Spiagge ai privati per 90 anni, Fab: «chiarire il decreto Tremonti»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2036

ABRUZZO. Arriva il «diritto di superficie» per gli arenili che durerà 90 anni e potrà riguardare anche «aree già occupate lungo le coste da edificazioni esistenti».

E' quanto prevede la bozza del decreto sulla sviluppo nell'articolo che introduce il diritto di superficie. Tale diritto prevede il pagamento annuale di un corrispettivo all'agenzia del Demanio «sulla base di valori di mercato» e anche l'accatastamento delle edificazioni.

Gli ambientalisti, però, insorgono. Per il Wwf «è clamoroso» il fatto che lo Stato ceda «irresponsabilmente alle richieste dei gestori degli stabilimenti balneari, che dopo aver speculato per anni sui beni demaniali con guadagni enormi a fronte dei quali lo Stato riceveva cifre irrisorie, ottengono oggi tempi così lunghi da permettere un ulteriore incremento di infrastrutture con investimenti importanti che verranno comunque ammortizzati in tempi inferiori a quelli delle concessioni riconosciute».
«Le spiagge concesse ai privati - conclude il Wwf - sono in questo modo definitivamente sottratte ai cittadini. E' sotto gli occhi di tutti che gli stabilimenti balneari, le cui concessioni sono raddoppiate negli ultimi decenni (da circa 5mila a circa 10mila) si sono trasformati in vere e proprie cittadelle, con negozi, ristoranti, palestre e centri benessere».

Intanto la Fab Cna chiede alla Regione Abruzzo di avviare «al più presto» un confronto con le organizzazioni che rappresentano le imprese turistiche, per dare applicazione ai capitoli dedicati dal Decreto legge sullo sviluppo economico.

In una nota indirizzata all'assessore regionale al Turismo, Mauro Di Dalmazio (che riveste pure il ruolo di coordinatore nazionale del settore, ndr) chiede di attivare rapidamente un confronto con le parti sociali, in modo da chiarire alcuni degli aspetti contenuti nel provvedimento varato dal governo Berlusconi: «Il decreto – spiega il segretario regionale della Fab-Cna, Cristiano Tomei – introduce alcune novità importanti, a cominciare dall'estensione per novant'anni del diritto di superficie per le opere esistenti realizzate sugli arenili, a condizione che siano rispettate le normative urbanistiche, edilizie e ambientali vigenti».

«Il testo – precisa – presenta tuttavia alcune ambiguità: perché se è vero che il diritto viene esteso negli anni, non è ancora scritto da nessuna parte che agli attuali concessionari sia riconosciuto un effettivo diritto di prelazione».

«Si tratta di argomenti - conclude Tomei- di grande delicatezza, che stanno a cuore non solo alle imprese, giustamente preoccupate di veder vanificare gli investimenti effettuati e i loro sacrifici, ma anche ai cittadini, agli amministratori locali, agli ambientalisti. E sui quali occorre costruire il massimo consenso possibile».  

06/05/2011 9.17

SIB:«NESSUNA PRIVATIZZAZIONE»

«Non si è in presenza di alcuna “privatizzazione delle spiagge”», afferma invece Riccardo Borgo, Presidente del S.I.B. Sindacato Italiano Balneari aderente a Confcommercio, «perché il demanio marittimo rimane bene pubblico ed inalienabile, è sempre possibile la revoca e\o la decadenza della nuova concessione demaniale con durata di novant’anni. Anzi una certezza di queste dimensioni può consentire di programmare e realizzare il superamento di quelle ‘storture’ che in alcune città costiere si sono andate consolidando nel tempo e alle quali, nell’interesse di tutti, si potrebbe cominciare a porre rimedio. Non solo. Le concessioni demaniali marittime attuali già attribuiscono un diritto di superficie che non modifica in nessun modo la necessità di sottostare, qualora richiesto, all’obbligo del rilascio di un permesso a costruire, con i limiti e le garanzie di tutela dell’ambiente contenuti nelle procedure previste dalla pianificazione urbanistica e dal fatto che tutti i litorali italiani sono soggetti ai pareri vincolanti delle Sovrintendenze. Pertanto - prosegue Borgo - è del tutto errato e gravemente scorretto attribuire alla nuova norma, contenuta nel decreto sviluppo, gli effetti di una appropriazione privata di un bene pubblico, di una edificazione selvaggia, di una sorta di condono o di una svendita del bene demaniale perché nel decreto predisposto dal Governo non vi è  nulla di tutto ciò e non vi è alcun nuovo e\o diverso diritto in favore dei gestori delle spiagge, bensì solo una diversa durata, (relativamente a limitate porzioni del demanio), e un canone ben superiore all’attuale (di mercato e non prefissato per legge)».

06/05/2011 18.06