Abruzzo bocciato per i Lea. Ma il Ministero promuove la sanità regionale

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Bocciati per l’anno 2009 i Lea (livelli essenziali di assistenza) dell’Abruzzo.

ABRUZZO. Bocciati per l’anno 2009 i Lea (livelli essenziali di assistenza) dell’Abruzzo.

A sorpresa però, rispetto ad altre Regioni, la nostra sanità non è tra le peggiori (come ci hanno fatto credere).

Lo dice il Ministero della salute, che ha stilato una tabella di valutazione con le Regioni promosse, rimandate e bocciate ( “adempiente”, “adempiente con impegno in alcuni indicatori” e situazione “critica”). L’Abruzzo è stato bocciato in tre materie: è in difficoltà o assente nei settori dell’assistenza farmaceutica, degli anziani e dell’Hospice, il settore che assiste i malati di tumore e che proprio non esiste.

Le Regioni promosse sono: Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Marche, Piemonte, Umbria, Veneto e Liguria.

Quelle rimandate sono: Basilicata (troppi parti cesarei), Sardegna (spesa farmaceutica e prevenzione) e Puglia (parti cesarei). Bocciate: Abruzzo (come detto), Molise (fuori parametro su assistenza residenziale e assistenza ospedaliera), Sicilia (assistenza territoriale e domiciliare degli anziani, spesa farmaceutica, assistenza ospedaliera), Campania (assistenza territoriale e ospedaliera), Lazio e Calabria (assistenza ospedaliera e spesa farmaceutica).

La pubblicazione del Ministero riporta infatti i dati del monitoraggio che ogni anno viene effettuato in diversi settori: prevenzione (vaccini, screening, campionamenti per gli alimenti ecc.), anziani, Adi (assistenza domiciliare integrata), funzionalità dei Distretti e degli Ospedali, ricoveri, efficienza e appropriatezza delle prestazioni e costi dell’assistenza.

A ciascun settore viene dato un punteggio e la somma finale indica se una Regione rispetta o no i Lea. Ma forse la notizia non è questa, perché questa criticità in Abruzzo era già nota. Infatti già nell’agosto scorso da Guardiagrele era partita una diffida per il mancato rispetto dei Lea, inviata all’Ufficio commissariale della sanità in Abruzzo.

Scrivevano l’agosto scorso i 5 consiglieri della lista civica di Guardiagrele (autori della diffida): «la chiusura del locale ospedale di fatto limita grandemente la fruizione dei Lea da parte dei cittadini del comprensorio di riferimento» (stesso discorso in tutti gli altri territori penalizzati dalle chiusure dei piccoli ospedali). Cosicché, pur partecipando tutti con le tasse al finanziamento della sanità, chi abita al mare ha più assistenza di chi vive in montagna. Insomma una Regione a due velocità nell’erogazione dei servizi, il cui taglio era stato giustificato da motivi esclusivamente legati all’eccessivo indebitamento della sanità e agli sprechi, con le inefficienze del sistema, i doppioni dei reparti e degli ospedali, insomma con un eccesso di fruizione dell’offerta sanitaria.

Un discorso che pareva sufficientemente fondato, anche se un pò enfatizzato. A sorpresa però ora è il Ministero a dire che sicuramente in Abruzzo ci sono numeri e percentuali che in alcuni settori a volte sono superiori alla media, ma non così gravemente come si vuole far apparire. In altri settori invece l’Abruzzo è nella media o addirittura sotto.

 SANITÀ ABRUZZESE SIMILE, NON PEGGIORE, A QUELLA DI ALTRE REGIONI

 Allora la notizia vera è che in realtà con questa bocciatura, che dimostra comunque una sofferenza dell’assistenza sanitaria in settori delicati come quello degli anziani, il Ministero svela ufficialmente che le condizioni della sanità abruzzese non sono quelle molto deficitarie (troppe spese, inappropriatezza delle prestazioni, eccessiva domanda di sanità) sempre invocate per giustificare lo smantellamento del sistema sanitario regionale. Tralasciamo il dato clamoroso (ricordiamo che lo dice il Ministero) delle prestazioni specialistiche extra ospedaliere di ecografie per 10 abitanti, dove l’Abruzzo ha uno 0,47 (il dato migliore in assoluto, cioè meno ecografie di tutti) rispetto a: 2,41 della Lombardia, 2,23 Liguria, 2,32 Emilia, 2,28 Marche.

Le sorprese maggiori vengono dal tasso di ospedalizzazione (ordinario e diurno) standardizzato per 1000 abitanti: 186 Abruzzo, 198 Liguria, 191 Lazio, 195 Puglia (e punte di oltre 200 in Sicilia e Campania). Interessante anche il dato sul tasso di ricovero diurno di tipo diagnostico: 7 Abruzzo, 33 Liguria, 16 Marche, 7 Emilia, 17 Lazio. Ancora più chiara la “normalità” abruzzese nelle percentuali dei ricoveri con Drg chirurgico (Abruzzo 36, Lombardia 46, Emilia 43, Marche 41, Lazio 39) e dei ricoveri con Drg ad alto tasso di inappropriatezza: 12 Abruzzo, 12 Lombardia, 13 Lazio, 14 Campania, 16 Puglia.

E si potrebbe continuare. In sintesi il quadro ufficiale che esce dai dati del Ministero è che lo stato di salute del sistema sanitario abruzzese è stranamente diverso rispetto a quello che ci viene proposto dall’Ufficio del commissario. Sembra quasi che enfatizzare il disastro della sanità abruzzese sia servito come alibi per ridurre l’Abruzzo ad una colonia sanitaria dei grossi gruppi privati nazionali. Si dirà: ma c’era una marea di debiti. E’ vero. Ma il problema è che invece di farli pagare a chi li ha provocati, questi debiti li stanno pagando i cittadini in più modi: con le tasse, con la riduzione dei servizi, con il peggioramento dell’assistenza ospedaliera, con il ticket e …. con le prediche di chi disegna l’Abruzzo come Regione “canaglia” in sanità. Il che non è, parola del Ministero della salute.

 Sebastiano Calella  12/05/2011 9.16