Regione, la Corte Costituzionale boccia la 'salva-precari'

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO.  E adesso come la mettiamo? I problema si fa serio ed a rischiare maggiormente è… il clientelismo.

La Corte costituzionale ha bocciato ieri la cosiddetta norma "salva precari" approvata dal Consiglio regionale nel 2010.

La disposizione era stata introdotta con la legge regionale numero 24, approvata dal Consiglio regionale nella seduta del 29 giugno 2010 e modificata dalla numero 38 nella seduta del 3 agosto 2010.

Il Governo aveva impugnato il provvedimento poiché in contrasto con l'ordinamento costituzionale e con la legge che regola il lavoro nelle pubbliche amministrazioni e quella di stabilizzazione finanziaria. Non una questione di poco conto, dunque. Non un dettaglio ma qualcosa di ben circostanziato e molto preciso.

L'articolo approvato, come norma intrusa all'interno della legge sul potenziamento dell'aeroporto d'Abruzzo, estendeva la possibilità di proroga dei contratti di collaborazione in essere anche ai dipendenti co.co.co. degli enti e degli organismi regionali. Il contratto scade? La politica rinnova. Spesso per non lasciare in mezzo ad una strada famiglie senza stipendi ma a volte anche per tenere ben saldi alle scrivanie elementi selezionati....con chiamata diretta (senza concorso). Contratti rinnovati di mese in mese che finiscono per diventare posti fissi e, per i più fortunati, può arrivare anche la stabilizzazione.

Una procedura non isolata in regione: così se da un lato c'è chi sta dentro con un contratto a tempo determinato che però non scade mai, dall'altro c'è chi sta al difuori senza nessuna possibilità di entrare, perchè non c'è turn over e non ci sono posti liberi.

La Corte Costituzionale adesso dice che non si può fare eppure per anni sindacati, politica e precari, in più enti e in più occasioni, hanno portato avanti estenuanti lotte per prolungare i contratti in scadenza. In alcuni casi non è andata come si sperava in altri c'è anche chi ha spuntato la stabilizzazione: si entra da precario e si esce con il posto fisso.

Il provvedimento contestato dalla Cassazione era contenuto in un emendamento trasversale firmato dai consiglieri Giuliante, Caramanico, Chiavaroli, Sospiri, Di Matteo, Ricciuti, Saia e Caporale ed era stato votato da tutta l'assemblea, con la sola astensione del gruppo dell'Italia dei valori.

Ma nei mesi scorsi si era già parlato di impugnazioni simili e il Governo si era concentrato sull'assunzione di nuovo personale: tre gli articoli, ad esempio, della legge 49 del 2010.

Ma c'era anche la  la legge della Regione Abruzzo n. 51/2010: in quel caso si contestò «un generalizzato meccanismo di proroga dei contratti di collaborazione» del personale in servizio presso l'Ufficio del Bura «senza alcuna indicazione di limiti temporali e senza il rispetto dei requisiti stabiliti dalla norma statale». Si specificò anche che «il ricorso a personale con contratti di collaborazione può avvenire, dall'anno 2011, esclusivamente ''nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalita' nell'anno 2009'».

20/04/2011 8.50