Due giornalisti condannati ad un anno di reclusione per diffamazione

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Una condanna pesante che ha già aperto un dibattito nazionale nell’ambiente giornalistico e che mina ulteriormente la professione dei giornalisti.

CHIETI. Una condanna pesante che ha già aperto un dibattito nazionale nell’ambiente giornalistico e che mina ulteriormente la professione dei giornalisti.

Ad emettere il verdetto è stato il giudice del tribunale di Chieti che ha condannato per diffamazione a mezzo stampa ad un anno di carcere senza condizionale due giornalisti, Walter Nerone e il collaboratore Claudio Lattanzio, e a otto mesi l’ex direttore del giornale "Il Centro", Luigi Vicinanza.

L’articolo in oggetto era apparso nel 2007 nelle pagine di Sulmona del quotidiano regionale e riguardava la notizia di un accertamento patrimoniale a carico dell’ex sindaco La Civita, un accertamento ordinato dalla procura in seguito a polemiche locali.

La particolarità della vicenda starebbe nel fatto che sono state negate dal giudice le attenuanti generiche invocando non meglio precisati «precedenti specifici».

«Per quello che mi riguarda a meno di non essere stato condannato a mia insaputa non ho mai avuto condanne e dunque ignoro i miei precedenti specifici», ha detto Walter Nerone che si è detto anche certo che in appello la cosa sarà ribaltata.

 Immediata la reazione di sindacato e ordine dei giornalisti.

«Al di la' del merito delle contestazioni», si legge nella nota della Fnsi, «appare incredibile una condanna senza condizionale, che se confermata nei successivi gradi di giudizio, implicherebbe di scontare la pena in carcere. L'augurio e' che i colleghi possano in appello portare valide ragioni di difesa nel merito e soprattutto che sia rivista la qualita' della pena che, nel caso di conferma, sarebbe un precedente pesante per qualsiasi giornalista».

 La Federazione della Stampa esprime percio' «preoccupazione, pur nel rispetto pieno e nella fiducia del lavoro dei giudici che puo' dirsi veramente completo al termine di tutti i gradi di giudizio, ricordando che quello della diffamazione a mezzo stampa e' un reato che richiede da tempo importanti correzioni legislative».

 Il Sindacato dei giornalisti infatti sta aprendo sportelli di tutela per le querele nei confronti dei giornalisti ritenendo, tra l'altro, che il reato di diffamazione a mezzo stampa debba essere rubricato come colposo e non doloso.

«Troppo spesso, inoltre, l'arma della querela - al di la' dei casi che effettivamente comportano un processo e il pronunciamento dei giudici - viene utilizzata per tentare di fermare flussi di notizie di interesse pubblico».

L'Ordine dei giornalisti d'Abruzzo esprime «preoccupazione e allarme» e ribadisce che «lo strumento della querela per diffamazione a mezzo stampa, attuato con richieste di risarcimenti milionari si sta trasformando da misura in difesa della dignita' della persona in quello di limitazione del diritto di cronaca e di critica. Una tale metamorfosi non puo' trovare sponde di alcun genere perche' strumentalmente volta a comprimere diritti altrettanto fondamentali. Per questo, senza entrare nel merito della vicenda, l'Ordine dei Giornalisti ritiene la mancata concessione della sospensione della pena inflitta ai tre colleghi una esagerata forzatura».

Anche l'Unci Abruzzo ha espresso solidarietà nei confronti dei colleghi.

13/05/2011 20.07