Sanità bocciata dal Tar: Chiodi si informa sui poteri del commissario

Alessandro Biancardi

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Sanità bocciata dal Tar: Chiodi si informa sui poteri del commissario
ABRUZZO. «Ditemi che debbo fare come Commissario alla sanità e quali sono i miei poteri». Questa la richiesta immediata al Governo da parte di Gianni Chiodi, appena conosciuta la sentenza del Tar che boccia la chiusura dell’Ospedale di Guardiagrele e annulla di fatto il programma operativo.(Nella foto:Angelo Orlando)

 Smontato il giocattolo del sub commissario Giovanna Baraldi e delegittimato il Tavolo di monitoraggio romano che controlla la sanità abruzzese, a Chiodi non è restato altro da fare che inviare una lettera ufficiale al Governo che lo ha nominato, per chiedere come far fronte a tutte le conseguenze della sentenza. Comunque sembra probabile che  contro questa sentenza non ci sarà ricorso al Consiglio di stato. E questo sia perché la Corte costituzionale si è già espressa sui poteri limitati dei Commissari sia perché volerli chiudere a tutti i costi sembrerebbe un accanimento terapeutico contro Guardiagrele e gli altri piccoli ospedali. Come abbiamo già documentato pubblicando l’elenco delle Unità operative complesse e dei tagli ai primari, c’era un fitto scambio di documenti da approvare tra l’Ufficio del Commissario e Roma, tanto che prima si inviavano le proposte in pre-approvazione e poi si riempivano le delibere con i dati.

Dunque il vero bocciato dal Tar è l’approccio ragionieristico alla sanità da parte del Governo che ha affidato al Ministero dell’economia la gestione dell’assistenza sanitaria abruzzese. La richiesta di Chiodi per un chiarimento che lo faccia uscire dal limbo della paralisi amministrativa in cui si trova oggi la sanità in Abruzzo, è stata subito accolta: per martedì prossimo Francesco Massicci, che al Ministero dell’Economia coordina e presiede il Tavolo di monitoraggio dei conti e quello dei Lea, ha convocato a Roma tutti i Commissari ed i sub commissari delle Regioni interessate ai Piani di rientro. In questa sede si farà il punto sulle ricadute e sulle conseguenze della sentenza che restituisce agli organismi eletti il potere di modificare le leggi vigenti sulla sanità.

«Quella del Commissario è una figura che si sta rivelando quanto mai complessa – ha detto Chiodi - sospesa tra la necessità di adottare provvedimenti per risanare il sistema sanitario ed i bilanci regionali e quella di tener conto dei dettami della recente giurisprudenza. Non sempre, anzi quasi mai, è possibile conciliare i due aspetti. Per questo – ha concluso - ho chiesto al Governo un confronto anche con gli altri Commissari e subcommissari d’Italia per chiarire i dubbi interpretativi che compromettono la normale e più equa gestione della Sanità in Regioni già evidentemente in difficoltà».

 In realtà la sentenza del Tar L’Aquila spiega molto bene non tanto i «dettami della recente giurisprudenza» che secondo Chiodi impedirebbero il risanamento dei conti, quanto il fatto che la giurisprudenza anche vecchia non ha mai acconsentito che un organo amministrativo potesse abrogare una legge, come è avvenuto in Abruzzo con il programma operativo. Semmai di “recente” in questa vicenda dei commissariamenti c’è il tentativo di modificare le leggi e le regole scritte della Costituzione attraverso scorciatoie “del fare” che si sono rivelate inadeguate a convivere con un sistema democratico e di partecipazione.

SULLA SENTENZA DEL TAR IL PDL LASCIA SOLO CHIODI, LE OPPOSIZIONI ALL’ATTACCO

Lasciato solo il suo presidente Chiodi a difendere la politica della maggioranza di centrodestra, il Pdl ha accolto la sentenza del Tar con un religioso silenzio, il che dimostra l’imbarazzo che ha suscitato, soprattutto in quei rappresentati politici regionali e nazionali che erano scesi in campo a difendere le “riconversioni” dei piccoli ospedali. Nelle riunioni pubbliche e di partito, gli esponenti del Pdl avevano assicurato che c’era un futuro sanitario radioso per i territori interessati dalle chiusure dei piccoli ospedali, dimenticando però che – come nota il Tar – il tutto avveniva in un «discutibile contesto asimmetrico».

 Cioè le chiusure avvenivano con tanto di crono programma, ma i servizi sostitutivi sul territorio non erano stati organizzati. Insomma sotto accusa è stata la «logica dismissiva» del programma operativo che risanava i conti attraverso il taglio dell’assistenza definito «razionamento» e non – come prevedeva la legge 6 del centrosinistra – attraverso il risanamento.

Al contrario le 29 pagine con cui il Tar ha dato scacco al commissario sono state musica per le orecchie dell’opposizione. Di qui la richiesta dell’Idv di un Consiglio regionale straordinario sulla «sanità terremotata» e quella del Pd per una riunione dei capigruppo: in questa sede si dovrebbe calendarizzare la discussione di un nuovo Piano di rientro dai debiti e di un nuovo Piano sanitario. Ce la faranno i consiglieri di maggioranza a produrre leggi inattaccabili dalla magistratura amministrativa o dal Governo, che a volte le ha impugnate con successo pur essendo dello stesso colore politico?

LA CRITICA POLITICA AL PROGRAMMA OPERATIVO GIÀ CHIARA AD AGOSTO SCORSO

In realtà sarebbe bastato dare ascolto a qualche politico di lungo corso per evitare brutte figure di questo tipo. Perché se è vero che merito della sopravvivenza del locale ospedale è del Comune di Guardiagrele (centrosinistra e centrodestra) e della Lista civica oggi all’opposizione (Angelo Orlando, Gianna Di Crescenzo, Carla Altorio, Gianluca Primavera, Simone Dal Pozzo), il “grande vecchio”, l’ispiratore politico di questa battaglia è stato Angelo Orlando, già senatore di Rifondazione comunista e presidente uscente della Commissione regionale bilancio. E’ stato sotto il suo impulso che ha preso corpo e si è materializzata la protesta, che poi è arrivata al Tar. Caustico, come sempre, il suo commento alla vittoria:«sfortunata la terra che ha bisogno di eroi! Strano che nessuno ricordi il passato o pensi al futuro».

 Eppure era stato proprio lui nell’agosto scorso ad inviare una diffida alla Regione ed al Prefetto per il pericolo del mancato rispetto dei Lea che la chiusura dei piccoli ospedali (Guardiagrele in primis) avrebbe comportato. In quelle pagine era già scritto tutto: le incongruenze e le illegittimità del programma operativo, le difficoltà dei cittadini a farsi curare, l’assenza della politica regionale e di ogni confronto che potesse legittimare le scelte, la critica ai neologismi: «Pta, Ncp, Utap, Uccp, country hospital, casa della salute, ospedale di comunità – scrisse allora - sono parole vuote, pura esercitazione accademica: altro che assistenza».

 Ed infine il giudizio sul Programma di riordino della rete ospedaliera:«in sintesi è un’autentica violazione del principio di uguaglianza. Due cittadini che, attraverso la fiscalità generale, finanziano allo stesso modo il servizio sanitario si troverebbero, se nati l'uno al mare e l'altro sui monti, il primo con tutti i servizi, dal Distretto al Centro anziani, l’altro con la sola speranza di essere curato».

 Giudizio che il Tar ha condiviso senza esitazione e che ora Chiodi ed il Governo sono chiamati a rispettare.

 Sebastiano Calella  20/05/2011 8.10