Il Terzo polo contro Chiodi:«sulla sanità deve decidere il Consiglio regionale»

Alessandro Biancardi

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Il Terzo polo contro Chiodi:«sulla sanità deve decidere il Consiglio regionale»
ABRUZZO. «Chiodi fai il bravo, dimettiti da Commissario e sulla sanità facciamo discutere e decidere il Consiglio regionale».

Lo hanno chiesto Fli, Udc e Api con una mozione presentata alla Regione ed illustrata nella sede di Piazza Unione a Pescara. L’invito a cambiare registro per i provvedimenti sanitari è stato educato nella forma,  ma durissimo nella sostanza. Nonostante ben 8 sentenze del Tar che chiariscono come i poteri del commissario non possono superare le disposizioni di legge, «Chiodi – hanno scritto e detto in coro i rappresentanti di questi partiti - continua imperterrito insieme al sub commissario Baraldi a fare e disfare reparti, ospedali, primari, servizi e tutto il resto, invadendo il campo del potere legislativo che sulla sanità è esclusivo del Consiglio regionale. In più non è tollerabile che noi consiglieri veniamo a conoscenza dei provvedimenti solo attraverso la stampa».

 La richiesta unanime a Chiodi è stata illustrata da Berardo Rabuffo, capogruppo Fli alla Regione, da Daniela Stati, tornata in gran forma da quando ha lasciato il Pdl, da Gino Milano e dall’ex presidente del Consiglio regionale Marino Roselli. La solita disputa sullo scippo dei poteri del Consiglio da parte dell’Ufficio commissariale? Non proprio. Perché se è vero che le 8 sentenze del Tar (se ne potrebbe citare anche un’altra, che riguarda il Molise) hanno spiazzato la gestione commissariale, il fatto nuovo non è la mozione (che per il momento la conferenza dei capigruppo non ha messo all’odg), ma l’ufficializzazione operativa del terzo Polo alla Regione. Tanto che la conferenza stampa è stata introdotta da Daniele Toto, coordinatore regionale Fli, accompagnato per l’occasione dall’onorevole Carmelo Briguglio, uno degli uomini più vicini a Gianfranco Fini.

Come dire: prove di sfratto per la maggioranza che sostiene Chiodi. Non però nel senso di ritorno alle urne: è in atto solo il tentativo di dimostrare che il Pdl non ha più la maggioranza dei numeri, dopo aver dimostrato nei fatti di non avere più nemmeno la gestione della sanità. Non a caso infatti sono molto alti i rischi che corre il presidente se sono veri i mugugni degli ex An, molto impegnati sulla sanità durante la passata campagna elettorale. E’ chiaro che, dopo il risultato delle elezioni di domenica, questi mugugni potrebbero diventare aperto dissenso.

 E se il senatore Fabrizio Di Stefano perdesse la pazienza, il Pdl dovrebbe ripensare il suo atteggiamento finora silente ed imbarazzato sulla sanità.

«Questa mozione – hanno detto la Stati e Milano – ha pure un altro significato: tornare a fare politica in piazza, tra la gente, tra quegli elettori anche nostri che le scelte sanitarie stanno mettendo in ginocchio. Domenica faremo un manifestazione a difesa dell’ospedale di Avezzano che è stato spogliato delle sue eccellenze. Chiodi vieni anche tu a dire tra la gente che ti ha votato: abbiamo chiuso gli ospedali. Oppure, come Berlusconi, quando la situazione è insostenibile, manderai un altro Gianni Letta per comunicare questa lieta notizia?»

«Aspetteremo che la mozione venga messa in discussione – ha chiosato Rabuffo – e in aula faremo appello a tutti i consiglieri per rivendicare la dignità del Consiglio».

 E a quanto se ne sa, il Pd sembra orientato a votare insieme al terzo Polo.

Sebastiano Calella  13/05/2011 19.24