Istat. Matrimoni in calo per colpa dei "bamboccioni"

Alessandro Biancardi

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ROMA. In Italia i matrimoni sono in calo. E’quanto emerge dai dati dell’Istat che mostrano una popolazione sempre meno incline al fatidico sì.

ROMA. In Italia i matrimoni sono in calo. E’quanto emerge dai dati dell’Istat che mostrano una popolazione sempre meno incline al fatidico sì.

Le cifre parlano chiaro: dal 1972 (anno del boom di nozze italiane) al 2008 il calo è stato forte, si calcola che all’epoca furono celebrati 419.000 matrimoni e due anni fa solo 246.613.

Trentamila matrimoni in meno si registrano nel biennio 2008/2010. Nel contempo si fa strada una tendenza degli italiani a preferire sempre più forme di legami alternativi: unioni di fatto, convivenze e matrimoni civili con separazione dei beni.

Colpa dei tempi che cambiano?

Secondo l’indagine condotta dall’Istat i motivi che spingono sempre meno italiani all’altare si riconducono a cause: economiche, sociali, culturali e, in misura ridotta, personali.

DUE CUORI E UNA CAPANNA? La sfavorevole congiuntura economica iniziata nel 2009 ha prodotto i suoi effetti non solo mettendo in ginocchio i cittadini, prostrati dalla crisi, ma scoraggiando le giovani coppie a fare il fatidico passo. Il tasso di prima nuzialità, sottolinea l’Istat, a differenza di altri fenomeni demografici come la fecondità, è sensibile ai fenomeni congiunturali come quello economico. Una consistente riduzione del numero di matrimoni è stata registrata nell’ultimo periodo anche in altri due paesi che hanno risentito in maniera particolarmente forte della recessione. Nel 2009, il numero di matrimoni in Inghilterra e Galles è stato esiguo (dato provvisorio pari a 231,490). Anche gli Stati Uniti sono stati colpiti dalla crisi dei matrimoni, diminuiti nel biennio 2008-2009. Alla luce di queste difficoltà sempre più giovani rinunciano al mito di due cuori e una capanna assillati, invece, dal pensiero di due cuori ed un mutuo.

DAL SACRO AL PROFANO. Il relativismo dei valori frutto della società consumistica in cui viviamo, sminuendo il valore sacro del vincolo matrimoniale, sarebbe secondo l’indagine uno dei motivi alla base della riduzione delle nozze. Questo fattore ha spinto sempre più giovani a preferire altre forme di unione. La conferma di questa tendenza viene dall’aumento di coppie di fatto con figli: l’incidenza di bambini nati al di fuori del matrimonio è in continuo aumento (21,7% del totale dei nati nel 2009).

PIÙ DOTTORI E MENO MARITI. Ma è la sempre più prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine a determinare il rinvio delle prime nozze. Condizione dovuta all’aumento della scolarizzazione e all’allungamento dei tempi formativi, alle difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e alla condizione di precarietà del lavoro stesso.

MENO NOZZE MISTE. Secondo l’Istat, inoltre, ad incidere sulla diminuzione dei matrimoni in Italia è la riduzione dei matrimoni misti: quelli in cui almeno uno dei coniugi sia straniero.

Nel 2009 infatti sono state celebrate 32.000 nozze con uno sposo straniero, 5.000 in meno rispetto al 2008. Motivo? L’introduzione dell’art. 1 comma 15 della legge n. 94/2009 ha reso più difficile per uno straniero sposarsi in Italia. Oltre all’obbligo di esibire il tradizionale nulla osta (o certificato di capacità matrimoniale) ora è necessario anche un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano. L’impossibilità di poter documentare tale regolarità influenza le decisioni dei nubendi, inducendoli a rinunciare alla celebrazione del matrimonio in Italia ed a preferire di sposarsi all’estero.

MEGLIO SOLI CHE RISPOSATI. Ad incidere sul calo dei matrimoni è anche la riduzione delle seconde nozze. Sempre più italiani infatti divorziati o vedovi rinunciano alla possibilità di risposarsi. Le più alte percentuali di matrimoni con almeno uno sposo alle seconde nozze si osservano al Nord, dove i tassi di divorzio sono più elevati. Valle d’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Piemonte ed Emilia Romagna detengono il primato di regioni con il più alto numero di seconde nozze  (rispettivamente 24,9% , 24,5%, 23,8%,23,2%, 21,5%); in fondo alla classifica si collocano la Calabria (6,2%), la Campania (6,1%) e la Basilicata (5,2%).

La tendenza a non sposarsi, rileva l’Istat, viene però bilanciata da un altro fenomeno. Si tratta dell’ aumento dei matrimoni civili, preferiti nelle regioni del Nord  (48% ) a quelli religiosi. Resta, invece, rispettoso delle tradizioni il Sud, dove soltanto il 20 % rinuncia al matrimonio religioso per quello civile.

Marirosa Barbieri  18/05/2011 15.28