Centrale biomasse a Bazzano: il primo passo verso un nuovo inceneritore?

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Sale la preoccupazione nell'Aquilano per la costruzione di una centrale a biomasse. Che sia un primo passo per un inceneritore?

La Regione Abruzzo ha infatti concesso alla società milanese MA&D Power Engineering Spa l'autorizzazione per la realizzazione di un impianto a biomasse per la produzione di energia elettrica e termica nel nucleo industriale di Bazzano. La struttura dovrebbe avere una potenza installata di 5,5 MW di energia elettrica e di 1 MW di energia termica, costerebbe 30 milioni di euro, porterebbe alla creazione di 20 posti di lavoro.

Ma il Comitato 3e32 si domanda come mai debba sorgere una centrale a biomasse dove non c’è materia prima e vicino a centri direzionali e abitazioni.

«Questo tipo di centrali», ricordano dal Comitato, «sono nate con lo scopo di smaltire scarti della lavorazione del legno in prossimità di grosse segherie o impianti simili. In ogni caso esse sono situate lontano dai centri abitati. Perché invece costruire un impianto del genere in una zona come Bazzano, dove non ci sono sufficienti quantità di biomasse da incenerire e per di più vicinissimo ai centri abitati?»

E sale la paura per gli eventuali svantaggi e le controindicazioni: «le emissioni dei fumi di tali centrali sono notevolmente superiori alle tradizionali centrali turbogas (che offrono peraltro una resa molto  maggiore, circa il  75%). Inoltre, le numerose sostanze tossiche che essi contengono - monossido di carbonio, azoto,  metalli,  diossine, ecc. - danneggiano l’aria e si fissano nel suolo. Nessuna tecnologia di abbattimento dei fumi è attualmente in grado di eliminare le micidiali nano polveri ( pm 10 o le particelle  ancora più piccole),  responsabili di una serie di gravissime patologie, tra cui vari tipi di cancro».

E si pensa anche alla antieconomicità: «tali centrali», dicono dal 3 e32, «obsolete e antieconomiche , non potrebbero vivere senza i forti incentivi statali  che ricevono».

Secondo il comitato per rendere conveniente l'investimento necessario alla costruzione di una simile centrale (si parla di 30 milioni di euro),  la biomassa da incenerire dovrebbe costare pochissimo. «Siccome un tale costo non rende affatto convenienti i tradizionali  sistemi di disboscamento, sarà necessario coltivare appositamente i pioppi per alimentarla».

Si calcola che ben 7000 ettari di terreno lungo l’Aterno dovrebbero essere coltivati a pioppi, che una volta cresciuti, dovrebbero essere tagliati, immagazzinati, seccati e quindi trasportati giornalmente in centrale. Un  consumo enorme di acqua e di risorse,  una filiera che brucerebbe gran parte dell'energia prodotta dalla centrale, prima ancora di arrivare alla centrale stessa. Una centrale che butta via oltre il 70% del suo rendimento.

La cosa che insospettisce di più è che tutto questo sta  nascendo senza che un solo  pioppo sia stato ancora piantato.

Ma quali sono i vantaggi?

«La centrale», dicono ancora dal 3e32, «è stata propagandata come produttrice di energia pulita, in realtà rischia di avere  pesanti risvolti economici sull'intero comprensorio (ad esempio porterà alla svalutazione di tutti gli investimenti immobiliari nella zona) e di produrre seri danni alla salute dei suoi abitanti. Anche l’ipotesi del teleriscaldamento è una enorme bufala: questo tipo di soluzione è  molto più costosa del  solare termico, la sola costruzione della rete costa  350 euro al metro lineare,  cifra che sale ovviamente per i singoli allacci. Inoltre, in estate le calorie prodotte in eccesso dovrebbero essere disperse in ambiente , con conseguente alterazione del microclima.
Insomma, un simile impianto non ripagherebbe mai l’enorme cifra investita».

Dopo tutti questi dubbi viene facile pensare che la centrale sarebbe in realtà «un cavallo di Troia» per aprire la strada ad un inceneritore.

«In questo caso», dicono dal 3e32, «il vantaggio per il gestore della centrale sarebbe enorme: invece di spendere  5euro al quintale per acquistare biomassa si ritroverebbe ad avere combustibile non solo gratis,  ma pagato dal comune almeno la stessa cifra».

Una norma del 1992 (attraverso il cosiddetto Cip 6 ) ha infatti equiparato a biomassa i rifiuti solidi urbani e quindi incentivato allo stesso modo l'energia elettrica da essi prodotta. Se i rifiuti sono inoltre ricchi di materie plastiche la loro resa energetica è maggiore.

Svantaggio da tollerare: la diossina e le relative conseguenze.

Il comitato ha annunciato che sarà presente alla presentazione del progetto in Consiglio regionale il 22 settembre, «per chiedere conto di una  scelta tanto scellerata, sulla quale invitiamo il Comune e tutti gli enti locali ad assumere una chiara presa di posizione a tutela dell’ambiente della salute dei cittadini».

E anche a Scafa ci si sta mobilitando da mesi per impedire che il cementificio sia trasformato in inceneritore. In prima linea c'è il comitato 'Aria Nostra- Scafa' che si oppone fermamente anche perchè l'impianto è ubicato al centro del paese.

Dopo essersi mossi da luglio con azioni di informazione, volantinaggi e raccolta firme, il 1 settembre il comitato ha organizzato un'assemblea pubblica dove sono intervenuti due esperti di inquinamento e malattie ambientali. «La piazza era gremita di gente», racconta Violetta De Luca, portavoce del Comitato, «cosa mai successa a Scafa. L'amministrazione comunale era invece assente tranne il sindaco e 2 consiglieri di minoranza. Noi continuiamo a fare assemblee nei paesi limitrofi, ma il 7 ottobre l'Italcementi ha organizzato a sua volta un'assemblea con un tendone a Scafa Pro-Cdr. L'amministrazione comunale non si espone a favore della salute pubblica. Questo è quanto, dopo l'acqua avvelenata anche l'aria».

Una situazione che anche a Pescara si conosce bene e che da anni si sta trascinando tra ipotesi di delocalizzazione più o meno realistiche del locale cementificio.

Intanto la Toto ha fatto sapere di essere intenzionata a spostare la realizzazione del cementificio ipotizzato in Valle Peligna, vicino Sulmona, a Bussi, dove è già presente un giacimento sfruttabile di materia prima, argilla e calcare. Nel progetto sono previsti anche un centro di manutenzione di carrozze ferroviarie e una discarica di rifiuti per il materiale di risulta delle lavorazioni o di quelli asportati durante gli interventi di bonifica e messa in sicurezza dell'area, operazione che potrebbe rivelarsi indispensabile.

Altri problemi sulla recente realizzazione di una centrale a biomasse anche ad Ortona.

 20/09/2010 17.31