Authority appalti: «irregolarità anche per quelli della Asl di Sulmona e Pescara»

Alessandro Biancardi

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ROMA. Si è conclusa l'indagine dell'Authority per la vigilanza sui contratti pubblici riguardante gli affidamenti di servizi socio-sanitari ed educativi da parte delle Aziende sanitarie locali.

Sono state vagliate 42 Asl e su queste 35 non hanno superato il controllo dell'Autorità che ha riscontrato «irregolarita negli affidamenti».

Esaminati in totale 291 contratti per un importo complessivo di 311.455.845,76 euro.

Tra le Asl “bocciate” ci sono anche quelle abruzzesi di Sulmona e Pescara. In un primo momento era finita nella black list anche la Asl di Teramo che poi pare abbia fornito chiarimenti e dunque abia dimostrato la regolarità delle procedure.

In particolare l'Avcp rileva che «non è consentita la sottoscrizione di una convenzione di anno in anno con la medesima cooperativa per lo stesso servizio, pratica che elude i principi di rotazione ed economicità».

«L'indagine», spiega una nota dell'Authority, «ha preso origine da un comunicato del presidente Giuseppe Brienza, con il quale a luglio 2010 l'Autorità invitava tutte le stazioni appaltanti che procedono ad affidamenti di servizi ad effettuare all'Osservatorio dei contratti pubblici le corrispondenti comunicazioni, ricordando che, in base alla normativa sulle cooperative sociali (art. 5 L. n. 381/91) non si possono stipulare convenzioni per la fornitura di servizi socio-sanitari ed educativi. L'Osservatorio ha poi chiesto a tutte le Asl di fornire l'elenco di tutti gli affidamenti disposti».

Dai primi dati raccolti era emerso che molti affidamenti non rientravano nei limiti di importo e di oggetto per cui sono stati avviati procedimenti istruttori sulle seguenti Asl: Avellino, Teramo, Sulmona, Verona 20, Latina, Umbria 3, Veneto 7, Forli', Monza e Brianza, Catania 3, Veneto 13, Vicenza 6, Cesena, Siena 7, Vercelli, Medio Friuli, Rimini, Reggio Emilia, Veneto 10, La Spezia, Prato, Alta Padovana, Livorno, Brindisi, Roma C, Lecco, Roma D, Belluno, Treviso, Napoli 1, Empoli, Pescara, Napoli 2, Torino Chivasso, Sassari, Verona, Roma F, Bat (Barletta-Andria-Trani), Massa Carrara, Caserta, Padova, Asur Marche.

Va precisato che in alcuni casi i chiarimenti delle stazioni appaltanti hanno consentito di escludere irregolarità.

Si tratta di procedimenti aperti nei riguardi delle Asl di Teramo, Cesena, La Spezia, Prato, Napoli 1 e Napoli 2 e Sassari, relativi a 36 contratti (12% del numero totale) per un importo complessivo di 95.871.133,25 euro (30,8% dell'importo totale).

A seguito delle numerose tipologie di irregolarita' riscontrate, l'Avcp (l’Authority) ha emanato un atto (Deliberazione n. 34/2011) per richiamare le Asl al rispetto della normativa nazionale e comunitaria.

Le stazioni appaltanti, inoltre, possono acquisire servizi diversi da quelli socio-sanitari il cui importo sia contenuto entro la soglia di rilevanza comunitaria. Per quanto riguarda l'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, questo non puo' essere considerato un servizio, ne' l'oggetto di una convenzione.

I servizi al pubblico, come la gestione di un bar o di un parcheggio, non possono essere oggetto di convenzioni. Secondo l'Avcp le disciplina regionale che ha consentito a Lazio, Puglia e Veneto (10 Asl coinvolte solo in Veneto) di adottare il convenzionamento diretto oltre i limiti della legislazione nazionale non è da ritenersi legittima. Laddove la scelta del contraente è avvenuta con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, in alcuni casi si sono riscontrate irregolarità con riferimento all'attribuzione di punteggi rilevanti all'esperienza pregressa nonchè alla mancata predeterminazione dei pesi e sotto-pesi.

Infine, il ricorso alla proroga ed al rinnovo costituisce «una violazione dei principi della libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione e trasparenza».

20/04/2011 12.16