Pronto soccorso: arriva il ticket per i codici verdi?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Prossima tappa della sanità regionale: proporre il ticket sui codici verdi al Pronto soccorso (i codici bianchi pagano già).

ABRUZZO. Prossima tappa della sanità regionale: proporre il ticket sui codici verdi al Pronto soccorso (i codici bianchi pagano già).

Con l’aggiunta che è allo studio addirittura il dirottamento di questi pazienti nelle nuove strutture associate dei medici di famiglia, le cosiddette Utap, nelle quali saranno distaccati anche i pediatri di libera scelta. Lo va dicendo da mesi il Ministro della salute che fa sempre da battistrada per queste decisioni e che ieri si è incontrato a Roma con i sindacati medici proprio su questo argomento. E’ scritto da sempre nei progetti dell’Agenzia sanitaria nazionale che ispirano direttamente l’ufficio commissariale della Regione Abruzzo, spesso usata come cavia, al pari delle altre regioni con il Piano di rientro che diventa il pretesto per far passare anche le decisioni più impopolari. Ed infine oggi una delegazione dell’assessorato alla sanità incontrerà a Roma i vertici del Ministero proprio per discutere la possibilità di creare in Abruzzo queste Utap miste, proprio in vista della nuova gestione dell’emergenza-urgenza. Che qualcosa sia in movimento e che nuovi provvedimenti siano in arrivo lo dimostra il ritorno del sub commissario Giovanna Baraldi negli uffici dell’assessorato di via Conte di Ruvo, da dove mancava dai primi di gennaio dopo le critiche sulle capacità di quel personale amministrativo. E dopo i contrasti con il direttore dell’assessorato Maria Crocco che risalgono addirittura al mese di dicembre e che non sembrano risolti. Ora che le elezioni sono arrivate, si possono riprendere i discorsi sulle trasformazioni della sanità regionale congelati da quattro mesi. La pace armata tra struttura amministrativa e quella commissariale è stata siglata con un comunicato del presidente Chiodi che invita tutti alla collaborazione, ma la convivenza delle due strutture è difficile anche per l’assenza dell’assessore Lanfranco Venturoni, costretto a seguire la sanità regionale dagli uffici di capogruppo Pdl di Piazza Unione a Pescara dove è un viavai di funzionari e direttori fidati.

Per rasserenare il clima non è servita nemmeno una cena tra lo staff della Baraldi, che la scorsa settimana ha festeggiato il suo compleanno, e quello della direzione dell’assessorato. A dare il benvenuto al nuovo corso, inconsapevolmente, c’è stata ieri la manifestazione della Uil Fp di fronte all’assessorato e poi a Piazza Unione. I rappresentanti del sindacato Roberto Campo, Antonio Cardo, Domenico Rega e Simone Tempesta, poi ricevuti anche dal presidente del Consiglio regionale  Nazario Pagano e dal vice Giovanni D’Amico, hanno sollecitato una maggiore partecipazione alle scelte in sanità. Ma proprio il presidio della Uil Fp, come le analoghe manifestazioni di protesta ad Avezzano contro il ridimensionamento del locale ospedale simili a tante altre proteste nella Regione, dimostrano che i due mondi – il territorio e l’ufficio commissariale – parlano linguaggi diversi. E quindi le proteste non arrivano a modificare il Programma operativo a suo tempo approvato a Roma.

MODELLI STUDIATI A TAVOLINO SENZA CONOSCERE IL TERRITORIO

Le linee nazionali prevedono infatti che gli ospedali e le relative Unità operative complesse (cioè i reparti) vengono ritenuti in sicurezza solo se hanno una casistica abbondante e se servono quindi un bacino di utenza molto grande. Lo stesso vale per il Pronto soccorso in generale o per la rete del 118 o per i punti nascita. E allora se il piano nazionale prevede che – ad esempio – la Chirurgia toracica abbia 16 posti letto per un bacino di utenza tra un milione e mezzo di abitanti ed 800 mila, questo significa in Abruzzo un reparto o uno e mezzo. Così per le Malattie infettive, bacino tra un milione e 500 mila (infatti in Abruzzo ne sono previste due). Per la Cardiologia invece sono previsti 20 posti letto per un bacino tra 300 mila e 150 mila abitanti, cioè al massimo 5-6 reparti in tutto l’Abruzzo. Sono solo alcuni esempi e servono a chiarire bene il concetto che una cosa sono i bisogni del territorio, un’altra i conti dell’Agenzia sanitaria nazionale che è quella che mena le danze. Lo stesso discorso vale per il Pronto soccorso, le cui attese e la cui funzionalità sono messe a dura prova dalle richieste di intervento, molte delle quali giudicate inutili e curabili negli ambulatori medici privati. Di qui la decisione di utilizzare il ticket come dissuasore anche per i codici verdi, con la possibilità di dirottarli negli studi medici associati.

Il che pone però problemi di medicina legale in quanto un codice verde potrebbe essere o trasformarsi in codice giallo o rosso per l’aggravamento del paziente e fuori dall’ospedale sarebbe problematico assisterlo. Lo stesso dicasi per il 118, il cui intervento è commisurato ai tempi di percorrenza o alla distanza tra la sede dell’ambulanza e quella dell’eventuale soccorso, nonché alla possibilità di portare in tempi ridotti il malato in un ospedale attrezzato per il tipo di assistenza richiesto. Tutti discorsi teorici, da grafici di computer che cozzano però contro la realtà e i tempi delle strade provinciali dell’Abruzzo interno. Senza girare troppo intorno al problema, come fa un funzionario venuto da Roma a decidere la rete del 118 se non conosce il territorio? I malati di Palena o di Gamberale, di Arsita o Castelvecchio Subequo in una Regione non commissariata dovrebbero avere gli stessi diritti all’assistenza di tutti gli altri cittadini.

Sebastiano Calella  05/05/2011 10.47