Sanità: all’Abruzzo 2,3 miliardi del Fondo sanitario nazionale

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La cifra del riparto tra le Regioni per le spese della sanità è ormai quella definitiva, anche se mancano ancora i pochi spiccioli della per la copertura della mobilità interregionale e del ticket sulla medicina specialistica.

L’Abruzzo ha ottenuto 2 miliardi e 344 milioni come quota del Fondo sanitario nazionale, il che corrisponde ad un contributo di 1.740 euro pro-capite per abruzzese. La quota spuntata al tavolo delle trattative Stato-Regioni è di 32 milioni in più rispetto al finanziamento dello scorso anno. Questi i dati pubblicati sull’inserto Sanità del Sole 24 ore, mentre tace il presidente-commissario che pure è stato sollecitato pe run commento. Troppo pochi i soldi ottenuti, e quindi un pò di insoddisfazione, o meglio non far sapere che i soldi ci sono in questo momento di stretta sulla sanità? In realtà motivi di discussione ci sarebbero e forse anche di insoddisfazione, visto che ci sono Regioni che sono riuscite a spuntare cifre più consistenti rispetto al 2010 (Lombardia + 353 milioni, Lazio + 219, Campania + 189). C’è però chi sta peggio dell’Abruzzo: Marche + 8,8 milioni, Molise +11,8, Umbria + 24,2. Allora forse è meglio considerare che la quota capitaria media in Italia è di 1.722 euro, con il massimo in Liguria (1.866) ed il minimo in Campania (1.671), quindi l’Abruzzo con 1.740 euro si piazza un pò sopra la media nazionale.

In realtà queste cifre sono migliorative rispetto alla proposta del Ministro della salute Fazio, ma sono anche del tutto interlocutorie rispetto alle richieste di modificare i criteri di attribuzione del fondo che è per quest’anno di 106,8 miliardi. Per il 2011, infatti, si è deciso di applicare un criterio di mediazione che tiene conto della popolazione residente, anziani in particolare, ma da quest’altro anno si cambia: il criterio preannunciato dal Ministro per il 2012 è che i fondi saranno divisi secondo la patologia prevalente. Quindi più soldi a chi si ammala di più, meno agli altri. Non è passato invece il criterio proposto dalle Regioni meridionali e cioè l’indice di deprivazione: in pratica si chiedevano più soldi per le Regioni più povere o più arretrate dal punto di vista sociale al fine di non far aumentare il divario tra Nord e Sud. Secondo il ministro questo non sarebbe un criterio scientifico, quindi non se ne fa niente.

Dalla divisione della “torta” si può però individuare il criterio di fondo che prevale in sanità a livello nazionale: il 5% della cifra complessiva è andato alla prevenzione, il 51% a medicina di base,  farmaceutica, specialistica e territoriale, il 44% agli ospedali. Il che la dice lunga sull’autonomia delle Regioni, pur con l’enfasi del Federalismo. Se l’Abruzzo volesse spendere di più per la prevenzione, il tetto del 5% lo impedirebbe.

Sebastiano Calella  04/05/2011 9.58