Rifiuti, l’Abruzzo differenzia ancora poco:«indietro di 10 anni»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. L’Abruzzo dei rifiuti è indietro di almeno dieci anni, e occorrono misure innovative per recuperare il tempo perduto.

ABRUZZO. L’Abruzzo dei rifiuti è indietro di almeno dieci anni, e occorrono misure innovative per recuperare il tempo perduto.

È quanto emerso oggi pomeriggio dal seminario “Eco/nomia del Rifiuto. Opportunità per il territorio”, promosso dalla società pubblica dei Comuni pescaresi Ambiente Spa in collaborazione con la facoltà di Economia dell’università D’Annunzio, l’associazione Studi Ambientali e una serie di partner tecnici come il centro studi Craisi, Confservizi e Federambiente, la sigla che riunisce le società pubbliche operanti nel campo dei rifiuti. Secondo l’analisi elaborata da Studi Ambientali ed illustrate da Francesco Montefinese, l’Abruzzo produce ogni anno 564 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani, di cui meno di 130 mila differenziati, pari al 18,6 per cento del totale.

Rispetto all’obiettivo da raggiungere sul fronte differenziata, l’Abruzzo è indietro del 16,4 per cento: l’indifferenziato costa agli abruzzesi 11 milioni 114 mila euro.

Basti pensare che il gap della Toscana, ad esempio, è del 3,7 per cento e delle vicine Marche del 10 per cento.

«L’Abruzzo registra un pesantissimo ritardo rispetto ai limiti fissati dalle direttive dell’Unione Europea nella percentuale complessiva di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti», ha spiegato Montefinese di fronte ad una platea di amministratori fra i quali il presidente della Provincia Guerino Testa, l’assessore comunale di Pescara Isabella Del Trecco, i sindaci Franco Ranghelli (Spoltore), Gabriele Florindi (Città Sant’Angelo), «è necessario uno sforzo organizzativo di sistema, in grado di realizzare un nuovo modello di filiera nel riutilizzo, recupero, riciclaggio e riduzione dei rifiuti».

L’obiettivo infatti non è solo la riduzione dei costi: ci sono opportunità occupazionali e di sviluppo non indifferenti.

«Le politiche verdi nel campo della gestione rifiuti possono avere effetti importanti sull’economia», ha sottolineato la preside di Economia Anna Morgante, «e i nostri studenti sono ricercatissimi fuori regione proprio perché in Abruzzo c'è alta formazione ma scarse opportunità».

Nel corso dei lavori, moderati dal giornalista Carmine Perantuono, sono emersi dati decisivi: le stime elaborate dal Consorzio Nazionale Imballaggi, Conai, e dal centro analisi Althesys dicono che grazie alla raccolta differenziata di vetro, plastica, metalli, legno e carta, sono stati ottenuti 7,8 miliardi di euro di vantaggi, per il sistema economico, e circa 90.000 nuovi posti di lavoro, con la creazione di migliaia di imprese attive nel settore. Tutto ciò senza considerare il contributo della raccolta differenziata al contenimento dei costi del servizio per i cittadini, al risparmio di materie prime ed alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. In generale, il settore della differenziata, seppur tra difficoltà e ritardi, cresce in modo esponenziale: circa 7,2 milioni di tonnellate di imballaggi riciclati, con il recupero di quasi il 65 per cento di quelli immessi al consumo. 

Secondo Studi Ambientali, nel 2010 il recupero complessivo di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro ha raggiunto il record storico del 74,9 per cento, con un incremento rispetto al 2009 del 2 per cento.

«Bisogna riorganizzare il settore in maniera coraggiosa», ha affermato il presidente di Ambiente Spa Massimo Sfamurri, «investire sulla filiera dei rifiuti perché solo così si potranno cogliere le occasioni che altri stanno cogliendo prima di noi. Pensare alla sola raccolta ed al solo smaltimento è fuori dalla storia: bisogna innovare nell’organizzazione del servizio pubblico e credere nella filiera. Noi stiamo già pensando ad una riorganizzazione complessiva che consenta di muovere i primi passi in provincia di Pescara con l’aggregazione delle società pubbliche».

 20/05/2011 7.40