Il Tar salva ospedale Guardiagrele da chiusura:«condotta illegittima della Pa»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La sentenza del Tribunale amministrativo è stata depositata ieri. L'avvocato Simone Del Pozzo: «l'ospedale di Guardiagrele resta aperto. Avevamo ragione su tutta la linea».

ABRUZZO. La sentenza del Tribunale amministrativo è stata depositata ieri. L'avvocato Simone Del Pozzo: «l'ospedale di Guardiagrele resta aperto. Avevamo ragione su tutta la linea».

E' una decisione importante quella sancita dalla prima sezione del Tar Abruzzo dai magistrati Cesare Mastrocola (presidente), Paolo Passoni e Alberto Tramaglini.

Il Tribunale ha detto che il Programma Operativo non poteva contrastare con il Piano Sanitario approvato nel 2008 (con legge regionale) «che ben altro aveva previsto per gli Ospedali del territorio, anche in ordine alla gradualità innovatoria».

Il Piano, quindi, è stato annullato nella parte che riguarda l'ospedale di Guardiagrele.

«La sentenza, ben articolata», commenta Del Pozzo con PrimaDaNoi.it, «muove dalla spinta della decisione di gennaio del Consiglio di Stato» che aveva scongiurato temporaneamente la chiusura.

«La politica del centrodestra che voleva affondare la sanità delle zone interne», ha continuato l'avvocato, «è finita sotto un treno, un treno del quale siamo stati la locomotiva sin dal primo momento. Questa vittoria ci rende felici, felici di avere fatto il "bene comune" perchè l'ospedale resta aperto per tutta la comunità».

In pratica il piano operativo che doveva avere come obiettivo il contenimento della spesa, secondo i giudici, poteva al massimo operare tagli in termini di posti letto e non andare ad incidere sull’essenza stessa dell’ospedale, cioè privandolo della possibilità di curare gli acuti.

LA BATTAGLIA DI GUARDIAGRELE

Il Comune di Guardiagrele ha creduto fino in fondo in questa battaglia impugnando la delibera del commissario ad acta per la Sanità in Abruzzo (Redigolo) del 5 aprile del 2009, delibera sulla riorganizzazione del sistema sanitario regionale dove, fra l’altro, venne approvato il piano industriale della Asl di Chieti (anch’esso oggetto di impugnativa), in relazione alle misure che hanno interessato l’Ospedale di Guardiagrele.

La chiusura del nosocomio, ha denunciato con forza per mesi il Comune, se da un lato teneva in considerazione il principio del contenimento dei costi, dall'altro si muoveva «in spregio al diritto della salute dei cittadini» a causa «della più approssimativa e semplicistica delle idee per cui si sanerebbe il sistema sanitario regionale chiudendo o lasciando a livello di inconsistenza gli ospedali minori e sovraccaricando quelli maggiori».

«ILLEGITTIMITA' DELLA DECISIONE»

Ebbene il Tar nella sentenza parla di «illegittimità» della decisione commissariale di sopprimere il presidio ospedaliero di Guardiagrele» in quanto si tratta «di iniziativa in contrasto con l’intera filiera programmatica “piano di rientro-linee guida-piano sanitario regionale” che avrebbe dovuto costituire la stella polare dell’azione commissariale».

I giudici rimarcano la divergenza del programma operativo 2010, dettato dal Governo, rispetto alle due leggi regionali 6/2007 e 5/2008 che hanno definito la pianificazione sanitaria di rientro dal deficit.

«Le doglianze dei ricorrenti trovano accoglimento», scrivono i giudici, «per il fatto che, nell’esercizio del loro incarico, i commissari procedenti hanno finito per adottare disposizioni violative (anche se non abrogative) di leggi regionali non adeguatamente recepite». In sostanza le leggi regionali non sono state rispettate.

Il Tribunale parla anche di «condotta illegittima della Pubblica amministrazione governativa», perchè «quand’anche in via di mera ipotesi fosse stato possibile per il commissario sostituirsi alla Regione abrogando o modificando le sue leggi, tale potere avrebbe dovuto essere esercitato in modo chiaro e puntuale mediante atti formali e conseguenti pubblicazioni sul Bura, così da rendere comprensibile a tutti la successione di leggi che ne sarebbe scaturita».

Il Tar considera anche che «quand’anche il Patto per la salute 2010 avesse abilitato il commissario ad acta a procedere in deroga alle pianificazioni di rientro recepite da leggi regionali in vigore, la manovra modificativa non sarebbe potuta andare oltre (ex art. 6 del Patto) alla riduzione dello standard di posti letto accreditati ed a carico del servizio sanitario pubblico», e non si capisce come invece «il Programma operativo impugnato abbia invece potuto addirittura privare la struttura di riferimento della sua natura stricto sensu ospedaliera di ricovero per acuti».

In pratica: le modifiche erano possibili, snaturare il presidio ospedaliero no.

Per i giudici non va sottovalutato nemmeno il «contesto submontano» nel quale è ubicato l’ospedale di Guardiagrele, «con vie di comunicazioni verso gli altri nosocomi della costa spesso molto disagevoli, specie in presenza di condizioni climatiche avverse (per non parlare dell’utenza che si muove dalle località di altitudine della Maiella)».

Anche questo era stato un tema portate dei ricorsi poiché proprio la chiusura dell’ospedale avrebbe generato disagi enormi per i cittadini delle zone montane che avrebbero dovuto recarsi all’ospedale di Chieti.

Non è la prima volta che il Tar interviene sulla sanità commissariata prima guidata da Gino Redigolo ed ora in mano al duo Chiodi- Baraldi. Nei giorni scorsi sono arrivate otto bocciature al Programma operativo regionale. Una montagna di censure all’attività espletata in perfetta solitudine da Chiodi, commissariamento che di fatto da anni ha spogliato le istituzioni democratiche da qualunque decisione in materia di sanità.  

Adesso la sentenza che fa esultare il Comune di Guardiagrele e mette al riparo il nosocomio locale potrebbe fare da apripista ad altre realtà abruzzesi che stanno ancora lottando in questi mesi a difesa del proprio presidio di riferimento. Perché l’ospedale di Guardiagrele non è l’unico che potrebbe essere pesantemente ridimensionato (leggi: “snaturato”)   

 a.l.  18/05/2011 8.54