed industriali): così le Casse di risparmio (che sono la tesoreria della Regione) potrebbero erogare all’esercizio provvisorio della curatela quello che serve per stipendi e fornitori.

La Cisl invece sta esaminando una proposta che sembrerebbe giunta proprio dall’interno della Asl di Pescara: chiedere al Giudice che ha sequestrato i crediti di Angelini di sbloccare una parte di questi fondi pari alle fatture del SanStefar. Se ne saprà di più domani, quando è previsto un incontro in Regione per firmare il contratto di oltre 4 milioni di euro per le attività ambulatoriali di Villa Pini. In quella sede forse questo contenzioso si sbloccherà.

SANTA MARIA DI AVEZZANO E LA CICALA DI ATESSA: PERCHÉ LA REGIONE NON SI MUOVE?

Per una vicenda che si spera di chiudere positivamente, ce ne sono però almeno due o tre che tengono con il fiato sospeso altri ex dipendenti del Gruppo Angelini. Si tratta della Clinica Santa Maria di Avezzano, del Piccolo Rifugio “La cicala” di Atessa e della Sanatrix dell’Aquila. Vicende su cui stranamente è calato il silenzio, pur trattandosi di strutture importantissime per la loro professionalità e per il servizio che rendevano al territorio.

La Santa Maria in particolare, dopo essere stata alla ribalta della cronaca, vive oggi un momento di oscuramento, lo stesso che subisce la curatela da parte della Regione. Da oltre un mese infatti il curatore ha chiesto un incontro sia all’assessore Venturoni che al sub commissario Giovanna Baraldi, proprio per definire il destino della Clinica di Avezzano e della Rsa di Atessa. Per la Sanatrix, causa terremoto, il problema è più complesso e c’è il rischio reale di una richiesta di fallimento. Cosa che si vorrebbe evitare per Atessa ed Avezzano. Ma il continuo rinvio dell’incontro richiesto ha messo in allarme la curatela ed i sindaci interessati, come quello di Atessa che ha chiesto di non chiudere “La cicala”. Per la Santa Maria si stanno muovendo gli ex dipendenti che temono un provvedimento che faccia sparire la clinica, famosa in passato come centro nascita di riferimento della Marsica e non solo. La struttura diventerebbe un centro diurno di assistenza alle partorienti e nulla più. Con grave imbarazzo del sindaco Floris, che è medico e che appartiene alla stessa coalizione politica che governa la Regione. Una specie di replay di quello che hanno dovuto subire altri sindaci di centrodestra nei territori dove sono stati chiusi gli ospedali per la cui difesa erano stati eletti.

Sebastiano Calella  21/09/2010 9.35