Un mistero chiamato Sprint

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Doveva essere a costo zero fin dall’inizio ed invece è stato riempito di collaboratori fino a farlo somigliare ad un ente strumentale.

SPRINT ABRUZZOABRUZZO. Doveva essere a costo zero fin dall’inizio ed invece è stato riempito di collaboratori fino a farlo somigliare ad un ente strumentale.

Dopo anni di assunzioni avvenute non sempre in maniera trasparente, ora fuori tutti (o quasi). Si vuole ricominciare da zero ma le domande restano.

 E’ questa la rivoluzione dello Sprint, lo sportello regionale per l’internazionalizzazione delle imprese, decisa dal nuovo direttore, Mario Di Nizio (dirigente regionale “Sviluppo del Commercio”), e dal nuovo coordinatore, Luca Labricciosa.

La rivoluzione passa anche per la formazione del Comitato di coordinamento («previsto dall’inizio ma mai formatosi e riunitosi») composto da un rappresentante di tutte le istituzioni partner del progetto (Regione, Ministero, Istituto italiano per il commercio estero, Unioncamere Abruzzo, Istituto per i servizi assicurativi del commercio con l'Estero, Società italiana per le imprese all'Estero, Centro Estero Abruzzo).

Non si sa quante imprese abbiano usufruito in questi anni dei servizi dello sportello istituito nel 2006 con un’intesa tra Ministero del Commercio internazionale (allora guidato da Emma Bonino) e la Regione Abruzzo (assessore Valentina Bianchi, giunta Del Turco). Non si conoscono i risultati ma si è continuato ad investire denaro pubblico laddove- si scopre ora- doveva funzionare tutto a costo zero. Solo nel 2010 sono stati riversati nello Sprint 130 mila euro in consulenze.

Un progetto senza fine, diventato quasi un ente strumentale con 18 collaboratori il cui incarico veniva riconfermato (quasi in tutti i casi) puntualmente ogni 4, 6 o 12 mesi da almeno 3 anni contrariamente alla normativa vigente. Di fatto il personale selezionato, assunto a tempo determinato, veniva invece impiegato stabilmente negli uffici di via Passolanciano a Pescara.

Vi hanno lavorato a pieno ritmo (con una retribuzione media di 50 mila euro per i 3 anni) Maurizio Ciarfella, Francesca Cicchinelli, Paola Contessa, Maria Chiara Crocenzi, Michela De Angelis, Angelo De Luca, Marina De Rubeis, Grazia Assunta Dell’Elce, Milena Di Francesco, Roberto Di Gennaro, Maria Di Genova, Ramona Di Marco, Eridania Di Pasquale, Barbara Fiucci, Antonio Montese, Sabrina Pasquale, Patrizia Pennelli, Alantino Sponta ed Andrea Vallesi.

Nemmeno le buone intenzioni dell’assessore Alfredo Castiglione (Pdl) di «rivitalizzare con personale eccellente» lo sportello hanno potuto far qualcosa contro i tagli.

Dopo le ultime proroghe a singhiozzo, con un colpo di spugna, dal 31 di marzo scorso, tutti a casa. Ma non proprio tutti tutti, i due più fortunati, Angelo de Luca e Sabina di Pasquale, sono stati presi in Abruzzo Sviluppo spa (socio unico: Regione Abruzzo).

 «LA STRATEGIA A COSTO ZERO»

Ed ora che si fa? Lo sportello chiude o si indicono dei  nuovi bandi (come annunciava l’assessore a febbraio scorso)?

Per il momento lo sportello «non è strutturato ma è aperto», hanno raccontato gli operatori superstiti (funzionari della Regione).  Ma la strategia per la sopravvivenza non manca.  Il nuovo protocollo operativo prevede che il personale venga inviato a rotazione da tutti le istituzioni partecipanti al progetto. «Così doveva essere dall’inizio», hanno tuonato. Tutti d’accordo su questa soluzione che viene vista come la panacea al male del clientelismo che per anni ha drenato denaro pubblico in un progetto senza fine e dai risultati sconosciuti.

La domanda resta: com’è possibile che ora lo stesso sportello si regga con il lavoro di due o tre persone? Erano troppe prima o poche adesso?

«Assolutamente troppe prima», hanno risposto tutti i funzionari. Ed è già un buon punto di partenza per evitare eventuali errori del passato.

IL MISTERO DELL’INTESA

Ormai conosciamo bene le mille declinazioni della trasparenza made in Abruzzo. Ma a questa non ci eravamo mai arrivati. Durante la nostra visita negli uffici dello sportello abbiamo chiesto copia dell’intesa istitutiva dello sportello firmata a Pescara nel 2006 (due semplici pagine). Un documento pubblico, non un segreto di Stato e nemmeno militare.

«Non me la sento di darlo, mi mette in imbarazzo con questa richiesta», è stata la risposta, come se consegnare un documento pubblico fosse un atto di coraggio fuori dal comune. Purtroppo però, qualcuno molto “spericolato”, aveva già inserito quel documento sul sito dello Sprint e quindi con un click è consultabile in tutto il mondo. Attenzione, attenzione: l’umanità è minacciata dalla libera consultazione di documento pubblico.

 Manuela Rosa  20/09/2010 9.16