Il Tar boccia 8 volte il Programma operativo di Chiodi sulla riabilitazione

Alessandro Biancardi

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Il Tar boccia 8 volte il Programma operativo di Chiodi sulla riabilitazione
ABRUZZO. Il Tar L’Aquila boccia otto volte la Regione per i provvedimenti sui ricoveri della riabilitazione adottati con il Programma operativo dal Commissario alla sanità.*COSTANTINI (IDV): «BASTA ABUSI». E SCRIVE ALLA CORTE DEI CONTI 

Sono otto, infatti, le sentenze appena pubblicate su ricorso di altrettante strutture abruzzesi: San Raffaele di Sulmona, Sanex di Campli (Te), Nova Salus di Trasacco (Aq), Paolo VI di Pescara, Medisalus di Lecce dei Marsi (Aq), Anesis di Avezzano, Villa Serena di Città Sant’Angelo (Pe) e Wellness di Montorio al Vomano (Te), tutte difese dagli avvocati Tommaso Marchese e Alessandra Rulli (eccetto il San Raffaele di Sulmona, difeso dagli avvocati Cesidio Gualtieri e Gianluigi Pellegrino).

Le società ricorrenti hanno eccepito che è illegittimo il Decreto n° 4 del 7 giugno 2010 adottato dal Commissario ad acta per la sanità e che modifica il Piano sanitario vigente, adottato a suo tempo con legge regionale 5/2008.

Il Decreto innova nel punto in cui sospende l’accettazione dei ricoveri residenziali e semi residenziali attraverso il silenzio assenso.

Infatti il «Commissario, organo di natura amministrativa, non ha alcun potere di modificare atti di natura legislativa, ovvero di incidere su di essi; l’atto che formalmente sospende l’efficacia di una legge regionale sarebbe, dunque, per ciò stesso, reso in violazione di legge».

 Non può cioè il Programma sostituire o modificare le decisioni, cioè le leggi del Consiglio regionale, unico legittimato a legiferare perché eletto. Ed a nulla serve poi che il 5 gennaio scorso, in sede di approvazione del Bilancio, queste norme del Programma operativo siano state accolte in una legge, perché il ricorso è riferito – con tutte le conseguenze anche economiche – ai mesi precedenti.

«E’ ovvio – si legge nelle sentenze - che un organo amministrativo, per il principio di separazione dei poteri tuttora vigente nel nostro ordinamento, non è legittimato ad incidere su atti aventi natura legislativa primaria, in deroga alle competenze costituzionali esclusivamente riservate al Consiglio regionale ovvero, in via del tutto eccezionale, al Consiglio dei ministri»

«Il Commissario – conclude il Tar - è invece tenuto al rispetto delle disposizioni di rango primario nell’emanazione degli atti amministrativi di competenza».

 Quindi un atto amministrativo che sospende una legge regionale è una violazione evidente che rende illegittimo l’atto stesso, cioè il Programma operativo, che pertanto va annullato nel punto contestato. Un errore si direbbe anche grossolano che si doveva evitare.

Tutto qui? Si tratta di rifare i conti e basta? Non proprio.

CHE COSA DICE LA NORMA CANCELLATA DA CHIODI

Il Piano Sanitario regionale (L.R. n.5/2008),  chiarisce che «a far data da 30 giorni dalla pubblicazione sul BURA della (…) legge, l’autorizzazione all’accesso alle prestazioni residenziali e semiresidenziali è di competenza esclusiva delle Unità di Valutazione Multidimensionale (di seguito UVM). Sono soggette ad analoga autorizzazione le prestazioni di riabilitazione in regime ambulatoriale e domiciliare erogate da istituti di riabilitazione ex art. 26»;

«l’UVM è tenuta a fornire la risposta entro 3 (tre) giorni lavorativi dalla data di presentazione della istanza di attivazione delle prestazioni. Definisce il regime assistenziale (residenziale, semiresidenziale, ambulatoriale, domiciliare) e, qualora previsto, il livello assistenziale più appropriato per il paziente”;

«nel caso siano trascorsi più di 3 (tre) giorni lavorativi senza parere dell’UVM vale il silenzio assenso, ed il paziente può accedere direttamente alle prestazioni richieste. Tale assenso avrà valore fino alla valutazione da parte dell’UVM che potrà: a) confermare regime e livelli di assistenza individuato dalla equipe della struttura; b) proporre modifiche di regime/livello di assistenza; c) disporre, da quella data, la dimissione del paziente o comunque la sua esclusione dalla copertura da parte del SSN per quella prestazione».

Con il decreto impugnato il Commissario ad acta ha disposto la sospensione della disciplina di sopra riportata per il periodo corrispondente alla durata del mandato commissariale o sino all’eventuale abrogazione, ove anteriore, delle disposizioni sopra citate.

LE MOTIVAZIONI DELLE BOCCIATURE SONO QUELLE INVOCATE PER SALVARE I PICCOLI OSPEDALI

Perché le motivazioni delle bocciature (praticamente si tratta di una sola sentenza in 8 fotocopie) fanno immaginare che il Tar per le stesse ragioni possa accogliere i ricorsi contro la chiusura dei piccoli ospedali.

«Siamo quasi sicuri che Chiodi non poteva tagliare il Consalvi, un ospedale che si era già riorganizzato ed adeguato – commenta Sergio De Luca, sindaco di Casoli – le sentenze appena uscite confermano quello che abbiamo sempre pensato».

 Spera anche la lista civica di Guardiagrele, che si è sempre battuta contro la chiusura del locale ospedale.

«Non è possibile fare nessuna previsione per l’esito del nostro ricorso – spiega l’avvocato Simone Dal Pozzo che segue la vicenda  di Guardiagrele – posso solo dire che questi pronunciamenti lasciano intendere che il Tar si è fatta un’idea precisa del problema. In pratica ha aderito all’indirizzo espresso dalla Corte costituzionale che ha stabilito il principio della separazione dei poteri, per cui un organo amministrativo, in questo caso il commissario, non può modificare una legge. Noi abbiamo ripetuto più volte questo principio».

 In altre parole il Programma operativo taglia-ospedali non può modificare le previsioni del Piano sanitario regionale, che è una legge e che prevedeva la presenza dei piccoli ospedali. A questo punto – a Casoli, a Guardiagrele e non solo – possono solo incrociare le dita e aspettare.

Sebastiano Calella 09/05/2011 9.14

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COSTANTINI (IDV): «BASTA ABUSI». E SCRIVE ALLA CORTE DEI CONTI 

«Le ennesime sentenze del Tar abruzzese che assestano l’ennesimo colpo agli abusi perpetrati da Chiodi, sia nei confronti dell’assemblea legislativa regionale, che nei confronti del cittadini abruzzesi, pongono tutti dinanzi ad un punto di non ritorno», commenta il consigliere regionale dell'Idv, Carlo Costantini.«La presunzione, l’arroganza e l’incompetenza dimostrati in questi mesi da Chiodi stanno spingendo l’Abruzzo nel baratro».  

Ogni sua decisione annullata da un Tribunale è, secondo l'esponente dipietrista, «il presupposto di azioni di risarcimento di danni che a breve potrebbero travolgere la Regione: i suoi Piani Operativi sono, infatti, un vero e proprio colabrodo perché, come sostengono i Tribunali, Chiodi riscrive le leggi da solo, senza avere il potere di farlo. Ma allora, considerato che non può più parlarsi di episodi, ma di un disegno preordinato e doloso, funzionale e gestire illegalmente poteri che non gli appartengono, i danni che sta producendo Chiodi dovrà pagarseli da solo».

Per questo, «a difesa dei diritti di tutti i cittadini ed i contribuenti abruzzesi», Costantini ha scritto  al Procuratore Regionale della Corte dei Conti una nota, «sollecitando l’avvio di un procedimento finalizzato ad accertare l’eventuale sussistenza di responsabilità personali di Chiodi, per tutti gli effetti negativi che la Regione Abruzzo dovrà subire, come conseguenza dell’annullamento e/o dell’illegittimità di tutti gli atti che ha adottato e continua ad adottare in violazione della legge».

«Se Chiodi è in buona fede, ha la possibilità di dimostrarlo», continua il consigliere Idv, «venga il Consiglio Regionale per condividere principi, regole, criteri e nuovi modelli organizzativi funzionali al risanamento della sanità abruzzese. Se non lo farà, allora vorrà dire che dovrà assumersi tutte le responsabilità del caso, nessuna esclusa».

09/05/2011 17.45