Come sarà la Sanità abruzzese: ecco i primari che restano

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La sanità abruzzese avrà 286 primari e 10 Dipartimenti strutturali per ciascuna Asl.

Sembra essere questa l’ultima proposta (ne sono girate diverse edizioni) del sub commissario Giovanna Baraldi, dopo le precedenti riduzioni dagli iniziali 550 primari che però non erano state ritenute sufficienti dal Tavolo di monitoraggio nazionale.

Da questo Piano –che PrimaDaNoi.it è riuscito a vedere in anteprima- emerge quella che sarà la sanità abruzzese dei prossimi anni: tipo di ospedale, qualità dell’assistenza, centri di eccellenza.

E nessuna speranza per la sopravvivenza dei piccoli ospedali, nell’ottica efficientistica del numero e della qualità delle prestazioni.

Insomma un modello che relega al territorio la funzione socio-assistenziale della sanità, affidandola ai medici di base o ai servizi, peraltro insufficienti ad assicurare – così come sono oggi – una risposta adeguata di primo intervento.

Questi i numeri del Piano, divisi per Provincia: 63 Unità operative complesse (con relativo primario) a Pescara, 64 a Teramo, 81 a Chieti e 78 all’Aquila.

Ma il crono programma delle Uu.oo.cc. prevede anche una rimodulazione pari al 25% entro il prossimo 30 settembre e successive rimodulazioni sempre del 25% al 31 marzo e al 30 settembre 2012 ed infine la messa a regime entro il primo gennaio 2013.

I 10 Dipartimenti strutturali aziendali sono: Medico, Chirurgico, Tecnologie pesanti, Materno-Infantile, Emergenza-urgenza, Salute metale, Prevenzione, Servizi e 2 Dipartimenti amministrativi. A Teramo e Chieti c’è un dipartimento in più per la presenza del Dipartimento Cardio-Toraco-vascolare.

Il criterio utilizzato per la sforbiciata che ha dimezzato il numero dei primari presenti in Abruzzo è stato quello di considerare necessaria una Unità operativa complessa – e quindi un primario – solo in presenza di un bacino di utenza sufficientemente ampio e di un alto numero di ricoveri appropriati.

Per le unità chirurgiche è stato invece considerato il tasso di operatività. Alla fine il risultato inevitabile è stata la concentrazione delle specialità ad elevata specificità e quelle di chirurgia specialistica negli ospedali dei capoluoghi, mentre sul territorio sono rimaste la Medicina generale, la Chirurgia generale, l’Ortopedia e la Traumatologia.

Discorso a parte per l’Ostetricia e la Ginecologia che sopravviveranno solo dove c’è un numero di parti sufficiente (attorno ai mille/anno).

Nel Piano presentato dalla Baraldi c’è anche la presenza di doppi primari nel caso delle Università di Chieti e L’Aquila, per l’esistenza di una convenzione che però entro 6 mesi dovrà portare ad un protocollo di intesa che ridurrà queste anomalie.

In pratica questo disegno organizzativo di tutta la sanità abruzzese segue come filo conduttore la delibera 45 dell’Ufficio commissariale (quella che divideva gli ospedali in Hub e Spoke, cioè quelli più importanti e quelli secondari) e tende nelle intenzioni di chi lo ha proposto a migliorare la qualità dell’assistenza, assicurando i Lea e l’equilibrio dei costi.

Le Unità operative complesse presenti in tutte Asl almeno con un primario sono (dove sono due è indicato a fianco):

Anatomia patologica, Centro Trasfusionale, Chirurgia vascolare (2 a Pescara), Direzione sanitaria, Farmacia ospedaliera, Gastroenterologia, Geriatria (2 a Chieti), Laboratorio analisi (2 a Ch e Pe), Malattie endocrine e Diabetologia, Malattie infettive (2 all’Aquila), Medicina nucleare, Nefrologia ed Emodialisi, Neurochirurgia, Oculistica (2 Aq, 2 Ch), Oncologia (2 Aq, 2 Ch), Sanità animale, Igiene allevamenti, Igiene degli alimenti di origine animale, Tutela della salute nei luoghi di lavoro, Urologia (2 Aq, 2 Ch), Epidemiologia e sanità pubblica, Igiene degli alimenti, Sert, Medicina legale, Professioni sanitarie.

Le Unità operative complesse presenti solo in alcune Asl (vedi a lato) sono:

Cardiochirurgia (Ch e Te), Terapia intensiva cardiochirurgia (Ch e Te), Centro trapianti emopoietico (Pescara), Chirurgia maxillo facciale (L’Aquila), Chirurgia pediatrica (Pescara), Chirurgia toracica (Pe e Te), Ematologia clinica (Pescara), Immunologia ed allergologia (Teramo), Genetica umana (Pe e Ch), Microbiologia e Virologia clinica (Pescara), Chirurgia dei trapianti (L’Aquila), Neurochirurgia (no Chieti, si Aq, Pe, Te), Neurologia (no Pe, 2 Aq, 2 Ch, 1 Te), Neuropsichiatria infantile (Aq e Pe), Odontoiatria (Chieti), Pneumologia (no Pe, si Aq, Ch, Te), Reumatologia (solo Aq).

Le Unità operative complesse presenti nelle singole Asl con un numero maggiore di uno sono:

Anestesia e rianimazione (3 Aq e Ch, 2 Pe e Te), Cardiologia (3 Aq, Pe e Te, 4 a Ch), Chirurgia generale (4 Aq e Te, 5 Ch, 2 Pe), Medicina fisica e riabilitazione (2 ogni Asl), Medicina generale (4 Aq e Te, 6 Ch, 3 Pe), Ortopedia e traumatologia (3 Aq, Ch, Te e 2 a Pe), Ostetricia e ginecologia (3 Aq, Ch e Te, 1 Pe), Otorinolaringoiatria (2 Aq, Ch, Pe e 1 Te), Pediatria e neonatologia (2 Aq, Ch, Te e 1 Pe), Medicina e chirurgia di accettazione e di urgenza con 118 (2 Aq, Pe, Te, 3 a Ch), Radiologia ( 3 Aq e Ch, 2 Pe e Te), Spdc e/o Csm (2 Aq, Pe, Te e 3 a Ch), Dsb (2 Aq e Te, 3 Ch e Pe).

Tutte le Asl sono tenute a presentare il proprio crono programma di rimodulazione delle Unità operative entro due mesi da questo Piano per verificarne la rispondenza e la coerenza con il Programma operativo. Successivamente sarà il Tavolo di monitoraggio nazionale a dare il suo ok definitivo.

Sebastiano Calella  21/04/2011 18.17