Meno 143 posti letto nelle cliniche: taglio del 18% a rischio Tar?

Alessandro Biancardi

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Meno 143 posti letto nelle cliniche: taglio del 18% a rischio Tar?
ABRUZZO. Un taglio del 18% ai posti letto delle Case di cura abruzzesi per un totale di meno 143 posti letto, compresi i 21 di lungodegenza.

E’ questo il quadro riassuntivo finale dei tagli alle cliniche nella proposta inviata due mesi fa per l’approvazione preventiva al Ministero della salute e a quello dell’Economia da parte dell’ufficio commissariale della sanità in Abruzzo. Si tratta di un documento che PrimaDaNoi.it ha potuto consultare e che ha sorpreso sia gli operatori privati sia alcuni consiglieri regionali contattati: lo hanno definito «il solito balletto di cifre e di scelte calate dall’alto senza alcuna partecipazione dal basso».

Su queste decisioni ora alla “colonia” Abruzzo sarà chiesto un consenso a scatola chiusa, non appena il tavolo di monitoraggio romano darà il suo ok (se già non lo ha dato).

Questa la sintesi dei dati per le cliniche: i posti letto attuali sono 1.132 (di cui 1.059 letti ordinari e 73 in Day hospital). Dopo i tagli, i posti letto “rimodulati” sono 989 (di cui 928 ordinari e 61 Dh). La differenza è dunque meno 143 pl (di cui 131 ordinari e 12 Dh). In dettaglio i posti per acuti passano da 675 a 553, la Riabilitazione resta ferma a 389 pl, la Lungodegenza passa da 68 a 47. Secondo la relazione tecnica di accompagnamento, «la rimodulazione (i tagli oggi si chiamano così…) si conforma alle previsioni dell’odierno Patto per la salute ed è stata condotta prendendo a riferimento il fabbisogno assistenziale della popolazione regionale previsto dalla delibera commissariale 45/2010».

Fabbisogno assistenziale deciso ovviamente e quantificato - “ça va sans dire” – dall’ufficio commissariale, magari cercando su internet i dati sulla popolazione abruzzese, le condizioni climatiche medie e le distanze: il tutto con la stessa precisione di certi navigatori satellitari che indicano di girare a destra, senza sapere che adesso lì è cambiato il senso di marcia veicolare.

A RISCHIO TAR ANCHE QUESTI TAGLI COMMISSARIALI ALLE CLINICHE PRIVATE

Che questi dati siano precisi o no, il problema è però un altro: sapere cioè se questi tagli hanno le gambe per camminare. La domanda è dunque: anche queste scelte rischiano di cadere sotto le sentenze di un Tar? La risposta potrebbe essere sì, perché le sentenze sui ricoveri della riabilitazione appena pubblicate hanno applicato il principio che una legge non può essere annullata da un atto amministrativo, cancellando i decreti dell’ufficio commissariale. Come potrebbe capitare in questo caso.

Infatti quando l’assessore regionale alla sanità era Bernardo Mazzocca, non senza contrasti, ma proprio per questo con ampio dibattito, fu approvata la legge regionale 6/2007 che conteneva le linee guida del Piano sanitario ed il riordino della rete ospedaliera abruzzese deciso alla luce della conoscenza del territorio e delle sue esigenze reali. Oggi un decreto amministrativo che poggia le sue scelte su criteri molto teorici vuole modificare questa legge, aggiungendo un certo piglio autoritario: «entro sessanta giorni dalla pubblicazione sul Bura» le strutture private si dovranno adeguare  alle rimodulazioni. Eppure non siamo su Scherzi a parte e l’ufficio commissariale avrebbe dovuto conoscere l’orientamento della giustizia amministrativa, espresso non solo nelle ultime sentenze Tar. Il che non sembra. Per cui è facile prevedere lavoro per gli avvocati e forse anche per i consiglieri regionali di opposizione (il Pdl tace), ormai al limite della sopportazione.

I CRITERI PER I TAGLI AI POSTI LETTO SONO PRESI DAI LIBRI E NON DALLA REALTÀ

Quali sono dunque i criteri per i tagli? Nel decreto che già è stato spedito a Roma completamente preparato e solo da completare con la data, si legge a pag. 2 che «il fabbisogno assistenziale è stato ricavato dallo studio delle Sdo (le schede delle dimissioni ospedaliere) e di elementi normativi come il Patto per la salute 2010-2012 che fissa alcuni parametri». Ma poi si aggiunge: hanno avuto un peso anche alcuni «elementi organizzativi, come la rete integrata di servizi e di ospedale modello» (chi li ha visti?) ed altri «elementi di appropriatezza organizzativa e clinica (l’innovazione tecnologica che modifica il processo clinico)»: come dire via i medici, usiamo i robot. Però la vera perla è l’ultimo punto dei criteri utilizzati: «elementi sociali e culturali che caratterizzano l’evoluzione della popolazione». Il che è un clamoroso autogol, una contraddizione bella e buona, se per “evoluzione” si può pensare ai mutati stili di vita in Abruzzo rispetto al passato e quindi alle nuove malattie, all’aumento della vita media e quindi degli anziani, alla maggiore richiesta di salute tipica di tutte le società evolute o ad un maggior rispetto di certi malati (vedi la riabilitazione psichiatrica, la pediatria, il parto sicuro, l’Hospice e chi più ne ha più ne metta). Cioè l’evoluzione della popolazione ha prodotto un aumento della domanda di sanità. E a questo aumento si risponde con i tagli, in questo caso ai privati, in precedenza agli ospedali.

IN SANITÀ LE IDEE LIBERISTE CONTRO LO STATO SOCIALE

Sembra di essere in presenza di un approccio liberista dell’ufficio commissariale alla sanità, con il solito attacco allo Stato sociale di cui la sanità fa parte, insieme a scuola e pensioni. Il pretesto con cui si maschera lo smantellamento dello Stato sociale è quello del buon governo. Infatti, due sono le critiche che vengono usate più spesso: la prima è che con il welfare la spesa pubblica per la sanità è troppo alta (così per scuola e pensioni) e va ridimensionata. La seconda è che il welfare comprime la libertà: ad esempio si deprimono le università statali e la scuola pubblica e si finanziano la scuola privata e le università libere «per assicurare la libertà di scelta».

Oppure si smontano gli ospedali pubblici e con la mobilità passiva si favorisce la sanità privata dei grossi gruppi nazionali, non certo gli imprenditori locali che vengono tagliati. Insomma alla sua base questo Programma operativo taglia-tutto ha una scelta culturale di matrice efficientistica americana, quella che sostituisce all’uguaglianza dei cittadini (voluta dalla Rivoluzione francese) il criterio che solo pagando si può ottenere un servizio. Non a caso in Europa le migliori Università e gli ospedali più efficienti sono quelli pubblici, mentre negli Usa se non hai un grosso conto in banca non studi e non ti curi. Allora la crisi di rigetto verso questi Piani liberisti studiati a tavolino nasce non per il duo Chiodi-Baraldi, ma per il fatto che l’Abruzzo e gli Usa non sono assimilabili né per storia né per religione né per i diritti dei cittadini.

Il grande economista Federico Caffè spiegava così le contraddizioni che rendevano difficile alle persone normali la vita di tutti i giorni: «al posto degli uomini abbiamo sostituito numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili».

Sebastiano Calella  10/05/2011 10.10