Sanità, anche il Tar Molise dichiara irregolare la gestione commissariale

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2430

Sanità, anche il Tar Molise dichiara irregolare la gestione commissariale
ABRUZZO. «Drastica riduzione dei servizi sanitari» con la chiusura dell’Ospedale di Agnone.

Chi lo ha deciso non ha tenuto conto «delle condizioni geografiche del bacino di utenza», cioè delle condizioni di isolamento e di difficoltà dei collegamenti nel territorio dell’Alto Molise.

«Incisione» del diritto costituzionale alla salute per i cittadini di quel comprensorio: se viene a mancare questo ospedale che è l’unico presidio del territorio, ciò incide sul diritto di essere curati.

«Esautorazione del potere legislativo della Regione» da parte del Commissario ad acta per la sanità quando attua provvedimenti che contrastano con le leggi regionali. Sono i tre motivi che hanno convinto il Tar Molise a concedere la sospensiva per i provvedimenti commissariali sulla chiusura dell’Ospedale Caracciolo di Agnone e per tutti gli atti adottati per il riordino della sanità molisana. Rischio carta straccia per il locale Programma operativo? Il principio applicato dal Tar Molise è identico a quello del Tar Abruzzo: un organo amministrativo non può modificare le leggi esistenti e solo il Consiglio regionale (in questo caso del Molise) può modificare con legge il locale sistema sanitario. In pratica una sentenza fotocopia di quelle abruzzesi che nei giorni scorsi hanno bocciato analoghi provvedimenti del duo Chiodi-Baraldi e che hanno temporaneamente salvato l’Ospedale di Guardiagrele. Il commissario e la sua vice sempre più soli a difendere le ragioni e le iniziative dell’Ufficio istituito dal Governo nazionale? Sembra sbagliato personalizzare così il problema: tutto discende dagli ordini del Governo, ai quali è obbligatorio uniformarsi. E forse più che di ordini, si potrebbe parlare di “mode”: quelle che sfruttano un pretesto validissimo (cioè il riordino dei conti disastrati dell’Abruzzo e di altre Regioni) per modificare il sistema sanitario italiano. Si sta passando infatti da un Ssn universale, nel senso che tutela tutti i cittadini, ad un sistema a due velocità: universale per le tasse che si pagano, lobbystico per chi ne usufruisce bene (sono pochi, solo quelli che pagano le prestazioni) e per chi ne gestisce i guadagni, cioè i grandi gruppi sanitari privati. Fino ad oggi è stato il Tar ad opporsi a questa deriva e si aspetta ancora cosa il Consiglio di Stato deciderà su questo argomento in seconda istanza.

«PROTESTE FONDATE»

Una cosa è però certa: in passato “le mode” hanno prodotto molti danni, ma poi sono state bocciate dalle sentenze e dalle indagini giudiziarie. Vedi le cartolarizzazioni dei debiti e le speculazioni sui contratti derivati che all’inizio degli anni 2000 hanno travolto le Asl e le amministrazioni locali (Comuni, Province, Regione) non solo abruzzesi, producendo ieri una marea di debiti ed oggi interventi della Corte dei Conti e delle Procure. Il pericolo semmai per la sanità è in Abruzzo una strana coincidenza di natura politica: fu il centrodestra ad introdurre la finanza creativa, ora è il centrodestra a proporre strumenti innovativi (come il Commissario ad acta) che bypassano il potere legislativo del Consiglio regionale e che di fatto stanno mettendo in crisi il diritto alla salute degli abruzzesi. Non tutto il centrodestra in realtà, se è vero che nei giorni scorsi il Fli ha presentato alla Regione, insieme a Udc e Api, una mozione – che anche il Pd sembra intenzionato a votare - per impegnare Chiodi a lasciare la carica di Commissario e a restituire al Consiglio regionale dignità legislativa sulla sanità.

Altrimenti – sostiene la mozione - c’è il rischio di annullamento di tutto quello che è stato deciso modificando d’ufficio le leggi esistenti, come quella per la rete ospedaliera approvata sotto l’assessore Bernardo Mazzocca. Proprio come potrebbe avvenire anche in Molise. Qui il Tar  ha concesso la sospensiva per la chiusura dell’Ospedale ed ha rinviato al 21 settembre la discussione sul merito del ricorso presentato da circa 1000 cittadini, assistiti dagli avvocati Franco Cianci e Simone Dal Pozzo. Nella motivazione della sospensiva si legge però che nelle proteste ci sono «sufficienti elementi di fondatezza».

«L'effetto di questa decisione del Tar appare dirompente poiché non sono stati sospesi solo gli ultimi atti relativi al depotenziamento del Pronto Soccorso, del Laboratorio Analisi e della Radiologia di questo ospedale – spiega l’avvocato Simone Dal Pozzo, che segue anche la vicenda fotocopia dell’ospedale di Guardiagrele - ma anche il Programma Operativo del maggio 2010, sebbene limitatamente alle previsioni che riguardano l'ospedale di Agnone, e il successivo atto aziendale dell'Azienda sanitaria unica del Molise».

Sebastiano Calella  16/05/2011 9.27