Spesa farmaci e ticket: i problemi restano e la politica è assente

Alessandro Biancardi

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Spesa farmaci e ticket: i problemi restano e la politica è assente
ABRUZZO. La spesa farmaceutica non è fuori controllo. Lo dicono i dati ufficiali di Federfarma, l’associazione che riunisce i titolari di farmacia.

L’ufficio commissariale sostiene invece genericamente che «si spende troppo», ma non dice quanto e chi. E «troppo» non significa nulla in termini numerici. Intanto i dati Federfarma sui consumi delle medicine, rintracciabili su Internet e di pubblico dominio, sono abbastanza diversi e smentiscono il “troppo”.

Nel 2010 la spesa netta pro-capite è stata in Abruzzo di 199 euro, rispetto ad una media nazionale di 187, con punte di 220 in Calabria, 218 in Puglia, 216 nel Lazio, mentre si spendono 198 euro a testa in Liguria e 185 nelle Marche.

«In Abruzzo – dichiara Alfredo Orlandi, vice presidente nazionale di Federfarma e presidente Sunifar, l’associazione delle farmacie rurali - la spesa per le medicine acquistate in farmacia è addirittura sotto la percentuale virtuosa richiesta: 12,9 % invece del 13. Un traguardo raggiunto con l’impegno di tutti i farmacisti. Noi che siamo i più vicini ai cittadini ci auguriamo che le vicende del ticket e la sospensione della clausola di salvaguardia trovino una soluzione favorevole alle fasce deboli della popolazione ed agli anziani».

 La spesa per i farmaci in ospedale (quelli usati nei reparti di degenza), secondo gli ultimi dati resi noti dalle Asl, è invece attorno al 2,5 %, anche qui nella norma. Discorso a parte invece per i dati dei farmaci distribuiti “per conto” (sempre in ospedale) alla dimissione dei malati o per i pazienti oncologici, gli ematologici, per i malati di sclerosi a placche, per l’artrite reumatoide o per altre patologie come l’Aids. I flussi sono a conoscenza della Regione e delle singole Asl che effettuano il controllo di gestione, ma non sono stati resi noti. Si tratta comunque di medicine tutte molto costose e spesso somministrabili solo in ospedale. Ad esempio, per curare la sclerosi a placche si utilizzano 5 farmaci in particolare: 4 sono Pth, cioè farmaci normali della continuità ospedale-territorio e acquistabili in farmacia, il quinto farmaco viene definito “ospedaliero” dall’Aifa (agenzia italiana del farmaco) e quindi va “fatto” in ospedale, con un notevole aggravio di spesa farmaceutica ospedaliera. Se a queste medicine ad alto costo aggiungiamo anche i farmaci biologici è chiaro che la spesa farmaceutica decolla. Quindi giustificare il ticket sulle medicine, appellandosi allo sforamento per i farmaci ad alto costo distribuiti in ospedale, è un’operazione cinica tesa solo a fare cassa.

Altro che assistenza sanitaria: in Abruzzo ha preso il sopravvento un criterio economicistico molto pericoloso: potrebbe infatti negare le cure che costano troppo, come quelle oncologiche. Intanto di fatto si afferma che si può curare solo chi può pagare (come in America, con le polizze sanitarie). Addio servizio sanitario nazionale, quello che ci invidiano tutti, americani compresi, dove il malato è una persona da curare e non un cliente da spennare?

 IL PD DENUNCIA:«IN ABRUZZO È STATO SVENDUTO IL DIRITTO ALLA SALUTE»

La sanità abruzzese rischia di incamminarsi su questa china, nel silenzio assordante di tutte quelle componenti sociali che pure qualcosa potrebbero dire: sindacati, associazioni dei consumatori, Tribunale del malato, consiglieri regionali, mondo del volontariato. Dopo il dibattito sui ticket “sollevato dalla stampa locale” (più correttamente: da PrimaDaNoi.it), solo i consiglieri regionali di opposizione Claudio Ruffini e Giovanni D’Amico (Pd) hanno denunciato in una nota che in «Abruzzo è stato svenduto il diritto alla salute» perché la strategia di Chiodi è di quadrare i conti facendo «pagare direttamente gli assistiti, cioè i malati». E il consigliere Marinella Sclocco (sempre Pd) si è mossa per ottenere una delibera regionale sul ticket più favorevole ai cittadini. Silenzio assoluto invece da parte della maggioranza Pdl che evidentemente non ritiene importanti questi problemi.

«E’ capitato per le rette nelle Rsa, per l’assistenza domiciliare, per i contributi ai malati oncologici, succederà per la riabilitazione – sostengono i due consiglieri Pd – e così gli abruzzesi sono beffati due volte: non solo devono pagare l’Irap e l’Irpef più alti d’Italia, e se si ammalano devono anche pagarsi una buona parte delle loro cure». Ma la critica è soprattutto alla mancanza di comunicazione e di trasparenza: «noi consiglieri regionali siamo tagliati fuori da qualsiasi informazione per far sì che i cittadini subiscano queste vessazioni economiche senza che nessuno si opponga». Ed allora il problema che si pone è un altro: l’assenza totale della politica regionale nelle scelte sanitarie per l’Abruzzo.

 POLITICA ASSENTE, IL SUB COMMISSARIO BARALDI FA L’ASSESSORE-OMBRA

Le critiche sul Programma operativo, sulle chiusure dei piccoli ospedali o sui ticket sono rivolte forse ingiustamente al sub commissario Giovanna Baraldi, che è l’ispiratrice di questi provvedimenti. Infatti in realtà le sue sono solo proposte tecniche che dovrebbero diventare scelte politiche attraverso un assessore alla sanità, che non c’è.

E nel vuoto assoluto della politica regionale, esautorata per decisione governativa, alla Baraldi viene addossato un ruolo che non le spetta: è una specie di assessore ombra che però non risponde a nessuno, nemmeno all’elettorato. Di qui una certa improvvisazione nelle sue scelte solitarie, i ritardi incomprensibili per mancanza di personale (quello dell’assessorato non viene ritenuto affidabile), le stranezze che non ti aspetti e solo ultimamente una debole apertura al confronto.

L’ultima notizia è che proprio oggi ci sarà l’incontro con i medici di famiglia ai quali è stato affidato il compito di certificare l’esenzione per reddito dei loro pazienti. Ai medici sono stati forniti elenchi non aggiornati, presi di peso dal portale Sogei, quello del tesserino sanitario. Molti pazienti non ci sono, altri hanno redditi diversi.

Anche gli elenchi Inps non sono chiari. Inoltre la Guardia medica e gli specialisti non hanno questi elenchi da controllare e quando ricettano rischiano un illecito. Così come il medico che segna un’esenzione che non è dovuta, con tutto quel che può seguire.

Basti ricordare le inchieste della Guardia di Finanza che perseguì tutti quelli che autocertificarono con una firma sulla ricetta un reddito inferiore che dava diritto all’esenzione ticket. Questi non sono atti del sub commissario: forse spetterebbero all’assessore alla sanità che non c’è e che oggi sarebbe Chiodi. Chissà se il presidente ricorda che Giovanni Pace nel 2005 perse le elezioni, dopo aver deciso che si pagava il ticket con l’esibizione in farmacia del 740 e del 730?

 Sebastiano Calella  28/04/2011 9.58