Toto (Fli):«imbarazzo del Ministro della salute sull’assistenza sanitaria in Abruzzo»

Alessandro Biancardi

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Toto (Fli):«imbarazzo del Ministro della salute sull’assistenza sanitaria in Abruzzo»
ABRUZZO. C’è molto di economia e ben poco, molto poco, di sanità nella risposta del ministro della salute Ferruccio Fazio ad una interrogazione dell’onorevole Daniele Toto, Fli.

La richiesta era di conoscere cosa intendeva fare il Governo nazionale in Abruzzo per i problemi della mobilità passiva, per le lunghissime liste di attesa e per la situazione della Geriatria alla Asl di Pescara (peraltro analoghe domande erano già state rivolte in due precedenti interrogazioni del 10 e del 31 marzo 2010). Ma non c’è stata nessuna risposta ai quesiti, poche e poco esaurienti sono state le spiegazioni parziali, ed il terremoto è stato usato come giustificazione dei mali della sanità abruzzese. Il tutto affidato alla penna del «segretariato generale della presidenza della Regione Abruzzo» che Toto volendo e più utilmente avrebbe potuto contattare telefonicamente. Insomma il sindacato ispettivo della Camera dei Deputati è stato confuso con la spiegazione burocratica che sempre c’è in occasione delle interrogazioni parlamentari.

La differenza è che, alla luce di quanto gli uffici interessati relazionano, il Governo poi indica le scelte politiche o i correttivi che intende proporre. E invece stavolta niente, tanto da suscitare nell’onorevole Toto «sconcerto per l’imbarazzante risposta del ministro della salute».

«La verità è però freudianamente sfuggita nel finale della risposta – commenta Toto, che è coordinatore regionale Fli - laddove si accenna, riferendosi alla garanzia di assistenza per i cittadini, alle risorse necessarie per la sostenibilità».

 Ecco la chiave di volta: il Ministero della salute è di fatto esautorato dai problemi del sistema sanitario che, invece, è saldamente nelle mani del Ministero dell’economia e delle finanze che «con cipiglio e cinismo ragionieristico – commenta Toto - detta i “compiti” al sub-commissario. A tutti gli altri (lo stesso Ministro della salute, il Commissario ad acta, gli eletti di ogni livello ed i cittadini) tocca il ruolo di impotenti spettatori. Di questo è indiretta, ma eloquente conferma, la trasandata, rassegnata e imbarazzante risposta del Ministro della salute all’interrogazione».

Siamo di fronte cioè alla spiegazione ufficiale di un comportamento più volte denunciato da PrimaDaNoi.it e non solo: tutte le scelte dell’Ufficio commissariale non sono dettate da criteri sanitari, ma dalla compatibilità economica dell’assistenza che si può erogare ai cittadini abruzzesi. Nessuna novità per chi conosce la posizione dell’Agenzia sanitaria nazionale: «l’assistenza sì, ma solo se è compatibile con i bilanci». Come se amministrare bene la sanità significasse eliminare l’assistenza ai malati (in quel caso non ci sarebbero costi…).

 Conclude Toto: «Prendo atto che il Ministero non ha nulla da dire né nulla da fare per gli enormi disagi per l’assistenza sanitaria patiti dagli abruzzesi, pazienti e operatori. Niente per le liste d’attesa anche di un anno per una mammografia. Niente per i livelli essenziali di assistenza. Niente per spiegare dove sono finiti i 20 milioni di euro di aumento della mobilità passiva extraregionale tra il 2007 e il 2009. Solo il terremoto come spiegazione: se non ci fosse stato, l’Abruzzo sarebbe stato un’oasi paradisiaca, commissariata per sbaglio».

 SI CONOSCONO I PROBLEMI DELLA SANITÀ?

 L’onorevole Toto attribuisce a «penosi contorcimenti sintattici» l’incomprensibilità della risposta alla sua interrogazione, probabilmente per non dire che sono poco conosciuti i problemi trattati nella risposta stessa. Infatti, a proposito della mammografia si fa riferimento al progetto “Seno sano”, lo screening della popolazione femminile dai 50 ai 70 anni. Ma chi risponde non sa che questo progetto, molto apprezzato, in alcune Asl è stato sospeso. Ad esempio nella Asl di Chieti, che è capofila del progetto, “Seno sano” è fermo. E a Chieti c’è la segreteria regionale che prepara le liste per chiamare a controllo le donne. La Asl qui ha interrotto le mammografie del progetto ad inizio 2009, a Vasto si sono fermate ad inizio 2010, ad Ortona non ci sono mai state dal 2003 in poi, al contrario di Guardiagrele ed Atessa dove le mammografie si sono sempre fatte.

Come dire che la prevenzione del cancro alla mammella non si può o non si vuole fare dappertutto, checché ne dica il segretariato della presidenza della regione, che evidentemente non conosce dove lo screening si fa. Ad onor del vero, nell’agosto dello scorso anno, una diffida per il rispetto dei Lea, livelli essenziali di assistenza, era stata inviata all’Ufficio commissariale per la sanità della Regione Abruzzo dai 5 consiglieri della lista civica di Guardiagrele (Angelo Orlando, Gianna Di Crescenzo, Carla Altorio, Gianluca Primavera e Simone Dal Pozzo) che si battono contro la chiusura del locale ospedale. «Dopo la desertificazione ospedaliera - scrivevano anche per gli altri piccoli ospedali chiusi - e in assenza di concrete alternative, non si possono assicurare questi i livelli essenziali ai cittadini dei vari comprensori interessati alle chiusure, costretti a pagare di tasca propria i servizi».

 Anche questa diffida rimase senza risposte.

 Sebastiano Calella  06/05/2011 9.30

 

Interrogazione 09484 Min Salute 27 Nov 10 - Risposta 27 Apr 11