Farmaci generici e ticket, Regione in confusione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Grazie al presidente Chiodi c’è un risparmio del 75% sul ticket dei farmaci generici: si passa da 2 euro a 50 centesimi».

Lo sostiene l’Ufficio stampa del Pdl alla Regione, che così intende rispondere «al Pd ed agli altri contestatori».

Impossibile dire chi siano «gli altri contestatori». Il problema dei ticket sui farmaci generici è stato sollevato da PrimaDaNoi.it alcuni giorni fa ma di risposte nel merito non ne arrivano e si preferisce buttarla in “caciara” politica, come nei salotti Tv dove il tifoso può dire tutto ed il contrario di tutto senza necessità di essere preciso.

A proposito le dichiarazioni di Ricardo Chiavaroli (con una sola c, per la precisione) sono chiare:«il Pdl ha scelto la strada della concretezza», elogiando di fatto le mani in tasca ai cittadini, costretti a pagare differenze di prezzo e ticket.

E continua:«l’Abruzzo è la regione dove i cittadini pagano di meno e la colpa del prelievo non è nostra». Infatti il Pdl scrive che «il prezzo di rimborso dei farmaci generici in Italia – quello che ha fatto scattare il ticket - era superiore a quello medio europeo, per cui l’Agenzia italiana per il farmaco è stata costretta ad imporre l’allineamento in basso dei prezzi al consumo dei farmaci».

 Ma non è così per i prezzi: Federfarma precisa che «il prezzo era superiore alla media dei prezzi minimi». Il che cambia completamente a livello nazionale la necessità di abbassare d’autorità - e non con una trattativa con i produttori - il prezzo di rimborso per 4.188 farmaci generici. Una decisione che ha fatto scattare il pagamento della differenza tra il prezzo di rimborso ed il prezzo indicato sulla confezione e poi il ticket.

I prezzi europei sono ben noti ai produttori ed ai grossisti di farmaci, che preferiscono vendere all’estero piuttosto che in Italia, perché lì spuntano guadagni maggiori (ecco perché molte volte certe medicine sono introvabili…). Quella dei prezzi medi europei è comunque un’imprecisione veniale, che riguarda un aspetto della politica nazionale su cui è difficile intervenire localmente. Più strumentale è sostenere che l’Abruzzo, come scrive il Pdl, è la Regione dove «si paga meno», cioè i 50 centesimi in caso di differenza con il prezzo di rimborso.

Basta una rapida ricerca per scoprire invece che in Italia ci sono diverse regioni che hanno adottato la clausola di salvaguardia (per prime Toscana, Piemonte, nei prossimi giorni il Friuli Venezia Giulia, ma se ne è parlato anche in Emilia e Campania), il che consente addirittura di non pagare nulla. La Toscana inoltre ha stanziato anche 400 mila euro per coprire le differenze a carico del cittadino. Dice poi il Pdl: «la Regione è intervenuta prontamente». Tutto sta ad intendersi sul significato delle parole: la possibilità di costringere il cittadino a pagare anche sui farmaci generici era nota da tempo, ma la Regione è intervenuta solo dopo le polemiche e le proteste.

Però il Pdl non affronta il punto centrale del problema, cioè la necessità di difendere e incentivare il farmaco generico che costa meno. Applicare la quota fissa da 50 centesimi su tutti i farmaci non allineati – i più costosi e quelli meno - di fatto non è un incentivo a scegliere il farmaco che costa di meno. Se con la stessa differenza di prezzo si può acquistare una utilitaria o una fuoriserie, è evidente che la scelta va al modello più costoso. La soluzione? La diminuzione dei prezzi dei farmaci generici, cosa che sta avvenendo. Altrimenti va in fumo tutto il lavoro per abituare il consumatore a preferire le medicine che costano meno. Con buona pace della Regione Abruzzo che fa pagare direttamente ai cittadini i risparmi sulla spesa farmaceutica.

Sebastiano Calella 30/04/2011 10.05